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Bollette elettriche: ma perché spendiamo di più?

26 maggio 2016
Bollette per l

26 maggio 2016

Rispetto all'anno scorso in tanti lamentano bollette per l'energia elettrica più care. Ma è davvero così oppure è solo un'impressione? Sì, i rincari ci sono stati e la motivazione è da attribuire alla modifica del sistema di tariffazione. Chi ha consumi più bassi accusa maggiormente il colpo, capiamo il perché.

Nonostante il prezzo delle materie prime ai minimi storici, sono tanti i consumatori che segnalano bollette per l'energia elettrica sempre più care. Rispetto all'anno scorso, infatti, i consumatori che hanno notato fatture più salate si moltiplicano un po' ovunque. Ma si tratta solo di un'impressione sbagliata, oppure è aumentato davvero qualcosa? La prima cosa da fare, in questi casi, è valutare se la tua tariffa per l'energia elettrica è davvero la più conveniente: mettila a confronto con le altre per capire se ci sono alternative che ti fanno risparmiare.


Confronta le tariffe per la luce

Si supera la tariffazione a scaglioni

Gli aumenti ci sono stati, è vero, e la ragione principale è da ricercare nella riforma della tariffa elettrica, partita all'inizio dell'anno e che si concluderà nel 2018. Di cosa si tratta? In pratica, con questa riforma, si punta a superare l'attuale struttura tariffaria che prevede, per alcune voci, una struttura a scaglioni. L'importo pagato, così, aumenta in maniera più che proporzionale al consumo, passando da uno scaglione all'altro. Le voci che si articolano secondo questa modalità non sono tutte, ma la loro presenza si fa sentire sulla spesa finale. Sono le cosiddette tariffe di rete, quindi quanto pagato per far arrivare l'energia a casa nostra e i corrispettivi per la gestione e la lettura del contatore, a cui bisogna aggiungere gli oneri di sistema, ovvero quanto pagato per mantenere in equilibrio il sistema elettrico, per finanziare gli incentivi alle fonti rinnovabili e altre voci minori.

Quali voci incidono maggiormente sulla spesa

La spesa per l'energia elettrica è aumentata a causa del forte incremento delle quote fisse, che in bolletta compaiono sotto "Spesa per il trasporto e la gestione del contatore". Solo il fatto di avere un contatore, perciò, ha fatto passare la quota fissa dai 7 agli oltre 14 euro all'anno, quindi praticamente la spesa è raddoppiata. Stessa cosa anche per la cosiddetta quota potenza, applicata per ogni Kw di potenza disponibile, passata dai 6,6 del 2015 agli attuali 9,64 euro. Per entrare meglio nel dettaglio, un'utenza domestica da 3 Kw paga 16,45 euro, iva esclusa (ovvero i 7 euro in più per la quota fissa a cui bisogna sommare l'incremento della quota potenza 3,04 moltiplicato per 3 Kw). 

Un sistema pensato per limitare gli sprechi

Lo schema tariffario utilizzato fino all'anno scorso risale agli anni '70, quando fu introdotto per disincentivare gli sprechi. Un sistema che, indipendentemente dal nucleo familiare, premia chi ha bassi consumi. Chi vive da solo, perciò, avrà necessariamente consumi ridotti, ma non è detto che gli sprechi non ci siano. Dall'altro lato le famiglie numerose rischiano di pagare sempre di più con gli scaglioni più alti perché, nonostante i comportamenti virtuosi, per loro è più difficile contenere i consumi. Un altro aspetto importante è che la tariffa a scaglioni non consente di definire un prezzo unico per i KWh consumati, come avviene in tutti i mercati liberalizzati, come per esempio quello della telefonia.

Perché la riforma incide su chi ha consumi bassi

Con questa trasformazione in corso, l'Autorità per l'energia ha deciso di addebitare buona parte dei corrispettivi oggi a scaglioni sulle quote fisse e non più sulle voci di consumo. In particolare le due voci di cui abbiamo parlato prima: quota fissa e quota potenza. È questo il motivo per cui chi ha consumi più bassi accusa maggiormente il colpo. In questo caso, infatti, i corrispettivi sui KWh consumati pesano meno, quindi la loro diminuzione si fa sentire meno sul bilancio finale. Per chi ha consumi alti, viceversa, l'aumento delle quote fisse è compensato dalla diminuzione del prezzo dell'energia, mitigando così la spesa totale. 

Le stime dei consumi per famiglie e single

Per capire meglio l'entità di questi aumenti, facciamo qualche esempio. Confrontiamo il caso di una famiglia di quattro persone con il caso di una persona che vive da sola, nel primo caso ipotizziamo un consumo di 3.180 KWh e nel secondo un consumo di 1.100 KWh. Nell'ultimo trimestre del 2015, per queste due utenze, si stimava una spesa annua di 675 e 205 euro. A conti fatti, invece, in seguito alla riforma, la stima di spesa per la famiglia di quattro persone è di 632 euro, quindi in diminuzione di 43 euro, mentre quella della persona single passa dai 205 ai 211 euro, quindi in aumento. La ragione di queste differenze, come abbiamo spiegato, è quindi da attribuire alle quote fisse.

Anno Spesa annua in euro
(famiglia di quattro persone)
Spesa annua in euro
(single che vive da solo)
2015 675 205
2016 632 211



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