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Inchiesta gelaterie il prodotto e buono con qualche neo

05 giugno 2012

05 giugno 2012

Siamo andati in 45 gelaterie di sette città. Gusto, prezzo e igiene a confronto. A Palermo il gelato più economico, a Milano il più caro.

Le cremerie rispettano le norme igieniche? Siamo andati a scoprirlo in sette città. Scarica qui a fianco l'inchiesta completa.
Secondo gli addetti ai lavori, semilavorati più o meno completi sono utilizzati dal 98% dei gelatieri. Insomma, se pensate che i gelati venduti nelle gelaterie siano fatti solo con ingredienti freschi e null’altro vi conviene cambiare opinione. Perché nel migliore dei casi, qualche aiutino, fosse solo un addensante, viene quasi sempre utilizzato. Ciò non significa per forza che ne vada di mezzo la qualità: tutto dipende dal tipo di materia prima utilizzata; c’è il bustone “alla fragola” fatto in gran parte di aromi e coloranti, così come semilavorati di altissima qualità preparati con pura frutta e nient’altro. Certo, ci vorrebbe un po’ più di trasparenza, magari evitando di reclamizzare troppo la presenza di gemme gastronomiche come il pistacchio di Bronte, i limoni di Sorrento o le nocciole delle Langhe quando questi sono aggiunti sotto forma di semilavorato.

Occhi sul cartello, poi sui gusti
Possibile che non possiamo fare nulla contro queste sirene che ci ingolosiscono con i loro annunci? Qualcosa a cui aggrapparci in effetti c’è. La lista degli ingredienti, che la legge impone di esporre in bella vista. Faremmo meglio a dedicarle qualche secondo della nostra attenzione, prima di affondare gli occhi nell’arcobaleno dei gusti. Operazione che purtroppo può rivelarsi una vera caccia al tesoro, soprattutto nell’Italia del Sud: la metà delle gelaterie visitate a Bari e Palermo e quattro su sei a Napoli non esponevano il cartello unico degli ingredienti. Niente cartello anche in una gelateria a Milano, dove la commessa non è riuscita a trovarlo, in una a Bologna e in un’altra Genova, dove nessuno è stato in grado di riferire gli ingredienti del gelato. Ma anche quando presente, non sempre la lista era facilmente consultabile. Sotto questo profilo, le gelaterie di Roma sono le uniche risultate senza pecca.

Niente grassi vegetali
Due i gusti che abbiamo assaggiato: fiordilatte e fragola. Ma la degustazione non basta per capire quanto un gelato è buono e soprattutto se rispecchia il disciplinare del gelato tradizionale, anche se non è ancora entrato in vigore. Serve un esame di laboratorio, che includa l’analisi di diversi parametri: residuo secco, zuccheri, quantità di grassi e composizione degli acidi grassi. Tutti i gelati se la cavano bene e  non ci sono grandi differenze nella composizione tra uno e l’altro. Una nota positiva: in nessun gelato abbiamo riscontrato la presenza di grassi vegetali.

Dal laboratorio un solo punto critico
In un prodotto deperibile come il gelato non potevamo tralasciare la ricerca di microrganismi indesiderati di diverso tipo (indicatori delle modalità di conservazione e dell’igiene), né la ricerca di agenti che possono causare malattie (come salmonelle e listeria). Fortunatamente nessun problema, tranne che con le enterobatteriacee, che di per sé non sono pericolose, ma denotano una certa carenza igienica. Diversi gli indirizzi che meritano un voto negativo.

Palermo il gelato più economico
Il gelato più economico lo abbiamo trovato a Palermo, dove in una gelateria con 9 euro ne abbiamo ricevuto un chilo. La più esosa resta Milano (fino a 26 euro al kg). Anche il prezzo della coppetta piccola a Palermo è imbattibile. Le maggiori differenze di prezzo sulla coppetta da una gelateria all’altra (233%) sono a Genova.


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