News

Sommersi dai rifiuti

26 novembre 2010
rifiuti

26 novembre 2010

Le montagne di spazzatura che in questi ultimi mesi hanno riempito i nostri occhi sono in primo luogo frutto di gestioni sbagliate - nella raccolta e nello smaltimento - di irresponsabilità e di connivenze con la malavita, che trae profitti immensi dallo smaltimento dei rifiuti.

Il buon esempio funziona
Anche se fa cronaca, la situazione di Napoli è solo la punta dell’iceberg; la Campania è in buona compagnia con altre regioni in cui la situazione dei rifiuti è critica, e non solo nel sud Italia. Ogni anno produciamo circa 600 chili di spazzatura a testa, di cui il 40% rappresentato dagli imballaggi, cui devono aggiungersi tutti gli altri rifiuti speciali, quelli elettronici in testa.
La raccolta differenziata funziona in modo molto disomogeneo e i motivi sono tanti, in primo luogo lo scarso coinvolgimento della popolazione. Dove la raccolta differenziata è ben organizzata i cittadini sono felicissimi di fare la loro parte. Anche perché il beneficio è tangibile: i cittadini virtuosi sono premiati con una tassa sui rifiuti più sopportabile e sono gratificati da un ambiente più vivibile. All’estero ci sono da tempo modelli positivi in questo senso e producono consenso e profitto. Ci vogliono, però, regole chiare: avere indicazioni omogenee sarebbe d’aiuto per la messa in pratica di una buona raccolta differenziata. Si potrebbe per esempio utilizzare in tutte le regioni lo stesso colore per indicare la tipologia di materiale da differenziare al posto dell’arcobaleno confuso cui assistiamo oggi.

Un problema che si estende a macchia d’olio
Non si tratta solo di un problema di qualità della vita, di decoro, di ordine pubblico e responsabilità politiche nelle città
interessate. Il problema dei rifiuti riguarda tutti, per le conseguenze devastanti che la sovraproduzione e lo smaltimento hanno in termini di consumo di risorse, cambiamenti climatici, inquinamento di aria, terra e acqua. Per non parlare delle ricadute
sulla catena alimentare: il percolato, la parte liquida che i rifiuti rilasciano con la decomposizione, insieme a scarti industriali di chissà quale provenienza, avvelena le terre più fertili della Campania, dove si coltiva e si alleva per produrre il cibo che arriva nei nostri piatti.

Produrne meno, riutilizzare
L’industria deve impegnarsi nel progettare prodotti con il minor impatto ambientale e per ridurre al minimo gli imballaggi. La distribuzione deve preferire sui propri scaffali prodotti con imballaggi ridotti e offrire se possibile prodotti sfusi, a partire
dalla frutta e verdura, eliminando vaschette e cellophane.
Il problema è noto. La prima direttiva europea in materia – datata 1975! – parla già di prevenzione: dunque, primo, non si
devono produrre rifiuti. Qualora non sia possibile, i rifiuti devono essere, nell’ordine, riutilizzati, riciclati, recuperati, mentre lo smaltimento in discarica deve essere il più limitato possibile, perché rappresenta una perdita di risorse e una
responsabilità ambientale. I cittadini, però, devono essere messi in condizioni di fare scelte mirate a ridurli.


Stampa Invia