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Acquedotti che perdono

14 giugno 2010
acquedotti

14 giugno 2010

Acquedotti italiani colabrodo: lo dice l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca  ambientale) nell’anuale rapporto sulla qualità dell’ambiente elaborando i dati relativi alle perdite di rete del 2009.

Perdite attorno al 30%
Quasi tutti gli acquedotti italiani si aggirano intorno al 30% di perdite. Spiccano negativamente Pescara, Campobasso, Foggia, Bari, Taranto e Cagliari, che superano ampiamente il 40% di perdite.
Quasi metà dell’acqua erogata è persa per strada: un grave danno, non solo per l’ambiente, ma anche per il conto economico che nessuno paga.
Dei 34 casi analizzati, solo Milano riesce a raggiungere l’obiettivo del 10%, la soglia “fisiologica” sotto la quale si ritiene impossibile scendere.

Diverse cause
Le perdite di un acquedotto possono dipendere da vari fattori: scarsa manutenzione degli impianti, piccole e grandi rotture, pressione eccessiva nelle tubature, sgocciolamenti. Una causa purtroppo non trascurabile, in Italia, sono gli allacciamenti abusivi che sottraggono illegalmente acqua alla rete.
Negativo anche è il confronto con il 2005: non solo non si notano grandi miglioramenti, ma in alcune città i dati mostrano un deciso peggioramento, soprattutto a Udine, Genova, Trieste e Verona.

Per minimizzare le perdite gli acquedotti dovrebbero intervenire sulle proprie strutture: utilizzare materiali più resistenti, essere rapidi ad intervenire qualora ci fosse una perdita per ripararla prima che diventi troppo grande ed avere un buon sistema di monitoraggio per poter evidenziare i punti critici della propria rete.

Da sempre ci facciamo promotori del risparmio idrico: i nostri gesti sono importanti per ridurre gli sprechi di una risorsa preziosa e troppe volte data per scontata.
Sarebbe importante però che arrivassero segnali positivi dagli acquedotti.


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