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La prima semina di Ogm in Italia: garanzie non ideologie

05 febbraio 2010
ogm

05 febbraio 2010

Una recente sentenza del Consiglio di Stato segna, almeno sulla carta, un punto a favore di coloro che vogliono coltivare Ogm in Italia. Stabilire regole ferree.

Ricorso accolto
I giudici amministrativi, infatti, accogliendo il ricorso di un agricoltore di Pordenone (vicepresidente di Futuragra, un'associazione di imprenditori agricoli pro Ogm), hanno imposto al ministero dell'Agricoltura di concludere entro 90 giorni il procedimento di autorizzazione alla coltivazione di mais geneticamente modificato che sia già stato autorizzato a livello comunitario, senza aspettare la decisione delle Regioni sui piani di coesistenza.

Cosa potrebbe succedere
In sostanza, dai primi di aprile, se non succederà nulla di nuovo, in Italia si potrebbe iniziare a coltivare il mais, l'unico prodotto Ogm autorizzato per la coltivazione in Europa. Si tratta di una pianta modificata geneticamente per resistere all'attacco della piralide, un parassita che la fa ammuffire.

La nostra opinione
Da quando sono nati, gli Ogm hanno coalizzato due fronti in netta contrapposizione, che non hanno saputo dialogare con i termini delle evidenze, delle esperienze e del rigore scientifico. L'ideologia pro e contro è ora l'unico motore del dibattito, e non è stata mai in grado di misurare i reali interessi dei cittadini e di accogliere le loro istanze.

A priori, lo abbiamo sempre detto, non siamo mai stati contrari al progresso delle biotecnologie. La questione, però, richiede oltre che rigore scientifico, una particolare attenzione all'"utilizzatore finale" degli Ogm, cioè i consumatori. I quali, a quanto stanno le attuali conoscenze, non trarranno alcun beneficio particolare dalla coltivazione massiccia di Ogm, né di reperibilità dei prodotti né di prezzo.

Riteniamo che la libertà di scelta sia sacrosanta, non solo però per i coltivatori italiani che ora vogliono puntare sul transgenico.
Perché tutti siano garantiti è necessario stabilire regole ferree, per esempio sulla distanza che devono avere le diverse coltivazioni per evitare rischi di contaminazioni: attualmente i piani di coesistenza non sono ancora stati approvati e la sentenza amministrativa in qualche modo scavalca forzosamente questa problematica perché ha stabilito che anche in mancanza dei piani di coesistenza regionali gli Ogm già autorizzati possono essere coltivati

La libertà di scelta deve averla anche il consumatore. Ecco perché da sempre ci battiamo affinché tutti i prodotti contenenti Ogm siano etichettati, compresi carne, latte e latticini provenienti da allevamenti in cui si usano mangimi transgenici. Un recente sondaggio inglese ha fatto emergere la chiara volontà dei consumatori d'oltremanica di avere questa informazione in etichetta.

Bisogna avere serie garanzie che in futuro, anche se le coltivazioni Ogm prenderanno piede in Europa, i consumatori potranno ancora scegliere prodotti non transgenici, sia essi provenienti da coltivazioni tradizionali o biologiche.

Servono, infine, ulteriori garanzie di sicurezza. Garanzie che, a nostro avviso, potranno arrivare soltanto dalla ricerca pubblica e indipendente. Non da quella finanziata dalle multinazionali produttrici di questi semi. L'Alto consiglio delle biotecnologie francese, il principale organo consultivo in materia di Ogm, si è pronunciato contro il rinnovo dell'autorizzazione per il Mon 810, il mais della Monsanto approvato per la coltivazione in Europa. Appellandosi alla clausola di salvaguardia, il governo francese ha sospeso la coltivazione di questo mais Ogm insieme a Germania, Ungheria, Austria, Lussemburgo e Grecia.

La via degli Ogm è una via senza ritorno: se anche volessimo intraprenderla dobbiamo essere consapevoli anche dei risvolti economici che questo comporta, tenuto conto che le attuali detentrici dei brevetti sulle piante modificate coltivabili e consumabili sono solo due multinazionali americane.


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