News

Sacchetti per la spazzatura il nostro test

01 ottobre 2011

01 ottobre 2011

Abbiamo messo alla prova 13 sacchetti per rifiuti di marche diverse, con diversi tipi di chiusura e, a titolo di confronto, anche due sacchetti biodegradabili dei supermercati. Il nostro test promuove la resistenza.

Buona la resistenza
Abbiamo sottoposto i 13 modelli a numerose prove di laboratorio, che hanno rilevato una buona resistenza dei sacchi per la tenuta dei liquidi, proprietà da non sottovalutare, dato che nelle molte zone di Italia dove non si effettua la raccolta del compost nel sacco nero finisce anche il rifiuto umido.
Buoni risultati anche per la resistenza alla perforazione, che è risultata del tutto indipendente dallo spessore del polietilene. Due dei sacchi più sottili hanno un’ottima resistenza; invece una marca che sull’etichetta si vanta di avere un “triplo strato rinforzato” ha ottenuto scarsi risultati nelle prove con il punteruolo.

Sacchetti biodegradabili: davvero vantaggiosi per l’ambiente?
La risposta non è così scontata. Bisogna fare attenzione ai diversi gradi di biodegradabilità. I marchi illustrati in basso garantiscono che le buste sono non solo biodegradabili, ma anche compostabili, cioè non contengono sostanze tossiche fin dalla loro produzione e si disintegrano in un impianto di compostaggio.
Al contrario, molti dei sacchetti commercializzati sono soltanto oxo-degradabili, ovvero se si disperdono nell’ambiente gli additivi che contengono permettono la loro frammentazione in 2-5 anni, ma non sono adatti a fare il compost.
Per essere davvero considerato ecologico un sacchetto deve essere anche compostabile. 

Marche testate
- Auchan
- Cagliplast
- Clair
- Conad
- Coop
- Domopak
- Esselunga
- Frio
- Pam
- Purio (Lidl)
- Sacme
- Virosac
- Wit (IN’S)

Guarda il video


Stampa Invia