Guida all'acquisto

Come scegliere il vino

26 marzo 2018
coppia cena

26 marzo 2018
Trovare il vino giusto può essere un'impresa e sicuramente dipende anche dai gusti personali. Ma per trovare la bottiglia migliore ci sono alcuni consigli generali validi per tutti e anche il nostro test su oltre 300 prodotti.

Trovare una buona bottiglia di vino non è semplice. Un po' dipende dai gusti personali, un po' dai produttori (se vendemmia, spremitura, vinificazione e imbottigliamento non sono stati fatti bene c'è poco da fare), ma ci sono alcuni trucchi per fare la scelta giusta. E per non sbagliare puoi consultare il nostro test su oltre 300 vini

Leggi l'etichetta

Leggere l'etichetta è il primo passo per scegliere un buon vino. Esistono delle indicazioni sono obbligatorie per legge, quali:

  • categoria del prodotto vitivinicolo (cioè vino, vino spumante, vino ottenuto da uve appassite..), obbligatoria solo per i vini senza una denominazione o indicazione di origine;
  • denominazione di vendita: che cosa s’intende? Per esempio, per un vino DOP bisogna indicare l’espressione europea “Denominazione di Origine Protetta” o “DOP” e il nome della rispettiva denominazione (es. “Barolo DOP”). Questa espressione può essere però omessa se è riportata la rispettiva menzione tradizionale italiana: in questo caso, cioè, potremmo anche trovare indicato in etichetta “Barolo Docg” (Denominazione di Origine Controllata e Garantita). Lo stesso accade se avessimo considerato un vino Doc, cioè a Denominazione di Origine Controllata;
  • provenienza: es: per i vini italiani senza denominazione bisogna indicare: “prodotto in Italia”  o “vino di Italia”; per i vini DOP e IGP prodotti in altri stati, bisogna indicare “prodotto in” o “vino di..” seguito dal nome dello stato membro o del paese terzo in cui il vino è stato prodotto;
  • volume nominale, cioè la quantità di vino contenuta nella bottiglia (le bottiglie standard hanno un volume nominale di 750 ml);
  • grado alcolico effettivo, che indica la quantità (in ml) di alcol etilico presente in 100 ml dello stesso vino;
  • annata: è obbligatoria solo per i vini DOP (cioè DOC e DOCG); sono esclusi i vini spumanti, frizzanti e liquorosi;
  • indicazione dell’imbottigliatore (nome o ragione sociale, comune e stato membro). Per i vini spumanti è richiesto, invece, il nome del venditore;
  • l’indicazione del lotto: per lotto si intende un insieme di unità di vendita (es. bottiglie o damigiane) prodotte o confezionate in circostanze identiche, il che permette di identificare e rintracciare il vino;
  • l’indicazione di eventuali allergeni aggiunti, come i solfiti (e dal 2012 anche uova e latte, se presenti al di sopra di un certo limite come residui delle operazioni di chiarificazione per illimpidire i vini);
  • l’indicazione della quantità di zucchero, obbligatoria solo per i vini spumanti (attraverso i termini ben definiti dalla legge come “brut”,“extra dry”, “dolce”, ecc.)

Esistono tuttavia altre indicazioni facoltative che sarebbero di grande utilità per il consumatore, come: il nome del produttore, il metodo di produzione (per esempio l'invecchiamento), la varietà d'uva utilizzata, gli abbinamenti consigliati.

I vini invecchiati

Durante l’invecchiamento dei vini si hanno reazioni di evoluzione del colore, del sapore e degli aromi che portano a un miglioramento delle caratteristiche organolettiche di un vino: durante questa fase infatti il vino si stabilizza, si armonizza nel gusto (si ammorbidisce, l’astringenza in parte si attenua) e nell’aroma (se vengono utilizzate botti e sono nuove, il vino può acquistare sentori di vaniglia, tostato, chiodi di garofano, noce di cocco derivanti dal legno). In genere quindi, un invecchiamento porta ad aromi più complessi e a una maggior struttura, ma, come accade per il grado alcolico, non è l'unico elemento capace di rendere grande un vino.

La gradazione alcolica dei vini

Non è detto che un vino con un alto grado alcolico sia più buono. È vero che le componenti del vino che donano corpo, cioè struttura al vino, sono l’alcol e l’estratto (quest’ultimo formato da acidi, zuccheri, polifenoli, sali minerali, glicerina, glucidi e altri componenti ancora), e che quindi più queste sostanze aumentano più è elevata la percezione di spessore e corpo, il che dona sensazioni positive in un vino. Ma da sola questa caratteristica non è sufficiente per rendere un vino di qualità. Un vino può essere corposo, ma per esempio non equilibrato al gusto (il buon gusto di un vino risulta dall’equilibrio tra acidità, alcol e tannini), oppure presentare all’olfatto profumi sgradevoli o poco intensi, o può essere poco persistente dopo essere stato deglutito (presentando quindi caratteristiche che vanno a deprimere il piacere nell’assaggio di un vino).

Vini di uguale annata e denominazione non sono uguali

Questo accade perché i disciplinari di produzione non sono così rigidi e prevedono un certo margine di variabilità. Per esempio, per produrre il Rosso di Montepulciano, la legge stabilisce che debba essere utilizzato Sangiovese per almeno il 70 %, a cui è possibile aggiungere fino a un massimo del 30 % uve idonee alla coltivazione nella regione Toscana, purché la percentuale dei vitigni a bacca bianca non superi il 5%. Ogni produttore, quindi, ha già in questa prima fase tali margini per poter caratterizzare il proprio prodotto. Non è previsto poi, sempre per il Rosso di Montepulciano, un periodo di invecchiamento obbligatorio, così come un periodo minimo di affinamento in bottiglia, per cui anche in questi casi ogni azienda procede senza particolari vincoli. In più è da considerare anche l’attenzione che ogni azienda riserva nel mantenere standard qualitativi elevati in ogni passaggio dell’intero processo. Ne consegue quindi che i vini possono avere caratteristiche anche molto differenti tra loro, pur avendo la stessa denominazione.


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