News

Plastica per alimenti: davvero fa male alla salute?

03 novembre 2016
contenitori cibo

03 novembre 2016

Li usiamo per la merenda dei nostri bambini, per il nostro pranzo in ufficio o semplicemente per conservare meglio i cibi: i contenitori di plastica sono ormai accessori indispensabili. L'inchiesta di Report li ha riportati al centro del dibattito sulla tossicità della plastica: ma davvero possono mettere a rischio la nostra salute?

Rettangolari, tondi, con guarnizioni e adatti all'uso nel microonde: di contenitori di plastica per alimenti ce ne sono ormai di tutti i tipi e per tutti gli usi. Dopo la puntata di Report sul mondo della plastica però si è riacceso il dibattito sull'utilizzo di alcune sostanze tossiche negli imballaggi e nei contenitori per alimenti. Tra i composti in questione spicca il bisfenolo A (BPA) che è presente anche nella "carta termica" degli scontrini fiscali e nei cosmetici, ma che fa paura soprattutto se usato in materiali a contatto con i cibi. Davvero sarebbe meglio cambiare abitudini e tornare all’uso di contenitori in vetro per evitare rischi? Il BPA potrebbe sì creare danni, ma solo se in dosi elevate. In molti ci avete contattato per fare luce sull'argomento. Vediamo insieme quali sono i contenitori interessati, se ci sono reali rischi per la salute e come si è espressa a riguardo l’Autorità europea per la sicurezza alimentare.

Una volta nei biberon, ora anche negli alimenti

Il BPA, principale indagato di possibili effetti sulla salute, non è presente in tutte le plastiche, ma solo in determinati prodotti. Ecco quali.

  • Nei contenitori in policarbonato, cioè quelli dall’aspetto trasparente e rigido. Parliamo ad esempio dei biberon per bambini (per la cui produzione ora il BPA non è più autorizzato), dei boccioni per l’acqua che vediamo in uffici e luoghi pubblici e di alcuni contenitori per alimenti. Le bottiglie d'acqua, del latte e altri imballaggi alimentari dall'aspetto più flessibile non lo contengono.
  • Negli alimenti in conserva: il BPA infatti è utilizzato per produrre le resine che rivestono internamente le lattine utilizzate per la produzione di conserve.

Il BPA è stato ritrovato di recente nel latte materno e nell'acqua potabile, dimostrando la sua ormai ampia diffusione nell’ambiente.

Il triangolo del riciclo non ci aiuta

Secondo alcuni un indizio per individuare i prodotti con BPA potrebbe essere il triangolo nero che ritroviamo su alcuni imballaggi alimentari. Il numero riportato all'interno del triangolo indica la tipologia di plastica di cui il prodotto è fatto e così ne facilita lo smaltimento e il riciclo. I contenitori in policarbonato, che potrebbero contenere BPA, dovrebbero riportare il numero 7: ma attenzione, perché sotto questa dicitura rientrano tutte le plastiche che non sono considerate negli altri numeri e quindi non si può dire che un contenitore marchiato con il numero 7 contenga necessariamente BPA.

Il parere dell'Efsa

Lo scorso anno l'Efsa, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare, si era già espressa in merito alla pericolosità del bisfenolo A rassicurando i consumatori. Secondo gli esperti, infatti, agli attuali livelli di esposizione della popolazione (compresi i neonati, gli adolescentile e le donne in gravidanza), non c'è alcun pericolo per la salute, perché l’esposizione attraverso la dieta e l’insieme delle altre fonti (polvere, cosmetici e carta termica) è nettamente al di sotto del livello di sicurezza, la cosiddetta "dose giornaliera tollerabile".

Benché i nuovi dati e i nuovi metodi di rilevazione abbiano portato gli esperti dell’Efsa a ridurre considerevolmente il livello di sicurezza del bisfenolo A da 50 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno a 4 microgrammi, le stime più elevate dell’esposizione aggregata (alimentazione più altre fonti) sono da 3 a 5 volte inferiori alla nuova dose giornaliera tollerabile.

Bisfenolo A tossico? Solo a dosi elevate

Dopo aver esaminato moltissime informazioni scientifiche sugli effetti tossici del bisfenolo A, il gruppo di esperti ha concluso che è probabile che dosi elevate causino effetti dannosi su reni e fegato e, negli animali, anche sulla ghiandola mammaria, ma questi effetti sono imputabili a dosi centinaia di volte superiori rispetto alla dose giornaliera tollerabile.

Al momento, invece, gli effetti sui sistemi riproduttivo, nervoso, immunitario, metabolico e cardiovascolare, oltre che il potenziale cancerogeno, non sono considerati probabili, ma le prove disponibili non permettono di escluderli. Per questo, l’Efsa riprenderà in mano il dossier tra due o tre anni, quando saranno disponibili i risultati di uno studio di ricerca di lungo termine condotto nell’ambito del programma nazionale di tossicologia degli Stati Uniti (US National Toxicology Program). Si prevede che questo studio possa sciogliere le ultime incertezze sugli effetti tossici di questo composto.


Stampa Invia