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Il disservizio postale

1 marzo 2008
Il disservizio postale

La ristrutturazione del servizio di recapito, voluta da Poste Italiane, almeno in questa fase di sperimentazione ha reso il servizio postale ancora più intermittente e comunque non risolve vecchi problemi cronici.
Oltre ad averci costretto a pagare la posta "prioritaria" (di nome, in realtà solo più cara rispetto al francobollo della vecchia posta ordinaria), le Poste continuano a non rispettare la puntualità. Dunque noi cittadini paghiamo di più per inviare lettere, cartoline e auguri, ma continuiamo a subire comunque un disservizio: il ritardo fisiologico delle nostre poste.

Provincia snobbata dal servizio postale
Un cittadino di un'area extraurbana, che non ha potuto ritirare di persona un pacco o una raccomandata, deve andare a prenderli nell'ufficio postale vicino a casa, che non è detto sia sempre aperto: alcuni uffici piccoli sono attivi solo alcuni giorni alla settimana. Ma potrebbe capitare di peggio in alcune aree sventurate, dove il cittadino è tenuto ad andare di persona in uno dei centri di raccolta della corrispondenza, spesso è difficile da raggiungere e lontano. Anche nelle grandi città chi non ha la portineria deve ritirare le raccomandate nei depositi di competenza, spesso fuori mano. In alcuni condomini, pur di evitare il disagio (che vuol dire tempo e denaro persi), ci si appoggia al servizio di portineria di qualche civico vicino: pagando il portinaio, s'intende.

Cassette a scomparsa
Nel ridimensionamento del servizio postale rientra la politica di taglio delle buche delle lettere: meno punti di raccolta della corrispondenza, meno giri cittadini per i 43 mila portalettere. In pratica saremo costretti a percorrere chilometri per fare un invio, perché le cassette saranno sempre più rare e più difficili da trovare. È solo la punta dell'iceberg, ma è il sintomo di quanto il servizio postale si stia allontanando dai bisogni dei cittadini. Del resto gli uffici postali stanno diventando sempre più simili a sedi bancarie e finanziarie.

Cittadini mai più cenerentole
L'inefficienza delle Poste a volte si traduce in danni consistenti: lavori e denaro persi. Ai soci spesso consigliamo di servirsi della procedura di conciliazione piuttosto che intentare una causa dall'esito incerto, soprattutto se il danno è contenuto. Grazie all'accordo che Altroconsumo, insieme ad altre associazioni, ha sottoscritto con Poste Italiane è possibile chiedere un rimborso fino a 500 euro per i disservizi legati a raccomandate, telegrammi, assicurate e posta celere, ma anche per le controversie legate a Bancoposta.



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