Come testiamo

Come testiamo le caraffe filtranti

12 giugno 2019
caraffe filtranti

12 giugno 2019

Abbiamo messo alla prova in laboratorio le caraffe filtranti, ma simulando l’uso che se ne fa in casa: riempita e svuotata due volte al giorno, conservata piena d’acqua in frigorifero.

Abbiamo testato il laboratorio le caraffe filtranti, simulando però l’uso che se ne fa in casa: riempite e svuotate due volte al giorno, conservate piena d’acqua in frigorifero.

le caraffe filtranti migliori del test

Per valutare la capacità filtrante delle cartucce, però, nell’acqua di acquedotto non ci sono abbastanza inquinanti da rimuovere. Abbiamo quindi dovuto preparare un’apposita miscela di inquinanti sulla quale mettere alla prova le caraffe nei giorni di analisi: un’acqua arricchita di tutti gli inquinanti è stata versata nelle caraffe per valutarne l’efficacia di rimozione. Le concentrazioni degli inquinanti erano alte, ma entro i limiti di legge per le acque potabili, perché nessuna caraffa è un potabilizzatore e deve essere usata solo con acqua già potabile.

Le analisi sono state eseguite in quattro momenti di vita della cartuccia filtrante: a inizio vita della cartuccia, dopo due settimane di utilizzo, dopo quattro settimane di utilizzo, a cinque settimane di utilizzo, a simulare il “fine vita” della cartuccia.

100 analisi per caraffa

Tra durezza, nitrati, metalli pesanti e inquinanti organici abbiamo analizzato ogni volta 25 parametri per ciascuna caraffa, senza dimenticare i batteri: nell’acqua di rubinetto non ci sono, ma in uscita dalle caraffe talvolta la crescita batterica c’è, mai in quantità preoccupanti (in questo test).

Informazioni e istruzioni

Abbiamo controllato che i manuali di istruzioni contenessero tutte le informazioni necessarie all’uso e alla manutenzione della caraffa. Come tutti gli apparecchi per il trattamento domestico dell’acqua, anche le caraffe devono indicare su quali parametri dell’acqua sono efficaci e non vantare generiche capacità di “purificare” l’acqua.

Durezza

È il contenuto di sali di calcio e magnesio nell’acqua, il cosiddetto calcare. L’acqua di acquedotto, utilizzata nel test sulle caraffe, aveva una durezza di 32°F . Un addolcimento “spinto” dell’acqua da bere, per farla assomigliare alle acque minerali, non è affatto necessario. La legge per le acque potabili, infatti, suggerisce che le acque addolcite non scendano sotto i 15°F.

Nitrati

Sono sostanze poco desiderabili nell’acqua potabile, in quanto possono essere dovuti a inquinamento di origine agricolo o fognario della falda. L’acqua appositamente inquinata per mettere alla prova le caraffe ne conteneva 22mg/L: un po’ di più rispetto all’acquedotto, ma ben lontano dal limite di legge (50 mg/L). Tutte le caraffe operano una leggera riduzione dei nitrati, ma l’unica che davvero li abbatte è la Maunawai (riduzione del 85%).

Ammonio

Assente nell’acqua del rubinetto, viene però rilasciato da alcune caraffe. Questo rilascio è stato giudicato non significativo per la salute dall’EFSA: il consiglio è semplicemente di sciacquare molto bene le cartucce nuove, buttando via le prime 2-3 caraffe di acqua filtrata.

Metalli pesanti

Arsenico, piombo cromo e nichel i principali metalli su cui valutiamo la capacità di rimozione delle cartucce. Piombo e nichel sono i metalli rimossi meglio dalle caraffe. Più faticoso invece rimuovere cromo, alluminio e, soprattuto, arsenico.

Solventi e trialometani

Questa voce comprende la rimozione di due grandi gruppi di contaminanti possibili nell’acqua di acquedotto e fastidiosi anche al gusto (trialometani, soprattutto).

Batteri

Abbiamo controllato la crescita batterica nelle acque filtrate in tutti e 4 i momenti di analisi e non abbiamo individuato grandi crescite batteriche. La maggiorparte delle cartucce, per tenere a bada la possibile proliferazione batterica, utilizza piccole quantità di argento.