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DOP, IGP e STG: cosa sono e come distinguerli

21 gennaio 2020
dop-igp

DOP, IGP e STG sono sigle che facilmente leggiamo sui prodotti che acquistiamo al supermercato o negli alimentari di quartiere. Sappiamo cosa significano realmente e cosa comporta acquistarli? Ecco alcune informazioni utili per comprendere meglio il loro significato ed essere certi di cosa mettiamo nel carrello.

DOP: Denominazione di Origine Protetta

La sigla DOP (Denominazione di Origine Protetta) indica un prodotto originario di una regione e di un paese le cui qualità e caratteristiche siano essenzialmente, o esclusivamente, dovute all’ambiente geografico in cui viene prodotto. Come “ambiente geografico” si intendono sia i fattori naturali (come ad esempio il clima), sia fattori umani (tecniche di produzione tramandate nel tempo e artigianalità) che, combinati insieme, consentono di ottenere un prodotto inimitabile al di fuori della zona produttiva. Tutta la produzione, la trasformazione e l’elaborazione del prodotto devono avvenire nell’area delimitata. Il marchio DOP estende la tutela del prodotto a tutto il territorio europeo e con gli accordi internazionali dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (o WTO), anche al resto del mondo.

I prodotti col marchio DOP sono numerosi: vini, formaggi, olii, carni, pesci ed altre specialità gastronomiche, in Italia sono 167 tra cui: Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma e Mozzarella di Bufala Campana. Tutti i prodotti DOP riportano un bollino giallo - rosso recante la scritta “Denominazione d’Origine Protetta”.

IGP: Indicazione Geografica Protetta

La sigla IGP (Indicazione Geografica Protetta) identifica anch'essa un prodotto le cui caratteristiche dipendono dall’area geografica di origine. In questo caso, però, a differenza della DOP è sufficiente che una sola tra le fasi di produzione, trasformazione ed elaborazione avvenga nell’area geografica delimitata. In altre parole, un prodotto IGP può essere ad esempio preparato in una determinata area geografica, ma con una materia prima che ha una diversa origine.  

In Italia esistono 130 prodotti col marchio IGP e fra i più venduti troviamo l’Aceto Balsamico di Modena, la Mortadella Bologna e la Bresaola della Valtellina. I prodotti con marchio IGP sono identificati da un bollino giallo - blu che recita “Indicazione geografica Protetta”.

STG: Specialità Tradizionali Garantite

Contrariamente agli altri riconoscimenti europei (DOP e IGP), il marchio STG - Specialità Tradizionale Garantita -  garantisce solo la ricetta tipica o il metodo di produzione tradizionale (ovvero esistente da almeno 30 anni) di un determinato prodotto, ma senza un vincolo di appartenenza territoriale. Ciò significa che il prodotto STG può essere preparato in un qualsiasi Paese dell’Unione Europea a patto che la produzione rispetti il relativo disciplinare e sia certificata da un organismo di controllo accreditato.

Nel caso in cui la tecnica di produzione sia differente dal disciplinare protetto, il prodotto può comunque essere commercializzato con identica denominazione senza poter tuttavia inserire sull’etichettatura il logo giallo - blu "STG".

Vini ed etichette: le denominazioni enologiche

Sulle etichette dei vini è possibile ritrovare altre denominazioni nazionali, anche se dal 2010 queste sono state ricomprese nella classificazione europea. Vediamo quali sono, come si differenziano tra loro e come puoi imparare a riconoscerle al supermercato così come in enoteca.

IGT: Indicazione Geografica Tipico 

L’Indicazione Geografica Tipica, IGT, indica vini prodotti in aree generalmente ampie ma secondo dei requisiti specifici. Questo riconoscimento è riservato ai vini la cui produzione avviene nella rispettiva zona geografica e le cui uve provengono per almeno l’85% da tale zona.

I prodotti vitivinicoli a marchio IGT hanno requisiti meno restrittivi di quelli richiesti per i vini DOC e, a differenza di questi ultimi, sono realizzati con uve definite ma appartenenti a un’area vasta, non necessariamente riconducibile a un territorio ristretto. Solitamente si tratta di una regione o di un insieme di territori che abbiano come caratteristica quella di avere una buona uniformità ambientale tale da garantire alcune qualità peculiari al vino. 

L’etichetta è uno degli elementi che differenzia in maniera evidente l’IGT dalle altre denominazioni di origine: il vino riconosciuto a marchio IGT non può utilizzare il nome di regioni o zone già impiegate per le DOCG o le DOC e non ha l’obbligo di dichiarare l’annata né il colore del vino. 

DOC: Denominazione Origine Controllata 

La denominazione DOC indica un vino di qualità e pregio, che rispetta uno specifico disciplinare di produzione e le cui caratteristiche sono profondamente legate all’ambiente naturale e ai fattori umani.

Prima di essere messi in commercio con la dicitura DOC, durante la fase di produzione i vini devono essere sottoposti a un’analisi chimico - fisica preliminare e a un’analisi sensoriale che certifichi il rispetto dei requisiti previsti dal disciplinare. Solitamente un vino DOC ha mantenuto la denominazione IGT per almeno 5 anni.

DOCG: Denominazione Origine Controllata Garantita 

Quando un vino è stato almeno 10 anni tra i DOC può passare alla denominazione DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita), che conferisce ancora più prestigio all’etichetta.

Per i vini DOCG è prevista anche un’analisi sensoriale eseguita da un’apposita commissione, il mancato rispetto dei requisiti ne impedisce la messa in commercio con il marchio DOCG. L’esame, inoltre, deve essere ripetuto, partita per partita, anche nella fase dell’imbottigliamento.

Dal 2010 la classificazione DOC, così come la DOCG, è stata ricompresa nella categoria comunitaria DOP.

Contenuto realizzato nell’ambito del progetto La Spesa Che Sfida finanziato dal Ministero dello sviluppo economico (DM 7 febbraio 2018)

Il patrimonio italiano è ricco di eccellenze gastronomiche, riconosciute nazionalmente e internazionalmente. Formaggi, vini, salumi godono di certificazioni europee che ne riconosco la qualità e la provenienza. DOP, IGP e STG sono le principali denominazioni con cui questi prodotti vengono classificati e spesso li prediligiamo rispetto ad alimenti che non godono di queste certificazioni. Vediamo quali sono le loro peculiarità e come distinguerli quando facciamo la spesa.