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Scandalo formaggi avariati: ecco le condanne

17 ottobre 2013
scandalo formaggi

17 ottobre 2013

Condannati dal Tribunale di Cremona due produttori e tre veterinari ASL. Altroconsumo si era costituita parte civile. Uno scandalo che non deve essere dimenticato.

Si è finalmente concluso con la condanna dei principali imputati il processo di Cremona sullo scandalo dei formaggi adulterati. Era iniziato nel 2009 e in questo processo Altroconsumo si era costituita parte civile a tutela della salute pubblica.

Sono stati condannati due responsabili delle aziende coinvolte, Megal e Tra.de.l, colpevoli di adulterazione di prodotti alimentari, avendo immesso al commercio formaggi mescolati con altri destinati allo smaltimento o al consumo animale e avariati a causa della presenza muffe, inchiostri, residui di plastica, vermi, topi morti ed escrementi di roditori.

Sono stati condannati anche tre veterinari della ASL locale per abuso d’ufficio: anche se erano a conoscenza di quanto avveniva nelle aziende, non hanno assunto nei loro confronti alcun provvedimento per garantire il rispetto delle norme igienico-sanitarie e la salute dei consumatori.

La vicenda

Il processo si era aperto a Cremona il 13 ottobre 2009. Altroconsumo ha deciso da subito di partecipare attivamente a questo processo e il 7 marzo 2011 si è costituita Parte Civile, in rappresentanza dei consumatori che sono stati le vittime ignorate di questa frode gigantesca.

Ma cosa era successo? Le aziende condannate acquistavano formaggi avariati, ammuffiti, in cattivo stato di conservazione da una serie di fornitori che avrebbero dovuto smaltire questi prodotti come rifiuti speciali, il che ovviamente ha un costo.

Invece Tra.de.l e Megal  raccoglievano tutto, occultando l’operazione con un complesso giro di documentazione falsificata, e riinviavano il materiale a un processo di fusione (in alcuni casi imballaggi compresi), da cui ottenevano un semilavorato che veniva rivenduto a una serie di aziende, che lo usavano per produrre formaggi tipo sottilette o mix di grattugiati. E non stiamo parlando di sporadici episodi. La merce complessivamente sequestrata dalla Guardia di Finanza durante l’ispezione alla Tra.de.l è risultata essere pari a 238.503,85 kg.

Economicamente parlando un affare, un colpo di genio. Produzione di ricavi là dove avrebbero dovuto esserci solo costi. Legalmente un reato, che ha portato infatti ad una serie di condanne.

Le alte temperature di fusione, sanificando il prodotto, avevano evitato seri problemi di salute nell’immediato. Non sono stati segnalati casi di intossicazione o infezioni alimentari, ma non dimentichiamo che nel prodotto finale sono finiti anche gli involucri dei formaggi avariati. Pezzi di plastica e inchiostro con possibili conseguenze nel lungo periodo. 

Prodotti non più in commercio

Oltre alle due aziende condannate, sono ovviamente coinvolte in questa sporca vicenda anche le aziende che fornivano la materia prima avariata e quelle che compravano il semilavorato. All’epoca dei fatti, sono circolati sulla stampa elenchi di nomi, che includevano sia aziende poco note, che vendono soprattutto all’estero, sia alcuni marchi conosciuti.

Non ci sembra utile né opportuno, oggi, ritirare fuori quelle liste: innanzitutto, oggi non ci sono sicuramente più in commercio prodotti provenienti da Tra.de.l e Megal, visto che le aziende sono state chiuse nel 2007. Inoltre, per accusare un produttore di colpe così gravi servono prove inoppugnabili del suo coinvolgimento, che al momento mancano. Non è agevole neanche distinguere un produttore che partecipava all’operazione da chi ne è stato a sua volta vittima inconsapevole.

Ai consumatori preoccupati per la propria salute, possiamo consigliare di controllare la lista degli ingredienti dei formaggi: quelli che contengono solo latte, caglio e sale (e non “sali di fusione”) non sono prodotti di fusione e sono quindi sicuramente estranei a problemi di questo tipo.


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