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La concorrenza fa bene a tutti

6 settembre 2006

Leggi che potrebbero, se applicate con coerenza, aprire spazi di concorrenza laddove non c’era, rendere più efficiente e trasparente il mercato, eliminare alcuni dei privilegi, vincoli e corporativismi, che per decenni hanno danneggiato i cittadini e frenato lo sviluppo del Paese

Editoriale  

Una svolta storica che aspettavamo, anzi per cui ci battevamo, da anni.

Leggi che potrebbero, se applicate con coerenza, aprire spazi di concorrenza laddove non c’era, rendere più efficiente e trasparente il mercato, eliminare alcuni dei privilegi, vincoli e corporativismi, che per decenni hanno danneggiato i cittadini e frenato lo sviluppo del Paese. Parliamo del pacchetto “cittadino consumatore” sulla liberalizzazione dei servizi e delle professioni, lanciato come un fulmine a ciel sereno all’inizio di luglio e divenuto legge. Avevamo chiesto che il cittadino fosse posto al centro delle scelte della politica economica del Governo: e in effetti sono state affrontate alcune delle priorità da noi indicate da tempo e ribadite alla vigilia delle scorse elezioni, l’aprile scorso, con un documento che avevamo inviato a tutte le forze politiche.

Cambiare conto corrente senza pagare un insensato costo di uscita; trovare un taxi quando serve e, magari, pagarlo meno; vendere un’auto senza essere costretti a passare da un notaio; decidere con il proprio assicuratore la polizza più adatta, scegliendo tra le offerte di compagnie diverse; farsi risarcire direttamente dalla propria compagnia assicurativa il danno in caso di incidente; trattare il compenso dell’avvocato; acquistare un farmaco da banco in un supermercato come avviene in quasi tutti i Paesi del mondo, aprire più facilmente un’attività...

Insomma, se le parole diventeranno fatti potremo godere in un futuro prossimo di alcuni dei  vantaggi che un mercato più concorrenziale già garantisce altrove: più libertà, più scelta, prezzi più bassi, più opportunità di lavoro. 

Le reazioni, proteste di piazza e scioperi, delle categorie interessate hanno visto avvocati e tassisti, farmacisti e panificatori accomunati dalla difesa di quelli che, con ogni evidenza, sono soprattutto interessi personali e privilegi corporativi, spesso già segnalati e talvolta sanzionati anche dall’Autorità garante per la concorrenza e il mercato.

Le recenti liberalizzazioni, se realizzate, porteranno vantaggi e maggiore tutela ai cittadini senza costi né per loro né per lo Stato. E inizieranno a sgretolare molti ingiusti privilegi e inutili vincoli alla competitività, a tutto vantaggio dell’interesse collettivo.

È un primo passo coraggioso, di rottura con il passato e importante anche per la sua valenza simbolica, ma al quale devono seguirne altri nella stessa direzione, con l’avvio di liberalizzazioni in altri settori di particolare importanza.

Come l’energia: a più riprese e anche recentemente l’Autorità garante per l’energia elettrica e il gas ha affermato che il mercato italiano non è ancora concorrenziale, situazione che contribuisce a mantenere elevate le tariffe. La liberalizzazione del settore non può e non deve rimanere solo sulla carta, con il monopolio di fatto di Enel ed Eni. Per non parlare delle telecomunicazioni, dei trasporti e di tutto ciò che ancora resta da fare nel settore bancario, dove le soppresse spese di chiusura del conto sono solo uno dei mille problemi (e costi e disagi) che si devono affrontare se si vuole lasciare la propria banca.

Immaginiamo che siano d’accordo anche i tassisti, che certo hanno un conto corrente; o gli avvocati, spesso alla ricerca di un taxi; o i farmacisti, che come tutti pagano le bollette della luce e del telefono; o i notai che, anche loro, ogni tanto, hanno bisogno di un’aspirina.



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