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Telefonia fissa: problemi di portabilità

01 novembre 2010
telefonia fissa

01 novembre 2010

A quattro anni dall'entrata in vigore del Decreto Bersani i disservizi nella telefonia fissa continuano. Cambiare operatore telefonico per il telefono fisso, recedere da un contratto, a volte semplicemente ottenere informazioni è difficilissimo. Lo dicono sia i dati delle denunce all'Autorità delle comunicazioni (in un anno sono arrivate all'AgCom quasi 5400 segnalazioni di disservizi), sia le storie dei nostri soci.

I disservizi più comuni
I problemi maggiori sorgono quando si voglia interrompere un contratto, per cambiare compagnia telefonica o semplicemente perché si è deciso di rinunciare al telefono fisso. C'è chi ha dovuto pagare 120 euro di "costi di disattivazione" nonostante il contratto ne prevedesse solo 30 e malgrado anche questi 30, secondo il Decreto Bersani del 2006, siano illegittimi. C'è chi ha continuato a pagare la bolletta per anni dopo la disdetta.

Il decreto Bersani e i reclami
Dal 2006 la legge prevede che non esistano penali per recedere da un contratto telefonico. Possono essere chiesti al cliente solo i reali costi di disattivazione, che devono essere motivati e giustificati. Suggeriamo di inviare tutti i reclami con raccomandata A/R. Abbastanza inutile è invece rivolgersi ai call center, se non per ottenere informazioni (a volte pure queste abbastanza imprecise).

La conciliazione
Se, anche dopo la raccomandata, non si ottiene risposta la prima strada che si deve provare è la conciliazione. Altroconsumo ha attivato delle procedure gratuite di conciliazione con le principali compagnie, ma si può anche conciliare attraverso i Corecom, i Comitati Regionali per le comunicazioni. Le procedure di conciliazione si possono fare anche presso le Camere di Commercio.

Istanza all'AgCom
In caso di mancato accordo al Corecom, il consumatore deve inviare istanza all'Autorità per le Comunicazioni, entro sei mesi dalla conclusione del procedimento. L'agenzia può decidere il rimborso da parte dell'operatore delle somme non dovute o il pagamento di indennizzi e può anche condannare al pagamento delle spese procedurali.

Il giudice di pace
L'altra strada percorribile, in caso di esito negativo del tentativo di conciliazione, è quella della via giudiziaria. Per le cause relative a beni mobili fino a 5000 euro è competente il giudice di pace. E per quelle fino a 516,46 euro si può stare in giudizio anche senza un avvocato.


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