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Olio extravergine e contraffazione, cosa c'è da sapere

11 novembre 2015

11 novembre 2015

L'iscrizione sul registro degli indagati di sette produttori di olio extravergine d'oliva riaccende il dibattito sulla contraffazione alimentare in Italia. Bisogna diffidare delle bottiglie che troviamo sugli scaffali? Molto dipende dai campioni analizzati, le cui caratteristiche si possono alterare. Scegli la qualità con il nostro test.

La recente inchiesta avviata dalla Procura di Torino nei confronti di sette produttori di olio ha riacceso il dibattito sulla contraffazione alimentare in Italia. Cosa valutare prima di acquistare un extravergine d'oliva? C'è da fidarsi delle bottiglie sul mercato? Il nostro ultimo test ha premiato gli oli di origine italiana, risultati migliori. 

Quando può essere classificato come extravergine

Le caratteristiche sensoriali di un olio extravergine d'oliva sono parametri molto importanti. La legge, in tal senso, prevede verifiche da parte di un panel di esperti, in grado di valutarne pregi e difetti all'olfatto e al gusto. Il colore di un olio extravergine d'oliva può variare dal giallo oro al verde, in base alle caratteristiche delle olive utilizzate. Devono essere ben riconoscibili le caratteristiche del frutto fresco e sano, sia all'olfatto che al gusto. Il prodotto deve essere privo di difetti rilevabili con i sensi: tra i più comuni il sentore di rancido, indice di un olio che ha subito fenomeni di ossidazione.

Cosa controllare in etichetta

L'origine delle olive utilizzate è dichiarata in etichetta, prima di scegliere la bottiglia, perciò, meglio verificarla sul fronte della confezione. Preferisci bottiglie scure, garantiscono una migliore conservazione dell'olio. Nonostante l'aura di genuinità, l'olio non filtrato risulta in realtà meno stabile. L'olio filtrato, al contrario, garantisce che la qualità del prodotto duri più a lungo.

"Gentile" e "delicato": oli non previsti dalla legge

Sugli scaffali sono sempre più le etichette  con diciture come "gentile", "delicato" o "classico", utilizzate dai produttori per descrivere il gusto del proprio prodotto a fini prettamente commerciali. Tutte queste definizioni, però, non trovano un riscontro nelle caratteristiche previste dalla legge, secondo la quale l'extravergine di oliva può essere definito solo amaro, dolce, equilibrato, fruttato e piccante.

Le caratteristiche possono modificarsi nel tempo

La legge prevede che, per essere classificato come extravergine, un olio d'oliva risulti fruttato e non presenti difetti di olfatto o gusto. Le caratteristiche dell'olio possono modificarsi con il tempo e, durante la conservazione, un olio già imbottigliato potrebbe evidenziare il difetto di rancido che non lo renderebbe adatto alla classificazione come extravergine. I risultati pubblicati da una nota rivista hanno evidenziato difetti nella valutazione organolettica dei prodotti che ne hanno reso obbligatoria la classificazione come oli vergini e non extravergini. Si trattava, va precisato, di prodotti che non evidenziavano anomalie dal punto di vista dei controlli chimici effettuati. Riteniamo comunque grave che un prodotto che non ne possiede tutte le caratteristiche venga venduto al prezzo dell’olio extravergine di oliva.

Veniamo al nostro test

Nel nostro recente test sull'olio extravergine d'oliva non sono state evidenziate anomalie nelle analisi di laboratorio tali da ipotizzare l'aggiunta fraudolenta di olio vergine d'oliva nei nostri campioni. Solo in un caso (Almaverde bio) è stato evidenziato il difetto di rancido che ha determinato la classificazione del prodotto come vergine. Per questo motivo, perciò, il prodotto è stato penalizzato in classifica.


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