News

Piombo, a rischio i bambini

03 maggio 2010
piombo

03 maggio 2010

Il piombo va tenuto alla larga dai bambini. A dirlo sono gli esperti sui contaminanti dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA). Un loro recente studio ha messo in luce i potenziali rischi per la salute legati alla presenza di piombo negli alimenti e al suo assorbimento.

Ecco le conclusioni a cui sono giunti: gli attuali livelli di esposizione al piombo non costituiscono un pericolo per la salute della maggior parte delle persone adulte. Lo stesso purtroppo non vale per i più piccoli: la preoccupazione che emerge dalla ricerca riguarda proprio i possibili effetti sullo sviluppo neurologico dei bambini.

Piombo: dall’industria all’insalata
Il piombo è un contaminante ambientale: proviene da attività di estrazione mineraria, dall’industria siderurgica e delle batterie. L’inquinamento ambientale si ripercuote sulla contaminazione degli alimenti: riguarda in particolare i cereali e i prodotti derivati, gli ortaggi a foglia e l’acqua di rubinetto. Esiste poi un’esposizione al piombo di origine non alimentare: si verifica entrando in contatto per esempio con la polvere di casa e il suolo. Se questa esposizione è piuttosto trascurabile per gli adulti – come si può facilmente immaginare - non lo è per i bambini.

Servono misure concrete
La Commissione europea ha chiesto all’Efsa un parere sugli attuali livelli di esposizione al piombo (fissati nel 1992).
Per poter fare le sue valutazioni, l’Efsa ha raccolto i dati sulla concentrazione di piombo in 140.000 alimenti di 14 Stati Membri e della Norvegia tra il 2003 e il 2009 e ha fatto quindi una stima sulla sua possibile assunzione da parte di diverse fasce della popolazione.
Conclusione? La dose settimanale tollerabile fino ad oggi presa in considerazione non è più adeguata (ma la nuova non è ancora stata fissata). I più a rischio sono risultati neonati, bambini e donne in gravidanza: nei loro confronti la preoccupazione maggiore è legata proprio agli effetti potenziali sullo sviluppo neurologico. Trascurabile, invece, il rischio di effetti sul sistema cardiovascolare o sui reni per la popolazione adulta in generale.
Dati alla mano, dunque, è necessario adottare subito misure concrete per ridurre l’esposizione al piombo della popolazione sia da fonti alimentari sia ambientali. Ci auguriamo che la Commissione europea e gli Stati Membri non perdano tempo.


Stampa Invia