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Pasta integrale & Co: è solo una moda inutile

11 febbraio 2015
pasta

11 febbraio 2015

Sono in tanti ormai a mangiare pasta integrale o fatta con grani alternativi, visti come più salutari. Ma per i nutrizionisti si tratta solo di una moda inutile e costosa. Noi abbiamo portato in laboratorio 19 tipi di pasta alternativa: ecco cosa ne pensiamo.

È l’ultima moda in fatto di diete, alimentazione e benessere: mangiare pasta senza glutine, optare per i cosiddetti “grani antichi” o per cereali diversi dal grano duro, acquistare prodotti funzionali, ossia che possiedono una specifica funzione. Tutto in nome della linea. Ma è davvero così  salutare come decanta la pubblicità? In realtà, questa moda dilagante fa storcere il naso a molti nutrizionisti che rivendicano la salubrità della pasta di grano duro e il suo ruolo fondamentale nella nostra alimentazione.

La bufala dei “grani antichi”  

Si tratta di varietà particolari o specie di grano che fino a oggi non erano mai state utilizzate per la loro scarsa produttività, ma ora vengono riproposte perché hanno la fama di essere più “naturali”, ovviamente a un prezzo decisamente superiore. Uno fra tutti, il Kamut. Si tratta di un varietà di grano duro selezionata negli Stati Uniti: vanta di essere più salutare, ma dal punto di vista nutrizionale è assolutamente comparabile al grano normale, senza essere né più sano né più digeribile.

Arricchite ma utili?  

Le paste arricchite di betaglucani, che aiutano a ridurre il colesterolo, e spirulina, un’alga utilizzata come integratore di vitamine e antiossidanti, non devono essere viste come pozioni magiche. Di qualunque tipo essa sia, la pasta addizionata non serve a molto. Se si rispetta la dieta mediterranea, essa è sufficiente per vivere in salute. Si salva solo l’integrale, perché il suo apporto di fibra nella dieta è positivo.

Il nostro test 

Abbiamo controllato in laboratorio le caratteristiche nutrizionali di 19 campioni di pasta alternativa, realizzati con ingredienti come riso, mais, grano saraceno, farro, quinoa. Tutti i prodotti contengono più o meno gli stessi nutrienti, come fibre e minerali, presenti peraltro normalmente in frutta e verdura. In compenso però, come nel caso dei prodotti senza glutine, si aggiungono additivi emulsionanti e stabilizzanti, per garantire una buona tenuta di cottura. Uno chef ne ha poi giudicato l’aspetto gastronomico confrontandoli con la pasta di grano duro. Al momento dell'assaggio le paste senza glutine sono risultate più gommose e tendono a sfaldarsi, le paste integrali, invece, hanno una consistenza sabbiosa, non sempre gradevole, mentre le paste di farro tendono ad essere appiccicose.

Costi elevati  

Insomma, se non ci sono specifici problemi di salute, non c’è motivo di abbandonare la pasta di semola, anche perché le paste diverse non sempre sono in grado di competere dal punto di vista del gusto e della tenuta di cottura. le differenze nutrizionali sono davvero minime, comunque non tali da giustificarne la fama più salutare e il costo, decisamente più elevato. Un investimento assolutamente non necessario.


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