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Lehman Brothers: a che punto siamo? 9 anni fa - venerdì 30 gennaio 2009
Sono ormai passati sei mesi dal dissesto della banca d’affari americana che ha scatenato un aggravamento della crisi dei mercati finanziari. Come stanno procedendo le azioni per risarcire i risparmiatori rimasti coinvolti nel crack? Facciamo il punto della situazione.

· A settembre 2008 i già fragili mercati finanziari sono stati travolti dalla notizia del dissesto della banca d’affari Usa Lehman Brothers. Un fallimento che ha coinvolto indirettamente anche i risparmiatori italiani, penalizzati dal crollo dei mercati. Sono numerosi i risparmiatori coinvolti in prima persona per aver acquistato azioni o obbligazioni Lehman oppure polizze con “sottostante” un titolo Lehman.

· A ottobre, abbiamo pubblicato sul sito www.altroconsumo.it un questionario per scoprire quanti, tra di voi, hanno in portafoglio questi titoli. Già in molti ci avete risposto, circa 250; chi non lo avesse già fatto, può rimediare ora. Trovate il questionario nella sezione Soldi – Investimenti e risparmio – Banche e investimenti – notizie, oppure potete digitare Lehman nella funzione “cerca” della pagina iniziale.

· Dalle risposte già arrivate, è emerso che la maggior parte di voi possiede obbligazioni, oppure polizze con sottostante un’obbligazione. La componente “azionaria” è marginale.

Far causa alle banche? Vedremo, ma...

· Ma veniamo a cosa potete fare di concreto per rifarvi dei danni subiti. Una prima possibilità è fare causa alla banca che vi ha venduto i titoli, nel caso in cui non abbia adempiuto a tutti i suoi doveri di correttezza e informazione nei confronti dei clienti. In questa ipotesi il contratto sarebbe nullo: la banca dovrebbe riprendersi i titoli, e voi i vostri soldi.

· Per verificare se è possibile percorrere questa strada vi abbiamo perciò chiesto di “integrare” l’informazione contenuta nel questionario inviandoci via mail, all’indirizzo lehman@altroconsumo.it, una copia del contratto di acquisto e del questionario Mifid (il documento che la banca dovrebbe avervi fatto firmare dopo aver verificato il vostro grado di conoscenza dei mercati finanziari e di conseguenza l’adeguatezza delle operazioni).

· Per ora pochi di voi hanno risposto (invitiamo gli altri a farlo), ma i primi riscontri che abbiamo ottenuto analizzando la documentazione non sono confortanti. Tanto per fare un esempio, in alcuni contratti compare la dicitura esplicita operazione non conforme per oggetto, seguita dalla firma del cliente. Come dire: io, banca, ti ho avvertito che questo titolo non fa per te, ma tu l’hai voluto comunque acquistare. In questi casi è difficile, se non impossibile, ipotizzare (perlomeno dal punto di vista formale) una responsabilità della banca, che ha saputo sfruttare a suo favore una normativa che dovrebbe invece tutelare i clienti.

Rivalersi direttamente su Lehman

· Esclusa, o comunque momentaneamente accantonata, l’ipotesi di far causa alle banche, rimane la possibilità di rivalersi direttamente su Lehman. Attenzione, però: c’è Lehman e Lehman.

· Cominciamo con lo sgombrare il campo da un dubbio. Su alcuni siti internet è comparso un avviso ai creditori e clienti della Lehman Brothers Inc che avrebbero dovuto presentare la documentazione attestante i propri diritti (la cosiddetta proof of claims) entro il 30 gennaio: data che ha scatenato il panico tra alcuni di voi. Tranquilli, nulla è perduto: si tratta di una delle società della galassia Lehman, ma non è quella che ha emesso i titoli in vostro possesso.

· Le società che hanno emesso i titoli in circolazione in Italia sono altre due: la capogruppo statunitense Lehman Brothers Holding Inc e la controllata olandese Lehman Brothers Treasury Co BV. Anche se, in generale, è la società olandese ad aver effettuato il maggior numero di emissioni, tra di voi sono risultate più “gettonate” le obbligazioni emesse dalla società statunitense: un’anomalia facilmente spiegabile se si considera che solo queste ultime sono quotate sul mercato italiano Tlx. Nella maggior parte dei casi, comunque, i bond nati in Olanda sono garantiti anche dalla capogruppo. Partiamo quindi da quest’ultima.

