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La trasparenza nella comunicazione del rischio alimentare

01 luglio 2009

01 luglio 2009

Franca Braga - Altroconsumo - Associazione Indipendente di Consumatori

L'Italia può vantare una produzione alimentare di qualità e ragionevolmente sicura, ma il cittadino italiano è tra i più sfiduciati d'Europa e troppo spesso quando sorge un problema si trasforma in "scandalo alimentare". Il problema urgente non è incrementare e migliorare i controlli, anche se uno sforzo in tal senso non deve mai mancare, bensì rivedere la comunicazione del rischio.

Nel nostro paese possiamo ragionevolmente contare su alimenti sani e controllati per tradizione, cultura, sistemi di produzione e attività di controllo. Non è azzardato affermare che qualità e sicurezza igienica degli alimenti abbiano uno standard piuttosto elevato.

Questo ovviamente non significa che non ci siano problemi. Ritiri di prodotti, sequestri, crisi alimentari sono anche da noi una realtà. L'Italia peraltro vanta il record tra i paesi europei del maggior numero di segnalazioni al sistema di allerta rapido europeo, il che non indica solo che ci siano in effetti problemi alimentari, ma è anche una conferma del fatto che a casa nostra i controlli vengono fatti.

Forse, però, il più grave dei problemi è che parlare di sicurezza alimentare in Italia non è facile. I problemi di sicurezza alimentare diventano troppo spesso, senza che ve ne siano reali motivazioni, "scandali alimentari". È importante analizzare questo fenomeno, comprenderne le ragioni per individuare come cambiare questa pericolosa tendenza, che porta non solo confusione e sfiducia del consumatore, ma anche danni economici rilevanti al nostro sistema produttivo.

Il consumatore di oggi è indubbiamente più esigente di un tempo in termini di sicurezza alimentare e chiede maggiore informazione.

Chi produce, chi controlla, chi ha una conoscenza approfondita della realtà produttiva afferma, e non a torto, che la produzione alimentare odierna sia decisamente più sicura di un tempo e che il consumatore sia disinformato. Forse il consumatore è disinformato, ma è soprattutto più esigente e questa sua esigenza va rispettata.

Parlando di rischio legato al verificarsi di un problema di sicurezza alimentare è opportuno chiarire che il rischio è la probabilità che si verifichi un determinato fenomeno.

Esiste il rischio reale ed esiste poi il rischio percepito. Le motivazioni di tale percezione sono complesse e molteplici, certamente non basate su evidenze scientifiche, ma è un grave errore non tenerne in debito conto bollandole come irrazionali.

Tra il rischio reale e il rischio percepito troviamo i mass media: sono loro che traducono in linguaggio accessibile a tutti, sono loro che mettono in comunicazione due mondi che non si parlano come la comunità scientifica e l'opinione pubblica. Peccato che in questo passaggio l'informazione troppo spesso venga distorta e amplificata, con la conseguenza che una grave distorsione dell'informazione porti a un rischio percepito lontano dal rischio reale.


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