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Acque reflue, Italia condannata dall'Europa

27 agosto 2012
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27 agosto 2012

Gli impianti di raccolta e depurazione delle acque reflue urbane sono inadeguati in molti centri urbani del Paese. Per questo la Corte di giustizia europea ha emesso una sentenza che obbliga l'Italia ad avviare al più presto le opere necessarie per mettersi in regola.

L'Italia ha violato le norme europee sulla raccolta, il trattamento e lo scarico delle acque reflue urbane, non rispettando i tempi stabiliti per la loro applicazione. Ci sono ancora cinquanta centri urbani con più di 10 mila abitanti che, a distanza di 14 anni dalla scadenza del termine previsto (il 1998), non rispettano gli standard di legge sul trattamento delle acque reflue.

La sentenza della Corte di giustizia europea
La Commissione europea è ricorsa contro l'Italia alla Corte di giustizia europea perché il nostro Paese finora non ha garantito "che le acque reflue provenienti da agglomerati con più di 10 mila abitanti siano adeguatamente trattate prima di essere scaricate in aree sensibili". I giudici comunitari hanno dato ragione alla Commissione europea, che nel 2009 avviò una procedura d'infrazione contro l'Italia per il mancato rispetto delle norme in decine di Comuni italiani.
La recente sentenza ribadisce l'obbligo per circa un centinaio di località (da Reggio Calabria e Trieste, da Rapallo a Capri, da Frascati a Porto Cesareo, da Cefalù a Ragusa) di avviare al più presto le opere necessarie per mettersi in regola con la direttiva Ue. Se così non sarà, la Commissione potrà avviare una nuova procedura d'infrazione, chiedendo questa volta allo Stato italiano di pagare delle multe. 

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