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Il confine sottile tra informazione e pubblicità

14 giugno 2007

L'idea di partenza non è male: informare i cittadini in modo che possano usare i farmaci più consapevolmente, garantendo nello stesso tempo un risparmio economico ai servizi sanitari nazionali.

L'idea di partenza non è male: informare i cittadini in modo che possano usare i farmaci più consapevolmente, garantendo nello stesso tempo un risparmio economico ai servizi sanitari nazionali. Il modo con cui si vuole metterla in pratica è invece più discutibile e soprattutto tende ad abbattere il paletto posto, dopo molte discussioni, nelle direttive europee sui farmaci, dove si proibisce chiaramente la pubblicità diretta ai consumatori dei medicinali che si possono ottenere solo dietro ricetta medica.

L'idea è patrocinata dall'European High Level Pharmaceuticals Forum, un meccanismo di consultazione creato dalla Commissione europea con l'obiettivo di ridare competitività all'industria del farmaco del Vecchio Continente, favorendo lo scambio di esperienze tra il settore produttivo, quello dei cittadini-pazienti e quello dei funzionari amministrativi dei servizi sanitari. Sono tre gli argomenti trattati dal Forum: prezzi e rimborsi dei farmaci, loro efficacia e informazione ai pazienti.

È proprio sull'ultimo punto che nascono i problemi. Le industrie spingono per una interpretazione dell'informazione ai cittadini che in realtà sfiora e supera il confine tra informare e fare promozione. Infatti, secondo il loro parere (molto discutibile a nostro avviso), l'informazione deve essere giudicata per la sua qualità intrinseca e non per la fonte da cui proviene. Visto che i produttori hanno una grande massa di dati (ricavati dalle fasi di sviluppo dei medicinali), si "offrirebbero" di metterli a disposizione dei cittadini. Questo però comporta un conflitto di interessi evidente: le aziende hanno una grande capacità di influenzare l'opinione pubblica e i consumatori grazie alle risorse di cui dispongono e non sono tanto interessate a informare, quanto ad allargare il loro mercato e aumentare la loro produttività.

Dunque il Beuc (l'organizzazione delle associazioni europee dei consumatori di cui Altroconsumo fa parte) ritiene che non si debbano confondere i ruoli: le aziende si limitino a produrre i farmaci, lasciando ad altri organismi la responsabilità di informare. Organismi che devono essere realmente indipendenti (come ad esempio le agenzie nazionali che si occupano di farmaci o le agenzie di consumatori) e non essere influenzati da interessi economici. Molti segnali ci inducono a credere infatti che i lavori del Forum siano fortemente influenzati dagli interessi dell'industria farmaceutica, che già nel 2002 e nel 2003, in occasione della revisione delle direttive comunitarie sui farmaci per uso umano e veterinario aveva tentato, fallendo, di allentare il controllo imposto dall'Ue sulla pubblicità diretta ai consumatori.

Se le aziende hanno davvero a cuore l'informazione ai cittadini, hanno a disposizione ben altri strumenti, che sono il rendere noti i dati clinici ricavati dalle sperimentazioni sui farmaci (anche quelli poco favorevoli al medicinale testato e per questo spesso non resi noti) e promuovere la farmacovigilanza.

Inoltre non ci convince l'idea che la carenza informativa possa essere risolta a livello centrale europeo. Al contrario deve essere risolta paese per paese, tenendo conto delle specificità nazionali: inoltre una buona informazione deve essere tarata anche su chi la riceve, sui suoi bisogni e sulla sua conoscenza dell'argomento.

Tutte queste pecche di fondo sul modo di trattare pubblicità e informazione emergono in modo specifico in un pacchetto informativo sul diabete prodotto nell'ambito del Forum. I problemi principali sono i seguenti.

  • Non è chiaro quale sia la differenza tra l'attività di informazione diretta ai pazienti e quella pubblicitaria.
  • Non è affatto trasparente in quanto non ci sono i nomi dei firmatari.
  • Non rispetta i principi della medicina basata sulle cosidette prove di evidenza, perché le referenze bibliografiche sono incomplete.
  • Non è aggiornato (l'ultimo lavoro citato risale al 2000).
  • Non si capisce a chi è indirizzato. Se sono i malati di diabete è troppo generico, se invece sono i cittadini sani è troppo tecnico.
  • Non aggiunge informazioni rispetto a quelle che si possono trovare nei siti più autorevoli del web, come quello dell'Organizzazione mondiale della sanità o della International federation on diabetes.
  • È scritto in un linguaggio poco semplice e soprattutto il suo taglio è poco pratico.



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