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Noi, l'Europa e i treni

6 novembre 2006

Difficile a credersi, ma chi viaggia in treno in Italia ha ancora meno diritti di chi prende l’aereo. Infatti il nuovo regolamento sull’overbooking, ritardi o cancellazione dei voli dovrebbe tutelare maggiormente i passeggeri dei cieli e imporre nuove sanzioni alle compagnie che sgarrano o sono inadempienti.

Difficile a credersi, ma chi viaggia in treno in Italia ha ancora meno diritti di chi prende l’aereo. Infatti il nuovo regolamento sull’overbooking, ritardi o cancellazione dei voli dovrebbe tutelare maggiormente i passeggeri dei cieli e imporre nuove sanzioni alle compagnie che sgarrano o sono inadempienti. Resta ancora aperta, invece, la penosa ferita del trasporto ferroviario, potenziale risorsa nazionale almeno per ora per nulla valorizzata.
Un primo spiraglio di luce potrebbe essere l’introduzione del regolamento europeo sui diritti dei passeggeri dei treni, che se approvato troverebbe immediata applicazione. L’attuale proposta, ancora in discussione, dovrà dettare le norme di assistenza ai viaggiatori in caso di danni, prevedere indennizzi, migliorare la qualità del servizio e garantire, era proprio ora di pensarci, maggiore sicurezza: tutele minime, ad oggi molto carenti nel nostro Paese. Il provvedimento, almeno stando alle promesse, dovrebbe rappresentare una svolta storica per chi viaggia in treno, in particolare per chi delle carrozze di Trenitalia fa un uso pressoché quotidiano: i pendolari, i fidelizzati forzati, che paradossalmente pagano il prezzo più alto per un servizio che non c’è. Il soffio di rinnovamento che arriva dall’Europa potrebbe almeno in parte migliorare le cose, sperando che le novità in arrivo dall’Ue non rimangano belle parole. Gli obiettivi del regolamento ci paiono infatti molto ambiziosi rispetto agli standard del settore ferroviario, cui ci hanno abituati finora. Solo un esempio: uno dei punti di forza del provvedimento è proprio l’aspetto più debole dei treni italiani, la puntualità. Il personale di Trenitalia dal 2007 dovrebbe avere l’obbligo di assistere i passeggeri in caso di ritardo, di informarli entro 10 minuti sul nuovo orario previsto per l’arrivo, di fornire i pasti durante l’attesa, nonché di garantire il trasferimento dei passeggeri per un’eventuale sistemazione in albergo: per noi italiani, l’America. Guardiamoci in faccia: questo è il Paese in cui l’azienda di trasporto ferroviario, monopolista del settore, può permettersi di fare una “spiritosa” campagna pubblicitaria che fa leva sulla principale debolezza del servizio, la cronica mancanza di puntualità. Il treno nello spot televisivo non arriva mai al binario. Ma c’è poco da divertirsi, perché anche nella realtà è spesso così: nell’ultima inchiesta di Altroconsumo sulle ferrovie, l’84% dei treni a lunga percorrenza è giunto a destinazione in ritardo. Fa ancora ridere? Ci si deve interrogare, piuttosto, se si può continuare ad andare avanti così, aggrappati all’autoironia e alla rassegnazione. Faremo sentire la nostra voce presso il Parlamento Europeo, perché il regolamento ricada al meglio su noi utenti e non sia indebolito nei vari passaggi istituzionali. Anche perché per Altroconsumo questo è stato l’anno dedicato alla campagna sulla mobilità, di cui proprio il trasporto ferroviario costituisce un tassello fondamentale. È ora insomma che il futuro ci riservi qualcosa di meglio, a partire dal livello di comfort e pulizia dei nostri treni, tristemente segnalato per i periodici "scandali-zecca”. Uno stato delle cose che il permanere dell’attuale monopolio, purtroppo, potrebbe ancora permettere.



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