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Sprechi alimentari, una legge per vietarli

01 marzo 2016

01 marzo 2016

Cosa fanno le catene di supermercati per ridurre al minimo le eccedenze alimentari? Abbiamo fatto un'inchiesta sui principali marchi. Nel frattempo, Change.org ha indetto una petizione per il varo di una legge che imponga alla grande distribuzione di donare il cibo invenduto ad organizzazioni di volontariato o mense per i poveri. Altroconsumo appoggia l'iniziativa.

La grande distribuzione in Italia è responsabile del 13% di tutte le perdite e gli sprechi di cibo che si verificano in ogni fase della catena alimentare, dal campo alla nostra tavola, passando dall'industria alimentare. Solo l'8% delle tonnellate di eccedenza alimentari prodotte dalle catene di supermercati viene donato, il resto perlopiù finisce nella spazzatura. Abbiamo condotto un'inchiesta per verificare, direttamente nella grande distribuzione, come viene smaltito il cibo in eccesso. I margini di miglioramento sono quindi altissimi: limitare gli sprechi si può. Sia aumentando le donazioni, ma anche con un drastico contenimento delle eccedenze alimentari. 

Le strategie dei punti vendita

C'è chi si impegna a migliorare l'efficienza logistica, chi ha impiegato strumenti più precisi nell'analisi degli acquisti e delle abitudini di consumo dei clienti. Chi preferisce rifornirsi su piazza più frequentemente, con carichi più piccoli e chi usa più tecnologia nei rapporti con i fornitori per rendere più veloce il processo di riassortimento. E poi ci sono le strategie commerciali: promozioni e maxisconti sui prodotti in scadenza o con difetti estetici.

La petizione di Change.org

Ora, la piattaforma Change.org mette on line una petizione per chiedere al Consiglio dei Ministri una legge contro gli sprechi alimentari, che imponga alla grande distribuzione di donare il cibo invenduto a organizzazioni di volontariato o mense per i poveri. Questi prodotti potranno essere sottratti al cassonetto, per essere donati a enti benefici, la cui principale attività è quella di offrire un pasto gratuito a chi non può permetterselo. Alimenti confezionati e freschi, come frutta o verdura, cibo cucinato ma non servito, pane e dolci che nel giro di poche ore potranno essere consegnati a enti benefici sul territorio che, a loro volta, lo ridistribuiranno ai bisognosi. 

Noi di Altroconsumo abbiamo deciso di appoggiare la petizione in quanto riteniamo che il problema vada affrontato anche a livello istituzionale. E' stata di recente approvata in Francia una legge che istituisce il reato di spreco alimentare, per i supermercati con superfici superiori ai 400 metri quadrati, e punisce con pene severe i trasgressori (fino a due anni di carcere), approvando inoltre un piano di educazione nelle scuole. Non vogliamo copiare la soluzione francese, ma crediamo necessario un intervento istituzionale italiano, definito consultando tutte le parti in causa.

Piccoli accorgimenti

Ovviamente, saranno necessarie delle attenzioni particolari alle norme igienico-sanitarie (per le fasi di conservazione, trasporto, deposito e utilizzo degli alimenti) per far si che questi prodotti raggiungano le associazioni benefiche in tutta sicurezza. Ad esempio, gli alimenti che hanno una data di scadenza precisa (da consumarsi entro...) una volta superato questo termine stringente, non possono assolutamente essere donati o stare sul mercato, perché sono altamente deperibili. Altro discorso per i prodotti con il termine minimo di conservazione (da consumarsi preferibilmente entro...): si tratta di alimenti secchi e scatolame che, anche quando superano questo termine, rimangono commestibili e sicuri, pur perdendo, va detto, una parte dei nutrienti dichiarati o del normale gusto.

Se anche tu vuoi evitare gli sprechi di cibo e ritieni importante che a livello istituzionale sia trovata una soluzione efficace e condivisa, sottoscrivi la petizione promossa dal sito Change.org.


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