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Acqua privatizzata aumenti in vista

05 novembre 2009

05 novembre 2009

Più privato, meno pubblico. E' diventato legge il decreto che apre la porta ai privati nella gestione dei servizi di erogazione dell'acqua. Quale sarà l'impatto sulle tariffe?

Più privato, meno pubblico. E' diventato legge il decreto che apre la porta ai privati nella gestione dei servizi di erogazione dell'acqua. Quale sarà l'impatto sulle tariffe?

L'ingresso dei privati
È stata fissata una quota minima obbligatoria di partecipazione dei privati nelle società che gestiscono il servizio idrico integrato (art. 15 del decreto legge 135/2009). Nelle società a partecipazione mista, i soci privati non potranno avere una quota inferiore al 40%. Si fissa un tetto minino altissimo, ma non un tetto massimo.

Anche per le società miste che sono quotate in borsa si profila la necessità di ridurre il peso del socio pubblico a non più del 30%. E chi non si adegua? Semplice, le concessioni relative ai servizi pubblici saranno revocate.

La scadenza si avvicina
La legge fissa anche scadenze abbastanza stringenti entro i quale la partecipazione dei privati dovrà diventare significativa: per esempio per le società municipalizzate, cioè di proprietà completamente pubblica, il termine è fissato al 31 dicembre 2011.

Il cattivo precedente
Cosa succederà alle tariffe del servizio idrico con l'ingresso di soci privati nella gestione? È difficile fare previsioni. Bisogna dire, però, che gli indizi attualmente a disposizione non fanno sperare nulla di buono. Arezzo, città in cui la società che gestisce l'erogazione dell'acqua è in mano a privati, ha una bolletta tra le più care d'Italia. Una bolletta quattro volte più costosa rispetto a quella delle città più economiche.

Si sente la mancanza di un Autorità di controllo, indipendente ed efficace, che monitorizzi le tariffe applicate e la loro congruità rispetto agli investimenti e la qualità del servizio fornito. Di questo il testo di legge in via di approvazione non tratta minimamente.

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