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Argentina: lo stato delle trattative 10 anni fa - venerdì 25 luglio 2008
Ecco quanto ci ha raccontato la TfArgentina durante un incontro che abbiamo avuto con il suo presidente: l'Argentina sta tirando in lungo, ma intanto l'arbitrato contro di lei avanza.

· Venerdì 18 luglio abbiamo incontrato Nicola Stock, presidente della TfArgentina (l'associazione di emanazione bancaria che segue le vicende dei risparmiatori italiani che sono incappati nei bond argentini) che ci ha aggiornati sulla situazione del Paese sudamericano e in particolare sull'Icsid, l'arbitrato internazionale in seno alla banca Mondiale attraverso il quale la TfArgentina sta tentando di ottenere indietro i soldi dei risparmiatori italiani coinvolti nel crack del Paese sudamericano.

· Stock ha brevemente riassunto i passi fin qui compiuti presso l'Icsid e che hanno portato lo scorso febbraio alla composizione di un tribunale arbitrale i cui membri sono: Robert Briner (Svizzero), presidente; Georges Abi-Saab (Egiziano, nominato dagli argentini) e Albert Jan van den Berg (Olandese, nominato dalla TfArgentina). In particolare ha ricordato che siamo ancora alla fase in cui si discuterà non tanto dei risarcimenti, quanto del diritto a richiedere questi risarcimenti e che le parti hanno tempo fino all'8 agosto per presentare una loro "memoria" in cui sostengono le proprie tesi.

 

Buenos Aires rema contro, ma...

· Fin qui il comportamento degli argentini è stato volto all'ostruzionismo: ad esempio hanno cercato di ricusare il presidente Briner e di allungare la durata dell'arbitrato articolandolo in tre diverse fasi anziché le due previste normalmente. Fin qui all'Argentina non è andata bene, l'unica cosa che è riuscita a ottenere è la traduzione in spagnolo della documentazione (richiesta volta, anche qui, a rallentare i tempi del procedimento).

· Una volta consegnate le memorie i tempi previsti per il completamento di questa fase dell'arbitrato sono ancora di alcuni mesi. Secondo la TfArgentina questa fase potrebbe concludersi nel 2009. Da quel momento, poi partirà una fase incentrata sulla quantificazione dei danni, conclusa la quale la palla dal tribunale internazionale tornerà nelle mani dei singoli Stati, visto che la sentenza dell'Icsid avrà forza in base agli accordi bilaterali tra l'Argentina e gli altri Stati che hanno aderito all'Icsid.

· Più volte nel suo discorso la TfArgentina ha fatto intendere chiaramente che la speranza maggiore è che l'Icisd funga da strumento di pressione nei confronti dell'Argentina affinché si decida a pagare quanto prima gli obbligazionisti. Il ragionamento alla base di questo è il seguente. Non è vero, a detta della TfArgentina che lo Stato sudamericano sia sull'orlo di un nuovo default, come spesso si è scritto sui giornali. L'economia argentina sta andando bene, nonostante alcune scelte discutibili in materia fiscale attuate dal governo che stanno esasperando la conflittualità con i produttori agricoli responsabili di buona parte delle esportazioni del Paese e, quindi, delle sue entrare.

 

