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Alimenti anticolesterolo Non sempre funzionano

28 gennaio 2011

28 gennaio 2011

L’Antitrust ha appena sanzionato la pasta di riso Scotti Attiva, con betaglucani, perché non “aiuta a ridurre il colesterolo”, ma semplicemente “mantiene le normali concentrazioni di colesterolo nel sangue”. Questi alimenti arricchiti funzionano davvero?

La sanzione dell’Antitrust a Riso Scotti Attiva
Non è solo una questione di termini. La battaglia per i claim nutrizionali tra le industrie, che vorrebbero poter scrivere di tutto, e chi vigila sulla concretezza di queste affermazioni è aperta. A perdere contro i sostenitori della veridicità è ora Riso Scotti, condannato dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato a pagare 120 mila euro per pubblicità ingannevole. La questione riguarda la pasta Riso Scotti Attiva con betaglucani, sostanze presenti in alcuni cereali (in questo caso l’orzo)  e pubblicizzate come panacea contro il colesterolo.
Il messaggio sulle confezioni della pasta, infatti, riporta “con i betaglucani dell’orzo che aiutano a ridurre il colesterolo” ma questo non si può dire perché  queste fibre, secondo quanto stabilito dall’Efsa (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) semplicemente “contribuiscono a mantenerne le normali concentrazioni” a patto che i prodotti che vantano un beneficio sul colesterolo apportino almeno 3 grammi di betaglucani al giorno in una o più porzioni (cosa che, tra l’altro, non avviene consumando la pasta Scotti).

Una questione che riguarda molti
Sugli scaffali dei supermercati ci sono parecchi altri prodotti che vantano la presenza di betaglucani per la riduzione del colesterolo. Per esempio, Kellogg’s Optivita, cereali per la prima colazione, che si definisce “naturalmente ricco di betaglucano che aiuta a ridurre il colesterolo”. O ancora, i prodotti Galbusera Colcuore (biscotti e cracker), con “le fibre che aiutano a ridurre il colesterolo”. Gli esempi potrebbero continuare. Quel che è certo è che questi messaggi andrebbero riveduti in maniera più soft, anche perché nessuno di questi fornisce la quantità adeguata di betaglucani segnalata come effettivamente portatrice di benefici anticolesterolo.

A proposito di betaglucani
Esiste un altro parere dell’Efsa, pubblicato a dicembre 2010 riferito però solo ai betaglucani dell’avena. In questo caso, il claim “i betaglucani dell’avena hanno mostrato di ridurre il colesterolo. Una riduzione del colesterolo sanguigno può ridurre il di disturbi cardiaci” è stato giudicato positivamente, ma sempre a patto che gli alimenti che lo riportano forniscano almeno 3 grammi al giorno di betaglucani dell’avena.
Abbiamo trovato il biscotto all’avena Oro Saiwa Cereacol che riporta la scritta “con betaglucano d’avena che aiuta naturalmente a ridurre il colesterolo”.
Ogni biscotto, però, contiene 0.3 g di betaglucani, quindi 3 o 4 biscotti non sono sufficienti a raggiungere la porzione quotidiana necessaria per avere i benefici. È vero che questo è specificato sul retro della confezione, ma al consumatore che vuole ridurre il colesterolo resta il problema: per avere l’effetto desiderato dovrebbe mangiare 125 g di quei biscotti, cioè 10 pezzi, o trovare altri alimenti che forniscano i betaglucani dell’avena.

Le nostre segnalazioni
Abbiamo segnalato all’Autorità garante della concorrenza e del mercato tutti questi prodotti. Speriamo che finalmente sia fatto ordine nei messaggi riportati sull’etichetta di questo tipo di alimenti funzionali.


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