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I prezzi delle grandi catene: perché paghiamo di più dei tedeschi?

02 luglio 2012

02 luglio 2012

Le grandi catene internazionali, da Zara a McDonald’s, praticano prezzi diversi in Europa. I consumatori italiani tra i più svantaggiati.

Paese che vai, prezzo che trovi. Non è un mistero che le grandi catene commerciali, da Zara a McDonald’s, praticano prezzi diversi nei Paesi in cui operano. Ma che le loro politiche di prezzo finissero per penalizzare proprio i Paesi del Sud Europa, che sono già in difficoltà, tra cui l’Italia, non ce lo saremmo mai immaginati. È quello che invece è emerso dalla nostra inchiesta, che ha analizzato i prezzi di 13 grandi catene internazionali, tra cui Ikea, H&M, Decathlon, Fnac, Media World e Levi’s.

Diverso potere d’acquisto
Per esempio l’Ikea, nei punti vendita italiani ha fissato il prezzo della libreria Expedit a 30,24 euro, mentre in quelli tedeschi a soli 21,90. Ma anche una politica di prezzi egualitaria finisce per essere ingiusta. Sebbene in Europa ci sia la moneta unica, il livello di sviluppo dei Paesi membri non è omogeneo e il potere d’acquisto varia notevolmente. Negli otto mercati che abbiamo considerato in questa inchiesta il Lussemburgo è quello in cui la capacità di spesa delle famiglie è più alta, mentre il Portogallo è quello più povero. Ciò significa che l’acquisto di un prodotto allo stesso prezzo pesa di più nelle tasche di un portoghese che non in quelle di un lussemburghese.
Chi ci rimette di più?
Le grandi catene, nella definizione delle politiche di prezzo da adottare nei vari mercati, non tengono conto del diverso potere d’acquisto dei Paesi. Noi invece abbiamo provato a rapportare l’indice dei prezzi di ciascuna delle 13 catene analizzate alla capacità di spesa delle famiglie in ogni Paese. Il risultato è che il livello dei prezzi pesa di più sul bilancio delle famiglie dei Paesi dell’Europa meridionale, che già hanno una capacità di spesa inferiore: portoghesi (+36%), spagnoli (+23%) e italiani (+15%) pagano di più i prodotti delle grandi catene rispetto ai consumatori del Nord Europa. Non c’è il “paese di Bengodi”, dove il livello dei prezzi di ogni catena è sempre il più basso: il Lussemburgo, però, gli si avvicina molto.

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