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Sostanze chimiche: dall'imballaggio al piatto. Come evitare i rischi di migrazione

08 febbraio 2016

08 febbraio 2016

Sapevi che molte delle sostanze usate nei materiali per gli imballaggi o presenti negli oggetti destinati a entrare in contatto con gli alimenti possono passare in ciò che mangiamo? E non sempre se ne conoscono i possibili effetti sulla salute. Ecco cosa fare per gustare i tuoi cibi in tutta sicurezza.

A sostenerlo è Koni Grob, chimico dell’Autorità per la sicurezza alimentare del cantone di Zurigo. L’esperto da molti anni si occupa di studiare il fenomeno della cosiddetta migrazione degli agenti chimici negli alimenti: anche se esistono delle precise norme europee che ne dovrebbero garantire la sicurezza, afferma, sono ancora molte le questioni che restano senza risposta. 

Migrazione: che cos’è?

Tutto ciò che entra in contatto con gli alimenti, può rilasciare sostanze chimiche, per contatto diretto o in diretto: questo fenomeno è detto migrazione. A oggi sono state analizzate e approvate circa 1500 sostanze chimiche che possono entrare in contatto con gli alimenti, mentre per tutte le altre regna l’incertezza. Cosa possiamo fare in concreto per limitare questo fenomeno?  Il rischio può essere minimizzato, ma non lo si può evitare del tutto. La maggior parte delle sostanze che migrano sono il risultato di reazioni chimiche e spesso non sono state neppure identificate.

Come evitarla

Alcune sostanze chimiche migrano più facilmente quando l’alimento entra in contatto diretto con ciò che lo contiene: quando si scalda il cibo, in presenza di grassi o in caso di contatto prolungato, come per i prodotti a lunga conservazione. Generalmente questo problema non si verifica per gli alimenti freschi o congelati, ma la migrazione è maggiore negli alimenti trasformati, come le salse ricche di grassi, trattate termicamente nei loro contenitori. Il forno a microonde non presenta rischi di migrazione superiori rispetto agli altri modi di riscaldare i cibi. Lavare i contenitori e gli strumenti per cucinare al primo utilizzo elimina soltanto le sostanze solubili, invece il loro uso ripetuto riduce il rischio, perché i materiali rilasciano progressivamente le loro sostanze e quindi diventano “più puliti” con il passare del tempo.

I materiali più sicuri: quali sono?

Difficile dirlo con certezza, tuttavia il vetro sembra ancora la soluzione migliore, davanti all’acciaio inossidabile di buona qualità. Per valutare il rischio concreto bisogna anche tenere conto delle dimensioni della superficie in contatto con l’alimento (più è piccolo il contenitore, maggiore sarà la migrazione) e del tipo di contatto: i materiali usurati o scoloriti sono spesso più sicuri degli utensili nuovi. Per esempio: quando il rivestimento antiaderente di una padella si stacca, rischiamo di ingerire particelle di teflon, ma il nostro organismo non le assorbe: saranno semplicemente eliminate senza alcuna conseguenza per la salute. Paradossalmente il rischio di migrazione è più alto con una padella nuova il cui strato antiaderente non ha ancora completato il processo di polimerizzazione. La stessa cosa vale per i contenitori di plastica: più sono usati e più diminuisce la migrazione.

I materiali più a rischio

I materiali a cui bisogna prestare maggiore attenzione, poichè a rischio migrazione, sono:

  • Acciaio inox di bassa qualità: può rilasciare cromo, nichel e manganese;
  • cristallo e ceramica: possono rilasciare metalli pesanti come cadmio e piombo;
  • utensili in plastica: possono lasciare ammine aromatiche;
  • melammina, usata per piatti e stoviglie: può rilasciare formaldeide.

Parola d’ordine: riutilizzare 

Se un imballaggio recuperato dopo l’acquisto è riutilizzato per alimenti dello stesso tipo, in circostanze simili e preventivamente ben pulito, non ci sono rischi particolari. Le bottiglie in PET dell’acqua possono tranquillamente essere usate per altri liquidi come l’aceto o l’olio. Attenzione, però, a non sottoporre gli imballaggi a stress per cui non sono stati pensati: per esempio, meglio non riscaldare un alimento in una vaschetta del gelato. I fogli d’alluminio non rilasciano quantità pericolose di alluminio, anche se vi si avvolge un alimento acido. Invece per quel che riguarda la pellicola, è importante distinguere il polietilene dal PVC. Quest’ultimo aderisce un po’ meglio ed è dunque più facile da usare, ma può rilasciare plastificanti negli alimenti grassi come il formaggio o la carne. La maggior parte delle pellicole in vendita sono in polietilene e la composizione è a volte indicata sulla confezione.

Gli effetti 

Non c’è alcun rischio di intossicazione acuta, ma possono emergere effetti a lungo termine. I sintomi possono passare inosservati, ma non è da escludere, per alcune sostanze, un maggiore rischio di tumore o di diminuzione della fertilità. Spesso la causa esatta dei nostri problemi di salute rimane sconosciuta e potrebbero dunque essere provocati da un’intossicazione cronica dovuta alle sostanze chimiche presenti nel nostro ambiente, comprese quelle che migrano negli alimenti dagli imballaggi. Purtroppo ogni anno vengono spesi quantitativi di denaro enormi per migliorare l’aspetto estetico e le performance degli imballaggi, ma troppo poco per garantirne una maggiore sicurezza. 

È bene quindi abituarsi a usare i materiali più sicuri (per esempio, il vetro) e a scaldare il cibo in recipienti idonei a questo uso.

Nella nostra inchiesta abbiamo passato in rassegna alcuni dei materiali utili all'imballaggio e alla conservazione degli alimenti, insieme a pochi e semplici consigli da seguire per evitare i rischi di migrazione.


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