Un "appestato" del credito

· Non bisogna tuttavia pensare che i problemi per Buenos Aires siano comunque risolti con così poco. Con il fatto che l'Argentina risulta inadempiente nessuno ci investe. L'unica fonte di denaro per gli investimenti viene dalle risorse interne del Paese e dal prestito fatto dal presidente venezuelano Chavez che ha sottoscritto bond argentini (ad un tasso del 13%, contro il 3% che pagava una volta l'Argentina). Per il resto i rubinetti sono a secco. In particolare l'Argentina non è riuscita a spezzare il fronte del cosiddetto Club di Parigi, un'associazione dei principali Paesi occidentali, che si rifiuta di garantire gli investimenti nel Paese sudamericano. Insomma: nessuno si fida di Buenos Aires e quindi Buenos Aires può solo navigare a vista, non certo ammodernare le proprie infrastrutture, né scommettere sul suo futuro. Quanto ancora potrà vivere in quarantena senza che ciò diventi un costo eccessivo? Qui si giocano le speranze della TfArgentina e degli investitori. Un ammorbidimento delle posizioni intransigenti di Buenos Aires comporterebbe, infatti, la fine di questa situazione di isolamento e la riammissione immediata dell'Argentina alla comunità dei Paesi solventi (e degni di credito). Dopotutto le risorse non mancano, anche se il governo argentino, come anticipato prima, sta vivendo un momento di conflittualità con gli esportatori locali, principale fonte di valuta per il Paese, nelle casse della Banca centrale ci sono risorse ingenti, e l'Argentina dovrebbe continuare ad approfittare anche in futuro del dollaro basso a cui la valuta locale è legata, per vendere all'estero prodotti sempre più competitivi, almeno in termini di prezzi.

· A margine di tutto ciò la TfArgentina ha anche ricordato che l'establishment del Paese sudamericano non è interamente contrario alla negoziazione. Importanti personaggi politici ora al governo hanno a loro tempo (da governatori di province locali) dato spazio alla rinegoziazione del debito locale di loro competenza mostrando una certa apertura. Il maggior ostacolo resta, quindi, la chiusura dei membri della famiglia Kirchner che ha espresso il presidente precedente e la presidente attuale. Tuttavia la popolarità della presidente Christina Kirchner che a inizio anno era al 56% ora è scesa al 25% e le prime difficoltà incontrate al senato dove il vicepresidente ha votato contro un suo provvedimento lasciano comunque aperta la speranza che si rafforzino le posizioni di politici più inclini all'accordo con gli obbligazionisti.

· Altro problema interno del Paese è quello dell'inflazione: la TfArgentina ha confermato che il carovita dovrebbe essere intorno al 25%, molto al di sopra di quell'8% dei dati ufficiali, calmierati artificiosamente per contenere l'esborso da parte del governo degli interessi sui titoli argentini indicizzati all'inflazione.

 

Tra passaggi tecnici e speranze per il futuro

· Visti comunque i tempi lunghi della vicenda (il default argentino è oramai di quasi sette anni fa) la TfArgentina, dato che non vi è certezza che la partecipazione all'Icsid comporti il blocco dei tempi di prescrizione, si è adoperata per il blocco della prescrizione in diverse giurisdizioni locali (italiana, americana, tedesca, argentina...). A proposito di tutto questo la TfArgentina ha anche ricordato che chi si volesse ritirare (revocando il mandato alla TfArgentina stessa) lo può sempre fare (è stata data fin qui la possibilità di farlo a tutti coloro che ne hanno fatto richiesta). Tuttavia ha anche sottolineato che ciò sia fa terminare la tutela dell'obbligazionista da parte della TfArgentina, sia fa venire meno le interruzioni della prescrizione operate dalla TfArgentina. E per di più non è possibile in seguito avere ripensamenti e tornare a far parte dell'iniziativa.

· Una nota interessante è a proposito dei titoli argentini riguarda, infine, i prezzi di mercato. I titoli "nuovi" (cioè quelli nati dal piano di ristrutturazione del debito argentino rifiutato dalla grande maggioranza degli investitori italiani ed europei) oggi quotano tra 31 e 32 (i titoli in euro) e tra 33 e 34 (i titoli in dollari); i titoli "vecchi" (quelli in default che l'Argentina si rifiuta di pagare) quotano tra 25 e 27 (se denominati in euro) e tra 29 e 31 (se denominati in dollari), segno che il mercato scommette comunque su di un esito positivo delle vicende dei vecchi obbligazionisti. Tanto più che anche nei bilanci del governo argentino si sta facendo comunque spazio a riferimenti alle somme dovute a chi non aveva aderito al piano di ristruttrurazione del debito.

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