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Batteri resistenti agli antibiotici nella carne: ecco i primi risultati della nostra battaglia

11 novembre 2016
Antibiotici nella carne

11 novembre 2016
I primi risultati della nostra campagna per un uso corretto degli antibiotici negli allevamenti dà i primi frutti: incontreremo a breve alcuni allevatori e produttori per chiedere impegni concreti. Questo grazie anche alle firme raccolte. Firma anche tu per dire “Basta antibiotici nel piatto”.

Basta antibiotici nel piatto

Mentre la settimana mondiale dell’Oms sull’uso corretto degli antibiotici riporta l’attenzione sull’antibioticoresistenza, continua il nostro impegno su quello che ormai è un problema di salute pubblica mondiale. Perché il rischio – quando i batteri sviluppano resistenza – è che a catena la loro “potenza” si trasferisca ad altri batteri, anche pericolosi, e che alla fine gli antibiotici perdano sempre più efficacia contro le infezioni. Un meccanismo che si sviluppa anche a causa dell’abuso di antibiotici negli allevamenti, “contaminando” la carne che arriva nei nostri piatti.

Alla nostra battaglia per un uso corretto di medicinali da parte di allevatori e produttori di carne hanno partecipato oltre 5 mila consumatori. Se non sei tra questi puoi ancora partecipare firmando il nostro appello qui di seguito. Una mobilitazione i cui primi risultati iniziano a vedersi, con alcune aziende che hanno risposto al nostro appello e che stiamo per incontrare.

Una mail di massa per dire “Basta antibiotici nel piatto”

Dopo la nostra ultima indagine in cui abbiamo trovato il 63% di batteri resistenti nella carne di pollo - abbiamo aderito alla campagna di Consumer International, che raccoglie le organizzazioni dei consumatori di tutto il mondo, per dire Basta antibiotici nel piatto. Vi abbiamo chiesto di partecipare inviando una mail di massa con le nostre richieste a produttori e allevatori: lo avete fatto in oltre 5mila  e potete ancora farlo, per stimolare ancora più aziende a rispondere. 

 


La risposta delle aziende

Dal canto nostro, nel frattempo, anche noi avevamo inviato una lettera ai principali avicoltori e alle più importanti catene di distribuzione - 17 aziende in totale - chiedendo di mettere fine all’abuso di antibiotici negli allevamenti e di lavorare di più sul benessere degli animali, garantendo buone condizioni igieniche e di vita a priori e non solo somministrando farmaci. E con l’aiuto delle vostre 5mila “sollecitazioni”, la risposta di alcuni è arrivata: quella di Unaitalia (l’Unione nazionale filiere agroalimentari carni e uova), Aia, Amadori, Coop, Unes, Esselunga. Tutte si dicono sensibili al tema e già all’opera per un uso corretto del farmaco. Ma le rassicurazioni non bastano e abbiamo chiesto di più: un incontro con i nostri esperti per capire in concreto cosa stanno facendo e ribadire la nostra richieste di  mettere in atto tutti gli strumenti di prevenzione per ridurre la necessità di ricorrere all’antibiotico e di farne un uso corretto secondo le indicazioni riportate nel “Piano nazionale per l’uso responsabile del farmaco veterinario e per la lotta all’antibiotico resistenza in avicoltura”. In tre hanno accettato: Unaitalia, Coop e Unes. Vi terremo aggiornati sugli esiti.

Nel frattempo abbiamo già incontrato CIWF (Compassion in world farming), una onlus internazionale che si occupa del rispetto degli animali negli allevamenti, per confrontarci e condividere punti di vista sui dati nazionali e internazionali e sulle richieste da portare avanti a livello nazionale ed europeo.


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