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La sicurezza si garantisce non si discute

27 aprile 2009

27 aprile 2009

I produttori di caschi moto hanno lanciato una controffensiva, dopo la pubblicazione del nostri test, finalizzata a dimostrare che le regole esistenti impongono un livello di sicurezza meno elevato di quello che Altroconsumo ha usato come parametro di valutazione nelle proprie prove.

I produttori di caschi moto hanno lanciato una controffensiva, dopo la pubblicazione del nostro test, finalizzata a dimostrare che le regole esistenti impongono un livello di sicurezza meno elevato di quello che Altroconsumo ha usato come parametro di valutazione nelle proprie prove. Insomma le garanzie di sicurezza che la legge riconosce ai motociclisti sono più basse di quelle che Altroconsumo ritiene che la legge preveda.

La vocazione della nostra associazione è proprio quella di battersi per migliorare i requisiti di sicurezza dei prodotti e lo facciamo da anni con i nostri test comparativi. Spesso nel fare questo lavoro siamo isolati, le stesse istituzioni non sempre ci seguono, e talvolta i produttori ci contestano. Ma noi continueremo a fare questo lavoro con determinazione perché rappresentiamo i consumatori ed è solo grazie a loro e per loro che operiamo mettendo a disposizione le nostre elevate professionalità, la nostra capacità critica e il coraggio di fare nomi e cognomi.

Detto questo veniamo nello specifico del punto contestato: i produttori ritengono che i caschi che nella prova di impatto-assorbimento hanno misure inferiori a 2400 + il 10% HIC (Head Injury Criterion) e accelerazione inferiore a 275 + il 10% g siano in regola. A nostro avviso invece la situazione è diversa. I produttori richiamano la disposizione 10.4.5 del regolamento ECE/ONU 22-05 che prevede:

  • "Le autorità competenti devono condurre ispezioni secondo l'allegato 12."
    Nell'allegato 12 nota 3 viene specificato che i test di conformità devono essere in accordo con la 10.5 ovvero fare riferimento al limite senza la tolleranza del 10% e se due caschi lo superano il prodotto non è conforme e non può essere sul mercato.
  • Sempre l'articolo10.4.5 prevede che "Nel caso in cui durante un'ispezione emergano risultati insoddisfacenti (ovvero dove il valore superi 1.1 L, con L limite prescritto per ogni test) l'autorità deve assicurarsi che siano prese tutte le misure necessarie a ripristinare la conformità di produzione il più presto possibile".

Questo implica che qualora l'autorità trovi prodotti che eccedono di oltre il 10% il limite previsto dalla normativa il problema non è solo relativo allo prodotto, ma va verificato e ripristinato anche l'intero processo produttivo presso il produttore.

La tolleranza per i prodotti sul mercato
Un altro punto emerso in questa discussione è che la tolleranza prevista dal regolamento sia da applicarsi ai prodotti prelevati dal mercato per sopperire il naturale deterioramento dei prodotti dalla linea di produzione allo scaffale. Nella ECE R 22-05 tale applicazione non è prevista.

Inoltre non sarebbe accettabile che i prodotti definiti conformi in linea di produzione non avessero più i medesimi requisiti dopo la distribuzione. Altrimenti quale protezione potremmo aspettarci da un casco che abitualmente riponiamo nel garage durante l'inverno e nel vano sottosella dello scooter in estate?

E il regolamento non basta
Sono svariate le critiche che si possono muovere a questo regolamento che nella versione attuale appare ancor più debole che nelle precedenti. In particolare il regolamento precisa che i cinque punti di impatto sui cui fare le misure siano predefiniti, il che rischia di indebolire l'efficacia del regolamento. L'omologazione dei caschi bici è più stringente di quella dei caschi moto; per tale aspetto, infatti, prevede che i punti di impatto possano scegliersi in modo casuale su tutta la superficie del casco. Questo previene la possibilità che un produttore rinforzi solo i punti di impatto previsti e definiti dal regolamento.


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