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Mancano i soldi... o la volonta'?

10 anni fa - venerdì 4 luglio 2008
In attesa di notizie dai tribunali, la Task Force Argentina fa il punto sulla situazione economica del Paese, che non appare drammatica. Eppure, gli obbligazionisti ancora aspettano...

Tempi lunghi

Quando si parla di tribunali, i tempi sono sempre lunghi. Già dallo scorso febbraio l’Icsid (il “tribunale” internazionale per la risoluzione di dispute su investimenti) ha accolto il ricorso delle banche italiane riunite nella Task Force Argentina (Tfa), ma per conoscere l’esito di questo ricorso occorre avere ancora molta pazienza: il processo potrebbe durare anni. Lo scopo di questa causa è far ottenere il rimborso del proprio capitale a quei risparmiatori che non hanno accettato il piano di ristrutturazione proposto dall’Argentina dopo il crack del 2001.

Un’economia in ripresa...

· Le speranze di recupero per i risparmiatori sono legate anche alla situazione economica del Paese: approfittiamo quindi della nota pubblicata dalla Tfa per valutare lo stato di salute dell’economia argentina.

· Nel mese di aprile, l’economia argentina è cresciuta dell’8,3% rispetto ad aprile 2007. Considerando i primi quattro mesi dell’anno, la crescita rispetto allo stesso periodo del 2007 è anche superiore e si attesta all’8,7%. Per l’intero anno, la stima è di una crescita comunque superiore al 7%, qualcuno si spinge fino al 9,6%.

· Quanto ai conti pubblici, la differenza tra entrate e spese senza tener conto dei pagamenti legati al debito (il cosiddetto avanzo primario) a maggio è cresciuto del 13,3% rispetto a maggio 2007. Considerando i primi 5 mesi dell’anno, la crescita rispetto al 2007 è addirittura del 46,9%.

...ma con molte incognite

· In questo quadro di un’economia in ripresa, ci sono però da considerare anche alcune incognite: i problemi di politica interna e l’incertezza sull’entità dell’inflazione.

· Sul primo fronte, l’esempio più emblematico è lo scontro tuttora in corso tra il Governo e i coltivatori dopo che le tasse sulle esportazioni di prodotti agricoli sono state nuovamente rialzate (per la soia, ad esempio, si è passati dal 27,5% di gennaio 2007 al 35% a novembre e al 44,8% oggi).

· Sul fronte dell’inflazione, l’indice dei prezzi al consumo ha registrato a maggio un incremento “ufficiale” del 9,1% rispetto a un anno fa, ma secondo molti economisti l’effettiva inflazione è molto più alta, si parla addirittura del 25% annuo. Un elemento che non ha mancato di scatenare polemiche, visto che gli interessi di parte dei titoli emessi per “ristrutturare” il debito sono legati al tasso d’inflazione (ve ne abbiamo parlato in Soldi Sette n° 790).

Tutto come prima?

· E intanto il debito pubblico argentino riprende a crescere, attestandosi oggi al 63% del Pil (la ricchezza complessivamente prodotta nel Paese); un dato che comprende anche quanto dovuto ai risparmiatori che non hanno partecipato all’offerta di scambio. Ma che speranze hanno questi ultimi di recuperare i propri soldi, insomma questa parte del debito argentino è reale o solo “virtuale”?

· Tutti gli elementi di cui vi abbiamo parlato ci portano a pensare che, nonostante il cambio alla presidenza a fine 2007, l’atteggiamento dell’Argentina non sia cambiato granché. Malgrado un’economia in ripresa, non si intravedono “aperture” sul tema del rimborso.

· Anche il mercato, in un certo senso, sembra pensarla come noi: il “premio al rischio”, cioè il maggior rendimento richiesto dai risparmiatori per investire nel Paese, tra maggio e giugno è aumentato rispetto a quello dell’America Latina nel suo complesso (penalizzando tra l’altro i titoli consegnati a chi aveva accettato il cambio, i cui prezzi toccano oggi nuovi minimi, vedi grafico). Insomma, oggi l’Argentina è considerata più rischiosa rispetto a un paio di mesi fa e per questo indebitarsi le costa un po’ di più. D’altronde, è il minimo che ci si possa aspettare per un Paese che, negli ultimi 50 anni, ha reso necessario per ben otto volte l’intervento del Club di Parigi (che coordina i creditori dei Paesi in default, e che è nato proprio da un default dell’Argentina).

SEMPRE PIÙ GIÙ

L’Argentina torna a essere considerata un debitore poco affidabile: i prezzi delle obbligazioni Discount 2003 consegnate a chi aveva accettato la “ristrutturazione” del debito toccano oggi nuovi minimi.

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