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Attenti all'alcol

01 dicembre 2010
alcool

01 dicembre 2010

Bere in eccesso è un’abitudine piuttosto diffusa, soprattutto tra i giovani. Però abbandonare l’amaro calice è possibile, come emerge dalle vostre esperienze.

Alzare troppo il gomito
Quando il rapporto con la bottiglia può nascondere potenziali pericoli? Non c’è una regola, non tutti gli amanti del bere sono da considerare a rischio, ma il confine tra un costante consumo di alcol e la dipendenza vera e propria è labile. Il problema emerge quando l’uso diventa abuso, quando alzare il bicchiere serve a sentirsi a proprio agio in situazioni sociali, a vincere ansie e tensioni, a procurarsi un senso di sicurezza o a superare ostacoli psicologici, come insicurezza o timidezza. Qui più facilmente si innesta la dipendenza e quindi l’alcolismo. Un fenomeno non raro: l’11% delle oltre cinquemila persone da noi intervistate ha raccontato di aver avuto un parente con problemi dovuti all’alcol.

Bere è un rischio per la salute
A furia di bicchieri, la salute può essere rovinata in modo irreparabile. Un primo sintomo è la depressione. Il ricorso frequente alla bottiglia inibisce un importante compito del cervello, la produzione di endorfine, sostanze che danno un senso di benessere, le stesse stimolate dall’attività fisica. Bicchiere dopo bicchiere, il cervello assolve sempre di meno alla sua funzione di “produttore di benessere”, che passa invece all’alcol.
Ci sono, poi, una serie di danni anche gravi all’organismo dovuti all’eccesso di alcol. Uno degli organi più colpiti è il fegato, che si ammala di epatite, che può degenerare in cirrosi (frequente motivo di morte tra gli alcolisti). Ma l’elenco degli organi a rischio è lungo: pancreas, stomaco, esofago e bocca sono soggetti a infiammazioni e a gravi malattie. L’alcol è anche un fattore di rischio per il tumore alla mammella.

I giovani di fronte alla bottiglia
Secondo l’Istat un ragazzo su cin-que e una ragazza su dieci beve in modo rischioso per la salute e la sicurezza. Un comportamento a rischio è il consumo fuori pasto, in crescita in particolare tra i giovanissimi tra i 14 e i 17 anni, con una percentuale raddoppiata ne- gli ultimi quindici anni, arrivata al 23% tra i maschi e al 14% tra le femmine.
Dalle risposte al nostro questionario emerge che i maschi cominciano a bere prima delle donne, attorno ai 15 anni, età che si sta progressivamente abbassando. Una tendenza preoccupante, quella di iniziare a bere sempre più precocemente, visto che le ricerche mostrano che chi si accosta all’alcol prima ha più probabilità di diventare dipendente.

Combattere l’alcolismo
Il primo passo è ammettere di avere problemi con l’alcol, poi però occorre farsi aiutare.
- Le istituzioni. In Italia, all’interno del servizio pubblico, la cura delle persone dipendenti dall’alcol è affidata ai Servizi alcologici del Servizio sanitario nazionale. Istituiti presso le Asl, offrono l’aiuto di medici, psicologi e assistenti sociali, oltre a programmi di riabilitazione e di reinserimento lavorativo.
- Le associazioni. Sparse sul territorio esistono diverse associazioni di volontariato, come gli Alcolisti Anonimi, i Club degli alcolisti in trattamento e gli Al-Anon. Mentre i medici di base non sono considerati un aiuto valido da molti degli intervistati, i gruppi di auto-aiuto soddisfano più di ogni altro intervento.


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