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Plasmon e Barilla pubblicita fuorviante

30 gennaio 2012

30 gennaio 2012

Il Giurì dell'Istituto di autodisciplina pubblicitaria ha ritenuto fuorviante e denigratoria la campagna pubblicitaria di Plasmon comparsa sui giornali negli ultimi mesi del 2011. Allo stesso modo, ha giudicato fuorviante anche il claim dei Piccolini Barilla. Ancora una volta, chiediamo una maggiore trasparenza sulle reali caratteristiche dei prodotti destinati ai bambini.

Dopo aver riempito i giornali a suon di pagine pubblicitarie, la battaglia tra Plasmon e Barilla si è spostata nelle ultime settimane alle aule giudiziarie. A valutare il comportamento delle due aziende leader dell'alimentare sono stati chiamati da un lato il Giurì dell'Istituto di autodisciplina pubblicitaria e dall'altro il Tribunale di Milano. I pareri, però, sono parzialmente discordanti.

Per il Giurì quella di Plasmon era una pubblicità fuorviante e denigratoria
Il Giurì dell'Istituto di autodisciplina pubblicitaria ha giudicato la pubblicità proposta da Plasmon come fuorviante e denigratoria, a causa dell'utilizzo di un linguaggio scientifico, difficilmente comprensibile da parte del consumatore, che portava il lettore a ritenere i prodotti Barilla come potenzialmente nocivi per i bambini. È stato ritenuto fuorviante anche il claim riportato sulle confezioni dei Piccolini Barilla "A mangiar bene si comincia da Piccolini", in quanto suggerisce al consumatore che si tratta di un alimento indicato sin dal termine dell'allattamento, situazione di fatto non vera dato che non si tratta di alimenti destinati alla prima infanzia. Il Tribunale di Milano, invece, ha ritenuto inammissibile la pubblicità comparativa proposta da Plasmon, in quanto faceva un confronto tra due alimenti non omogenei.

I genitori devono essere informati sulle reali caratteristiche
Come consumatori notiamo che, ancora una volta, le aziende che producono alimenti destinati ai bambini cerchino di far leva sui sentimenti dei genitori (e, in particolare, su quelli delle mamme) per promuovere i propri prodotti. Una corretta informazione vorrebbe, invece, che i genitori venissero informati delle reali caratteristiche dei prodotti proposti ai più piccoli, in modo da poter scegliere in maniera consapevole. Questa battaglia mediatica è stata l'occasione per fare chiarezza sulla differenza che esiste tra i prodotti per l'infanzia e i prodotti che si rivolgono ai bambini che, non rispettando le stringenti norme in tema di contaminazione previste per i primi, devono in realtà essere intesi come destinati a baby-consumatori dai 3 anni in su. Messa alle strette, Barilla ha già cominciato a riportare questa informazione sulle confezioni dei propri prodotti. Ci aguguriamo che altre aziende che utilizzano forme di pubblicità accattivanti per attirare i baby-consumatori possano seguire il buon esempio.

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