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Il Governo Usa cerca di salvare il salvabile

10 anni fa - venerdì 12 settembre 2008
Dopo aver tergiversato per mesi, il Governo americano ha deciso il salvataggio di Fanny Mae e Freddie Mac. Questa decisione non risolve, però, tutti i problemi dell’economia americana. Evita semplicemente il peggio e dona una boccata d’ossigeno al settore immobiliare.

Il rischio di contagio

· Fannie Mae e Freddie Mac – le due agenzie americane che acquistano mutui dalle banche per poi rivenderli agli investitori sotto forma di titoli associati all’immobiliare – rivestono un ruolo chiave nell’economia americana. Da un lato, permettono, infatti, agli istituti bancari di finanziarsi più facilmente e quindi di poter concedere altri prestiti e, dall’altro, favoriscono gli investimenti e quindi l’insieme dell’attività economica.

· Con la crisi finanziaria e l’esplosione dei mancati pagamenti dei mutui, le due agenzie hanno però subìto perdite colossali. Molto indebitate, e avendo perso la fiducia dei mercati, Fannie Mae e Freddie Mac erano sull’orlo del fallimento. Un fallimento che avrebbe paralizzato il sistema finanziario americano e che, vista la presenza dei loro titoli nel mondo intero, avrebbe rischiato di mettere in ginocchio la finanza mondiale.

· Di fronte a una tale minaccia, le autorità americane sono state costrette a agire con determinazione. Innanzitutto, la gestione delle due agenzie è passata in mani pubbliche. Inoltre, lo Stato americano si è impegnato, in caso di necessità, a iniettare nelle loro casse fondi per un massimo di 100 miliardi di dollari ad agenzia. Queste due agenzie potranno continuare ad acquistare mutui, ma a partire dal 2010 i loro impegni dovranno diminuire del 10% all’anno. Infine, il Tesoro americano dovrebbe acquistare molti dei loro titoli immobiliari per sostenere questo mercato.

Stabilizzare il settore finanziario

· Il fallimento di Fannie Mae e Freddie Mac avrebbe potuto mettere a rischio l’intero sistema finanziario americano. L’obiettivo principale del loro salvataggio è stato quindi quello di salvaguardare il settore finanziario e assicurarne il corretto funzionamento. Negli ultimi mesi, infatti, la crisi finanziaria, aggravatasi in seguito al crollo dell’immobiliare, aveva portato a un accesso più ristretto al credito e a una mancanza di liquidità. Iniettare liquidità sui mercati e restaurare la fiducia erano diventate quindi le priorità del Governo americano che, salvando le due agenzie, ha lanciato un segnale forte ai mercati. Ora, l’accesso al credito dovrebbe tornare a essere un po’ più facile o, per lo meno, le banche torneranno a concedere mutui.

· Non è però il caso di essere troppo ottimisti, poiché tutte le misure prese, anche se aiuteranno il settore finanziario americano, non risolvono alla radice i problemi strutturali che hanno portato alla crisi immobiliare e, soprattutto, non è detto che le metteranno fine rapidamente.

Una crisi profonda

· Il mercato immobiliare americano è attualmente in una situazione drammatica. A luglio, solo 43.000 nuove case hanno trovato un acquirente contro le 68.000 di dodici mesi prima e le 127.000 del marzo 2005, quando il mercato era ai massimi storici. E con 416.000 immobili da vendere, ci vorranno, al ritmo attuale di vendita, praticamente 10 anni per esaurire le scorte. Senza contare che dei nuovi immobili arriveranno ancora ogni mese sul mercato. Basti pensare che, anche se le società del settore delle costruzioni hanno già ridotto la loro attività del 30% negli ultimi dodici mesi, a luglio 2008 sono state terminate altre 87.300 case (ossia l’equivalente di due mesi di vendite). Ed ovviamente con un’offerta talmente abbondante e una domanda debole i prezzi non fanno che scendere, tanto che in California hanno subìto un crollo di oltre il 15% annuo.

· Visto il forte disequilibrio tra la domanda e l’offerta, è difficile prevedere una fine della crisi a breve termine. Le famiglie americane, già fortemente indebitate e dovendo fare i conti con il rapido peggioramento del mercato del lavoro (persi 605.000 posti di lavoro dall’inizio dell’anno) e con la stagnazione dei redditi disponibili, sono infatti poco inclini a acquistare case. E non basterà certo un accesso più facile al credito per cambiare radicalmente la situazione.

Diversificate gli investimenti per superare la bufera

L’immobiliare, il settore finanziario e l’insieme dell’economia americana restano in crisi e, salvando Fannie Mae e Freddie Mac, il Governo Usa ha solo salvato i mobile di una casa che continua a bruciare. Non bisogna quindi illudersi: nel settore immobiliare l’attività e i prezzi continueranno a diminuire nei prossimi mesi. E con una disoccupazione in crescita – che frena i consumi della famiglie – e una domanda mondiale debole – che non consente alle esportazioni statunitensi di sostenere l’economia – la crescita americana resterà debole anche nei prossimi trimestri. Certo anche in Europa le cose non vanno meglio: il Regno Unito accusa una crisi immobiliare pari a quella americana e la crisi di fiducia che attraversa l’Europa continentale peserà sull’attività economica nei prossimi mesi. In questo clima di incertezza, vi consigliamo di mantenere un portafoglio diversificato.

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