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Dolcificanti? Meglio lo zucchero, ma con moderazione

24 maggio 2016
dolcificanti

24 maggio 2016

Sostituire lo zucchero coi dolcificanti? Non è la soluzione migliore per perdere peso. Questo perché alcuni dolcificanti artificiali, presenti nei prodotti cosiddetti "light", potrebbero favorire diabete e obesità invece di prevenirli. Piuttosto è meglio imparare a ridurre la quantità di zucchero.

I dolcificanti artificiali sono sempre più presenti nella nostra dieta. Bibite, cereali, biscotti, yogurt e marmellate “light”  guadagnano spazio nelle dispense, avendo come complici anche martellanti campagne pubblicitarie. E che sia solo per una maggiore attenzione alla linea o per una questione di salute, tra quelli che devono ridurre lo zucchero (come i diabetici), sta di fatto che si tratta di una tendenza sempre più in crescita. La consapevolezza dei danni provocati dal consumo eccessivo di zucchero è sempre più diffusa e ci spinge sui prodotti a zero calorie. Lo sanno bene anche le industrie alimentari: piuttosto che perdere posizione nel mercato, si specializzano in prodotti light. Coca Cola ne è un esempio lampante: considerata ormai come la bevanda ipercalorica per eccellenza, è ora proposta in diverse versioni edulcorate, tra cui la nuovissima Coca Cola Life, dolcificata con zucchero e stevia. “Life” è dolcificata con zucchero e stevia. Le calorie a bicchiere sono 68, cioè 17 g di zucchero, pari a circa 3 cucchiaini e mezzo, meno quindi della Coca Cola classica ma più di quelle Light e Zero. Nella nostra inchiesta abbiamo scoperto che è fortemente sconsigliato sostituire lo zucchero con i dolcificanti e che bisogna invece consumarlo con moderazione.

Zucchero sì, ma con moderazione

Il presupposto di partenza è  che  è ormai assodato che lo zucchero (glucosio, fruttosio e in generale lo zucchero da tavola), nelle quantità in cui siamo abituati a consumarlo, è causa di molti problemi di salute. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha ulteriormente abbassato la soglia di zuccheri raccomandabile: se finora era considerato accettabile un consumo di zuccheri pari al 10% della quantità di energia assunta durante una giornata, adesso viene proposta un’ulteriore riduzione fino al 5% (circa 25 grammi, cioè cinque cucchiaini da tè). Vista così, quindi, sapere che il mercato offre alternative senza zucchero può sembrare una buona notizia.

Edulcoranti? Non è la soluzione

Sulla sicurezza degli edulcoranti artificiali, però, il consenso non è unanime. Per decenni sono stati al centro di molte diffidenze: negli anni ‘80 si sospettava che la saccarina fosse cancerogena, più tardi è stata la volta dell’aspartame. Tutti dubbi poi smentiti dagli studi. Attualmente tutti i dolcificanti utilizzati nei prodotti alimentari sono stati studiati e approvati da una commissione scientifica europea, che ne stabilisce anche una dose giornaliera ammissibile (Dga) a ulteriore garanzia di sicurezza. Alcune ricerche, poi, hanno dimostrato in passato che queste sostanze possono aiutare a controllare il peso con benefici per la salute. Eppure su alcuni di questi sostituti si stanno addensando nuove ombre, come il sospetto che possano favorire diabete e obesità invece di prevenirli. La parola definitiva non c’è ancora, ma nel frattempo la cautela è d’obbligo. Inoltre, a ben pensarci, è paradossale che le stesse aziende alimentari che continuano a formulare alimenti estremamente ricchi di zuccheri, nello scaffale a fianco ci allettino con la loro copia edulcorata. Ma vediamo come stanno davvero le cose nel dettaglio.

Accettabili, sconsigliati o a rischio di sovradosaggio

Gli edulcoranti intensivi, quelli cioè che forniscono un intenso gusto dolce con pochissime o addirittura senza calorie, sono una categoria molto ampia. Il loro profilo di sicurezza, sebbene tutti siano tecnicamente accettabili secondo l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), non è però sempre cristallino. Nella nostra banca dati sugli additivi gli edulcoranti sono divisi in tre categorie: accettabili, sconsigliati o a rischio di sovradosaggio.  

Il gruppo degli “accettabili” è piuttosto eterogeneo. 

  • L’aspartame è stato definitivamente scagionato dal sospetto di essere cancerogeno. Consideriamo il suo utilizzo accettabile, sebbene possa provocare reazioni allergiche in alcuni soggetti sensibili e non sia adatto a chi soffre di una rara malattia genetica (fenilchetonuria). 
  • La stevia è un dolcificante di origine naturale con un potere dolcificante 300 volte superiore rispetto allo zucchero. Lo consideriamo accettabile a patto che non si superino le dosi consigliate.

Tra quelli “a rischio di sovradosaggio” c’è l’acesulfame k che, insieme all’aspartame, è un edulcorante a zero calorie tra i sostituti dello zucchero più studiati e usati nel mondo, e per questo il rischio di superare la dose giornaliera massima accettabile è alto. Si trova in tantissimi prodotti e anche come “dolcificante da tavola”, in compresse o bustine. Il suo potere dolcificante è alto, fino a 200 volte superiore a quello dello zucchero. È spesso usato in combinazione con altri dolcificanti per smorzare il loro retrogusto amaro:

  • approvato sia dalla nostra autorità di sicurezza (Efsa) sia dalla Food and drug administration americana (Fda) per molteplici usi, è uno tra i dolcificanti più sicuri, a patto che non si superi la dose giornaliera raccomandata di 9 mg/kg corporeo.
  • Poiché è molto usato e diffuso, il rischio di sovradosaggio è reale.

Quelli “sconsigliati” sono invece la saccarina e il ciclamato, due sostituti dello zucchero che ci piacciono poco. Sebbene entrambi siano stati ampiamente scagionati dal sospetto di provocare il cancro restano due sostanze sconsigliabili. Per diversi motivi:

  • la saccarina è la sostanza su cui si sono concentrati i risultati dell’ultimo studio sugli edulcoranti e la loro capacità di favorire diabete e obesità. Sembra che proprio questo dolcificante, più di altri, abbia un effetto sulla flora intestinale tale da spingere l’organismo a usare male il glucosio, innescando un effetto opposto. Inoltre, ha uno sgradevole retrogusto metallico. 
  • Per il ciclamato e i sali di ciclamato, invece, il problema è la dose: non è stata ancora stabilita una dose giornaliera accettabile di riferimento. Negli Stati Uniti, a causa dei sospetti di cancerogenicità sollevati alcuni anni fa (poi smentiti), è attualmente ancora un edulcorante vietato.

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