· Lehman Brothers Holding Inc. ha avviato una procedura chiamata Chapter 11, che mira a riorganizzare l’attività e a trovare un accordo con i creditori. Questa procedura prevede che i creditori della società “si facciano vivi” vantando il proprio credito: tecnicamente si chiama insinuazione al passivo, e si ottiene attraverso la compilazione della proof of claims di cui vi parlavamo prima. Per ora, tuttavia, i giudici americani non hanno ancora definito modalità e scadenze per questa insinuazione al passivo. In questi giorni sono in corso i primi confronti tra creditori e debitore, ma ancora non è stato accertato nemmeno l’ammontare delle attività a disposizione dei creditori; inoltre, i rappresentanti della Lehman hanno chiesto e ottenuto una proroga fino a luglio per la presentazione del nuovo piano industriale, che servirà per capire come potranno essere risarciti i creditori.

· E in Olanda? La Lehman Brothers Treasury Co BV è sottoposta a procedura fallimentare, ma anche in questo caso è presto per conoscere termini e condizioni dell’insinuazione al passivo. Anzi, qui i tempi potrebbero essere ancora più lunghi, il primo incontro con i creditori è previsto in primavera. Potete però cominciare a fare qualcosa di concreto: sul sito www.lehmantreasury.com trovate gli eventuali aggiornamenti sulla causa, e potete anche iscrivervi a una mailing list per essere costantemente informati sul suo stato di avanzamento. Per farlo, basta mandare una e-mail all’indirizzo info.lbtreasurybv@houthoff.it indicando una serie di informazioni che trovate elencate sul sito (i vostri dati anagrafici, le caratteristiche del titolo in vostro possesso, il codice Isin, la banca che vi ha fatto da intermediario...).

Ma le banche stanno facendo qualcosa?

· Alcuni intermediari (primo tra tutti Morgan Stanley) stanno proponendo ai creditori Lehman l’acquisto dei loro titoli, in qualche caso al 10% del loro valore. L’obiettivo di Morgan Stanley è realizzare un guadagno recuperando una percentuale maggiore nelle cause contro Lehman. Ancora una volta, quindi, si torna al problema di quanto valgono le attività di Lehman: finché non sarà accertato non è possibile valutare la percentuale recuperabile dalle cause, e di conseguenza la convenienza ad accettare offerte come quelle di Morgan Stanley. In generale, la percentuale di recupero in casi come questo si aggira intorno al 30%, ma può essere anche superiore.

· E le banche italiane? Dopo il crack molte si sono lanciate in dichiarazioni rassicuranti sulla volontà di “venire incontro” ai clienti; questo per evitare di aumentare ulteriormente la sfiducia della clientela. Finora, però, i passi concreti sono stati davvero pochi. Vi citiamo Mediolanum e Unicredit; la prima ha già da tempo formulato proposte ai propri clienti, e dalle indicazioni che ci arrivano da voi lettori sembrerebbe che anche la seconda stia proponendo ai clienti, caso per caso, dei possibili risarcimenti. Se è capitato anche a voi fateci avere i termini precisi della proposta, che volentieri valuteremo per voi. Scrivete a lehman@altroconsumo.it.

· Ultimamente, poi, l’Abi (la “confindustria” delle banche) sta partecipando agli incontri con i creditori per valutare il da farsi.

· Si vocifera che alcune banche potrebbero “accollarsi” i titoli Lehman dei clienti offrendo in cambio obbligazioni della stessa banca: un’opzione da non scartare a priori, ma per valutare la “bontà” dell’offerta occorre conoscere due elementi: le caratteristiche di questi bond e la possibilità di poter comunque far causa alle banche una volta accettati i nuovi titoli, nel caso in cui questi ultimi non vi permettano di recuperare l’intero investimento in Lehman. In ogni caso, fate attenzione a non firmare niente che serva alla banca a salvarsi “a posteriori” dalle sue responsabilità.

 

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