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Pubblicità fuori regola

1 gennaio 2006
Pubblicità fuori regola

Spesso denunciamo, nei molti settori di cui ci occupiamo, la mancanza di controlli. E ogni volta, insieme, ribadiamo che comunque a nulla servono se poi, nel caso di infrazioni, non si traducono in sanzioni certe e severe per chi non rispetta le regole.

L'Editoriale

Spesso denunciamo, nei molti settori di cui ci occupiamo, la mancanza di controlli. E ogni volta, insieme, ribadiamo che comunque a nulla servono se poi, nel caso di infrazioni, non si traducono in sanzioni certe e severe per chi non rispetta le regole. All’inizio del dicembre scorso, il Tar del Lazio ha annullato le multe - rispettivamente di 20 e 40 milioni di euro, pari al 2% del fatturato del 2003 - inflitte dall’Autorità garante per la concorrenza e il mercato a Rai e Mediaset per abuso di potere dominante sul mercato pubblicitario.
La lunga istruttoria dell’Autorità ha accertato lo sforamento del limite del 30% delle risorse del sistema tv (annullato ora dalla legge Gasparri) nel triennio 1998-2000. Non è nota nel momento in cui scriviamo la motivazione dell’annullamento. Certo è che il Tar, per sua natura, non può mettere in discussione il merito delle questioni, ma si occupa di problemi di forma. Impossibile, d’altra parte, negare l’esistenza del duopolio e l’assenza di concorrenza nel mercato pubblicitario. Sta di fatto che i limiti stabiliti dalla legge hanno la funzione di garantire l’equilibrio nel mercato pubblicitario tra tv e stampa, mentre la televisione continua ad accaparrarsi tutte le risorse pubblicitarie sottraendole ad altri mezzi di informazione e limitando così fortemente la pluralità dell’informazione.

Noi, che di pubblicità non ne abbiamo e mai ne avremo, siamo un’eccezione nel panorama della carta stampata e non siamo toccati dal problema; tuttavia, da una parte, ci battiamo per la libera concorrenza e per i vantaggi che può portare a tutti, dall’altra, riteniamo che gli utenti abbiamo il diritto di non essere bombardati dagli spot, mentre assistono a un programma televisivo. Quasi un anno fa, a seguito di una nostra inchiesta sugli affollamenti pubblicitari (AC n. 179, febbraio 2005), abbiamo segnalato all’Autorità garante per le comunicazioni il sistematico sforamento dei tetti. Ci risulta che sia stata aperta un’istruttoria, ma non abbiamo mai ricevuto notizie sugli esiti. E nessun miglioramento si profi la. Anzi. È entrato in vigore lo scorso ottobre il nuovo regolamento, emesso proprio dall’Autorità per le comunicazioni, sulle interruzioni pubblicitarie all’interno delle partite di calcio, i cosiddetti minispot: possono arrivare fi no a sei per evento sportivo.

Non ci sembra che questo provvedimento rispetti le direttive europee sulla pubblicità televisiva e abbiamo fatto ricorso al Tar: i minispot inseriti nel corso della trasmissione sono un’ennesima lesione del diritto dei telespettatori a non ricevere messaggi pubblicitari oltre i limiti di affollamento stabiliti dalla legge. Che continuano a non essere rispettati. Con l’aiuto dell’Osservatorio di Pavia, abbiamo ripreso a monitorare, una volta al mese, il rispetto dei tetti pubblicitari da parte delle principali reti pubbliche e private.

I risultati, di cui vi diamo notizia regolarmente nel nostro “Termometro degli spot”, mostrano quanto le regole siano violate, in particolare dalle reti private, con un martellamento pubblicitario che arriva a un quarto della programmazione.

Continueremo a segnalare all’Autorità il mancato rispetto dei tetti pubblicitari. Inoltre, poiché la nostra attenzione è rivolta in particolare ai bambini, ribadiamo al Governo le nostre richieste per tutelarli: divieto di fare pubblicità di ogni tipo nelle fasce orarie destinate ai bambini e comunque durante la trasmissione di cartoni animati; divieto, nelle altre fasce, di trasmettere messaggi espressamente rivolti ai minori.



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