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Fotovoltaico: è ancora conveniente installarlo?

02 settembre 2013
fotovoltaico

02 settembre 2013

Chiuso il quinto conto energia, per gli impianti fotovoltaici nazionali è tempo di tirare le somme. È comunque conveniente scegliere un impianto dimensionato sui propri consumi? Abbiamo simulato un'installazione a Milano e una a Napoli. Attenzione anche agli interventi di manutenzione: spesso richiedono iter lunghi.

Concluso il quinto conto energia, presumibilmente l'ultimo atto degli incentivi diretti agli impianti fotovoltaici, è tempo di tirare le somme. Dopo sei anni di incentivazione, i risultati parlano di 531.242 impianti installati e una produzione di 18.862 GWh nel 2012, il 5,5% del consumo elettrico italiano, ovvero più del 20% della produzione di energie rinnovabili in Italia. Le detrazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie (che includono anche l'installazione di impianti fotovoltaici) sono passate dal 36 al 50% e prorogate fino a fine anno. A differenza del quinto conto energia, queste detrazioni si possono utilizzare in abbinamento allo scambio sul posto. A conti fatti, è comunque conveniente installare un impianto di questo tipo?

Meglio non superare di molto i propri consumi

Il nostro consiglio è quello di non superare di molto i propri consumi. Calcolando che una famiglia italiana ha un consumo medio di 2.700 kWh annui, le eventuali eccedenze possono essere portate a credito per gli anni successivi o, in alternativa, essere liquidate. Queste somme devono essere riportate nella propria dichiarazione dei redditi e quindi tassate. Al vantaggio economico della detrazione va aggiunto poi quello relativo allo “scambio sul posto”. Questa modalità permette di considerare la produzione del proprio impianto, a qualunque ora e giorno dell'anno, che va a compensare (se l'impianto è realizzato coerentemente con i consumi dell'abitazione) quanto si preleva normalmente dalla rete, andando ad abbattere i consumi energetici annuali e quindi i costi in bolletta. Calcolando che installare un impianto da 3 kW comporta una spesa media di 8.000 euro, che comprende anche la progettazione, l'installazione e le pratiche burocratiche, è opportuno valutare bene prima di scegliere un impianto di questo tipo. Il prezzo sale nel caso in cui siano necessarie anche operazioni straordinarie come interventi di edilizia sul tetto o per l'impianto elettrico, l'utilizzo di montascale o fissaggi particolari. Da non trascurare è anche l'eventuale necessità di interventi di manutenzione, che spesso richiedono iter lunghi e non semplici.

Le differenze tra Nord e Sud

Il rientro di metà del costo arriva passati 10 anni grazie alle detrazioni, mentre per ammortizzare il resto della spesa occorre basarsi sul mancato esborso per autoconsumo e il contributo per il sistema dello scambio sul posto. Possono essere quantificati in circa in 250 per il primo e in meno di 200 euro per il secondo per un impianto realizzato a Milano. Tenendo conto di un esborso annuo di circa 100 euro all’anno per manutenzioni ed eventuali rotture, il ritorno economico si aggira attorno ai 12 anni con un autoconsumo inferiore al 40%. Ricordiamo che dal decimo anno in avanti i ritorni economici sono dati solo dal mancato pagamento per l’energia acquistata e dal sistema attuale dello scambio sul posto. Le eventuali eccedenze di energia possono essere richieste al GSE (Gestore Servizi Energetici) in denaro, ma con la tassazione il ritorno è attorno ai 7 centesimi di euro per kWh. Simulando il medesimo impianto a Napoli, il ritorno economico si ipotizza nei 10 anni di utilizzo. Qui la producibilità dell’impianto sale a circa 1.400 kWh all’anno: per questo si può quindi valutare di installare anche impianti di 2 kW di potenza, con prezzi intorno ai 6.000 euro.


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