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Uscire dal tunnel

1 marzo 2005
Uscire dal tunnel

Difficile raccontare in poche righe l’odissea quotidiana di oltre un milione di pendolari. E non lo faremo.

La cronaca degli ultimi mesi, dopo la tragedia di inizio anno e i ripetuti guasti, e ritardi, e lunghe attese nelle gelide mattine d’inverno, è piena di storie di persone costrette a subire una lunga serie di disservizi. Il rischio per chi le storie le legge soltanto è di assuefarsi, di rassegnarsi al fatto che in Italia spostarsi in treno è difficile. Ma i disagi, già seccanti quando sono accidentali, se sono giornalieri e con gravi ripercussioni sulla qualità della vita e per le ore perse di scuola o di lavoro, diventano intollerabili. Tanto più se le croniche carenze strutturali e organizzative, i tagli di personale o di fondi, non lasciano sperare in soluzioni a breve termine.

Il fatto nuovo, oggi, non è che ci sia un locomotore in panne, uno scambio ghiacciato, un ritardo esagerato, un treno che si ferma e nessuno sa perché - eventi che non hanno mai smesso di verificarsi da anni - ma che i viaggiatori si ribellino. Non sindachiamo sul fatto che sia giusto o sbagliato, quando si è esasperati, occupare i binari o fare lo sciopero del biglietto. Registriamo che si comincia a dire basta. E che, a ogni costo, si voglia attirare l’attenzione su un servizio essenziale che da noi non ha mai funzionato. Noi stessi, a partire dall’inchiesta pubblicata nel 1999, teniamo viva una campagna di sensibilizzazione sui problemi del trasporto locale, monitorando la situazione sul nostro sito www.ultimotreno.com.

Affollamento, ritardi, carrozze sporche, freddissime o roventi e mancanza di informazione sono i problemi più denunciati, invariabilmente, da anni. Per citare l’ultimo dato complessivo, l’87% dei pendolari che ci hanno contattati è insoddisfatto per un motivo o per l’altro. Non è accettabile per un servizio pubblico. Come è inaccettabile dover continuare ad assistere allo scaricabarile tra responsabili istituzionali, le Regioni, e i dirigenti di Trenitalia o Rti, le imprese che si occupano rispettivamente del servizio e delle strutture. Il treno dovrebbe essere il perno di un sistema di trasporto pubblico nazionale efficiente, sicuro ed ecologico; una preziosa risorsa per decongestionare il traffico automobilistico, afflitto da problemi altrettanto gravi e rispetto al quale deve diventare competitivo. Il buon funzionamento del servizio ferroviario locale deve essere una priorità per le Regioni, che nella legge di Bilancio devono prevedere risorse adeguate per la sicurezza (di passeggeri e ferrovieri), per la manutenzione delle infrastrutture e il raddoppio delle linee e l’ammodermanento di carrozze e per quant’altro va fatto.

 In caso di disservizi, vanno anche inasprite le penali a carico dei responsabili delle imprese, nonché aumentati ed estesi a tutte le regioni i bonus per risarcire i pendolari: la prospettiva di sborsare qualche milione di euro può rappresentare un buon incentivo a fare meglio. Infine, occorre trattare con più rispetto i viaggiatori, pendolari in primis, visto che il loro contributo economico al servizio ferroviario è notevole e non trova corrispondenza nel livello di servizio offerto. Come? Almeno riconoscendo i loro diritti, come già è avvenuto in parte per il trasporto aereo: rispetto degli orari, tempi di percorrenza, frequenza dei passaggi, qualità del servizio promessa e indennità in caso di disservizi devono essere parte integrante del contratto tra passeggero e ferrovie. Stiamo aspettando, in piedi e al freddo: non saranno tollerati ritardi.



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