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Etichette sugli alimenti: l'importanza dell'origine

01 marzo 2013
alimenti origine

01 marzo 2013

L'Europa si sta orientando verso una legislazione sull'origine degli alimenti più estesa. La chiedono gli italiani e non solo: la vicenda della carne di cavallo fantasma rinvenuta in molti prodotti a base di macinato di manzo sta dimostrando l'inadeguatezza di quella attuale.

Il concetto di origine non va confuso con quello di qualità. Ma poter conoscere dove nasce un prodotto permette di risalire a molte informazioni, come le norme di quel Paese, di indivuduare responsabilità in caso di problemi e soprattutto di fare una scelta consapevole. La vicenda della carne di cavallo rinvenuta in molti prodotti industriali a base di macinato di manzo, di cui nessuno conosceva l'esistenza, sta accelerando il processo di revisione della legge europea sull'etichettatura alimentare.

Regole migliori per evitare la confusione
Nell’Unione europea sono ancora pochi gli alimenti che hanno l’obbligo di indicare l’origine in etichetta e sono principalmente alimenti non trasformati. In tutti gli altri casi è molto difficile scoprire la provenienza degli ingredienti, a meno che i produttori non decidano di dichiararla spontaneamente (cosa che succede, in generale, quando questa è percepita come un elemento qualificante del prodotto). Inoltre, su questo aspetto il marketing spesso non gioca pulito, facendo credere al consumatore provenienze non veritiere.Come? Richiamando con colori, nomi o immagini la zona in cui storicamente nasce un determinato alimento, anche se poi viene prodotto da un'altra parte. Nel nostro piccolo viaggio attraverso gli scaffali di alcuni supermercati abbiamo collezionato decine di esempi: dalle "lasagne alla bolognese Alfredo" made in France, al "cioccolato creato a Berna" da una famosa azienda svizzera, che in realtà viene preprato in uno stabilimento vicino a Varese.

Cosa dice adesso la legge
La legge impone di dichiarare in etichetta soltanto l’indirizzo del produttore o del distributore, che non è detto che corrisponda a quello di provenienza delle materie prime. Anche il codice a barre, da molti ritenuto fonte di questa preziosa informazione, in realtà non rivela granché: le prime due o tre cifre, infatti, si riferiscono al Paese dove è stato registrato il marchio dell’azienda, che può benissimo trovarsi a migliaia di chilometri di distanza dal luogo di produzione, di raccolta o di allevamento. Su questo e su molti altri aspetti dell’etichetta, dalle immagini agli slogan sulla confezione, si gioca una partita non del tutto corretta, come dimostra anche la nostra inchiesta fotografica su alcuni prodotti trovati nelle corsie dei supermercati. Per questo sono necessarie regole più severe, che impediscano al consumatore di cadere nelle trappole della pubblicità.
Le autorità europee ci stanno lavorando: la nuova normativa sull’etichetta d’origine è in cantiere, ma sono già stati definiti alcuni punti, come l’introduzione dell’indicazione d’origine obbligatoria anche per la carne suina, ovina e caprina a partire dalla fine del 2014. Inoltre, si sta ragionando sulla necessità di tamponare il proliferare di etichette ambigue. Per esempio, di imporre l’indicazione dell’origine dell’ingrediente principale dell’alimento tutte le volte che in etichetta si fa riferimento a un paese specifico, con scritte, immagini o bandiere. Sono allo studio molte proposte interessanti: dal canto nostro, ci stiamo muovendo perché le proposte fatte dalle associazioni di consumatori europee, che puntano alla più totale trasparenza e chiarezza, siano prese in considerazione.

I consumatori vogliono essere informati
Secondo quest'inchiesta svolta in Svezia, Francia, Polonia e Austria, presentata a Bruxelles dal Beuc, conoscere l'origine dei prodotti è molto importante per i consumatori: il 70% degli intervistati desiderano avere questa informazione in etichetta. Sapere da dove arriva un prodotto è posto al quinto posto tra i criteri presi in considerazione nell'acquisto, dietro a fattori quali il gusto, il prezzo e la data di scadenza. La provenienza è ritenuta una discriminante che viene posta prima del marchio.
Per quanto riguarda i consumatori di casa nostra, la nostra inchiesta rileva che un italiano su due vuole mangiare nostrano e questo è il motivo principale per cui cerca l’indicazione sull’origine. Ma questa informazione è ritenuta importante anche per motivi etici (“mi serve per non acquistare alimenti provenienti da Paesi con questioni aperte dal punto di vista etico”, 52%), perché ritenuta una garanzia di sicurezza dell’alimento (“mi aiuta a scartare cibi che penso possano essere meno sicuri”, 46%), per fare scelte ecologiche (“cerco dove è fatto un prodotto per giudicarne l’impatto ambientale”, 40%), per valutare in generale la sua qualità (“mi aiuta a giudicare la qualità del prodotto”, 37%).


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