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In 11 al capezzale del malato dei cieli 11 anni fa - lunedì 5 febbraio 2007
Settimana scorsa si sono aperte le buste con le manifestazioni di interesse per Alitalia. La partita per salvare la compagnia di bandiera, tuttavia, è ancora molto lunga. Vediamo i prossimi passaggi.

In undici si sono detti interessati ad Alitalia. Al di là del fatto che una di queste proposte è solo una provocazione lanciata da un privato cittadino, è ancora presto per dire quante saranno realmente prese in considerazione: i giochi risultano aperti più che mai. Anzi: è molto probabile che nei prossimi mesi saltino fuori molti più interlocutori di quanti ve ne sono ora. Si vocifera, ad esempio, che AirFrance Klm, parter di Alitalia che fin qui è stato alla porta, potrebbe rientrare pesantement in gioco, come anche si parla di un interessamento della tedesca Lufthansa che avrebbe mandato avanti UniCredit per farle strada.

 

Identikit degli offerenti

· Più che soffermarci sui nomi dei singoli attori in gioco ci pare interessante sviluppare alcuni punti di riflessione sulla natura di chi ha presentato delle offerte e sul significato che ciò può avere per il futuro di Alitalia. Due sono le caratteristiche di chi ha fatto le offerte più serie: spalle finanziarie larghe e competenze industriali sul settore.

· La necessità di buone spalle finanziarie discende dal costo dell'operazione: tra acquisto e ristrutturazione di Alitalia si occorreranno almeno 3 miliardi di euro. Questo fa sì che se il potenziale candidato è una compagnia aerea che mette le competenze di settore (come è il caso di Ap Holding, vicina ad Air One) dovrà senz'altro allearsi a una o più banche che condividano il rischio di un impegno finanziario elevato.

· La necessità di competenze specifiche, invece, ha fatto comparire sulla scena soggetti che in Italia conosciamo ancora poco, i fondi di private equity specializzati in salvataggi: è il caso di Texas Pacific Group che oltre ad esser forte di 30 miliardi di dollari di attività ha anche già salvato altre compagnie aeree in crisi come Continental.

· Tuttavia queste caratteristiche potrebbero non bastare e ciò rimescola le carte in gioco. Infatti per mettere le mani su Alitalia è importante la capacità di mediazione politica. E non ci riferiamo solo all'abilità a gestire i rapporti col governo italiano. Certo ottenere condizioni meno onerose di quelle (troppo pesanti) fin qui previste per l'acquisto di Alitalia è importante. Ma cionondimento sarà importante anche all'abilità di gestire i rapporti sindacali. Sembra averlo capito da tempo uno degli undici offerenti, Wonders & Dreams, facente capo al finanziere Alazraki, che si sta già muovendo con una certa attenzione in tal senso.

 

Che cosa dovranno fare?

· Innanzitutto dovranno metterci molti soldi: almeno per svecchiare la flotta (avere un aereo vecchio è come tenere un'auto vecchia, alla fine costa di più di uno nuovo). In secondo luogo dovranno riposizionarsi sul mercato: ad esempio il medio/ breve raggio è quasi in mano ai vettori low cost che, però, non aggrediscono il lungo raggio, compagnie che hanno più presenza sul lungo raggio subiscono meno la concorrenza dei low cost. Soprattutto deve stare attenta ad alleanze che non si limitino a spostare i passeggeri sugli hub (gli aeroporti che fanno da snodo) dei partner, ma che portino anche passeggeri sugli hub di Alitalia. In questo senso, secondo noi, sarebbero meno pericolosi partner non europei.

· In terzo luogo saranno probabilmente costretti a rinunciare a uno dei due hub (Malpensa o Fiumicino): ad esempio quando Texas Pacific salvò Continental l'hub di Denver venne ridimensionato. Il problema dei due hub, come segnalato più volte (vedi Soldi Sette n° 711) è oramai uno degli handicap principali del gruppo.

· In quarto luogo dovranno ottenere una convivenza sindacale pacifica. Non sappiamo se scendendo a patti o usando i metodi forti della signora Thatcher, tuttavia le agitazioni e gli scioperi dovrebbero essere un momento eccezionale nella vita delle aziende e non la norma come in Alitalia. Quando si svolge un servizio in regime di concorrenza i clienti delusi alla fine se ne vanno altrove.

 

Che cosa potranno fare?

· La risposta a questa domanda non è facile. Molto dipende dai paletti che imporrà il governo al momento della vendita. Il recente annuncio di 0,27 euro per azione di perdite per il 2006 in questo senso è stata paradossalmente una buona notizia. Più grave è la situazione, più il governo sarà costretto ad allentare i vincoli da imporre all'acquirente.

· In questo senso il fatto che tra gli italiani si siano mossi anche imprese come Management & Capitali considerate spesso come vicine al mondo della politica ci fa pensare che ci sia già sentore che l'intransigenza mostrata in una prima fase dal governo circa il mantenimento delle rotte e il livello di occupazione, fosse più tattica che strategica. Insomma chi l'acquista lo farà solo con le mani libere e il governo sarà costretto a cedere a meno di non far fallire Alitalia.

 

Perché tanto interesse per una società decotta?

· La domanda non è peregrina. Ma qualche risposta c'è. Innanzitutto Alitalia è finanziariamente decotta, ma è ancora un marchio importante, il cui valore può essere sfruttato meglio e con profitto. In secondo luogo, nonostante il personale abbia fama di essere litigioso, vi sono professionalità interessanti (i suoi piloti in primis). In terzo luogo ha in portafoglio slot (il diritto ad atterrare o a decollare in un certo aeroporto in una certa fascia oraria) di assoluto prestigio nei principali aeroporti italiani. 

· Non dimentichiamo, inoltre che, quando una società tocca il fondo e questo fatto diviene una consapevolezza per tutti i portatori di interessi (azionisti, lavoratori...), spesso accade un cambiamento di mentalità al suo interno che si traduce in una chiave di successo per gli anni a venire. Pensate ad esempio a Fiat: tre o quattro anni fa sembrava moribonda e oggi è in pieno spolvero. Merito del nuovo management, certo, ma anche dell'impegno degli azionisti e di una situazione sindacale tranquilla.

 

Vale la pena investirci?

· Stando ai conti della società e alle prospettive del settore, ai prezzi attuali non ci sono buoni motivi perché il buon padre di famiglia ci metta dei soldi. La società, se entrerà in fase di riliancio, avrà assai probabilmente bisogno di battere nuovamente cassa presso gli azionisti. Quindi la prospettiva è di sbatterci dentro nuovi soldi tra breve a fronte di utili che non arriveranno prima di alcuni anni.

· Alitalia ha forse un appeal speculativo? Può darsi che lo abbia: se (e ripetiamo il se, perché la strada è ancora lunga) tutto dovesse andare per il meglio la società potrebbe avere una crescita vertiginosa come è stata quella di Fiat. Però, come accennato prima, è probabile debba ricapitalizzare e, quindi, chi l'acquista ora dovrà rimetterci a breve altri soldi. Meglio aspettare, quindi, prima di specularci su.

· Neanche acquistarla in attesa dell'Opa che sarà lanciata obbligatoriamente da chi acquista le quote del Tesoro ci pare un buon affare. Il prezzo d'Opa sarà una via di mezzo tra la media dei prezzi dell'ultimo anno e il prezzo più alto pagato dall'acquirente: non è probabile ci si discosti dai livelli attuali abbastanza da bilanciare il rischio che vi assumete acquistando Alitalia.

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