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Spuntano nuovi tesoretti e il fronte dei bondisti rimane caldo 9 anni fa - lunedì 11 maggio 2009
Trovati 50 milioni di euro depositati su conti esteri di Alitalia, mentre alcuni obbligazionisti vorrebbero che il Commissario straordinario facesse causa al Tesoro come azionista responsabile del dissesto. Conviene ancora il rimborso del 30% proposto dallo Stato? In base al principio del "pochi, maledetti e subito" sì, ma per farlo prendete tempo fino a luglio.

Alitalia continua a regalare piccoli colpi di scena, ma la cosa non stupisce. Quando una grande società fallisce le procedure vanno avanti molti anni (in alcuni casi lustri) e solo alla fine è possibile avere un'idea esatta dei soldi in ballo proprio a causa dei colpi di scena.

L'entità del buco e i soldi in cassa

· Come vi abbiamo già detto qui il buco nei conti della compagnia di bandiera (ci riferiamo alla sola Alitalia spa, non a tutto il gruppo) ammonta a circa 3 miliardi di euro, di cui 1,6 di debiti chirografari (quelli che vengono pagati per ultimi e che includono le obbligazioni). 936 milioni di euro erano stati coperti dalla vendita a Cai. Altri 6-800 milioni (vedi qui ) potrebbero venire dall’ulteriore cessione di altre attività.

· Anche ipotizzando la migliore delle ipotesi e 800 milioni di euro di incasso per la sola Alitalia spa, aggiungendo i 50 milioni di euro trovati in giro per il mondo, possiamo arrivare a circa 1,8 miliardi di euro. Tolti gli 1,4 miliardi di euro che vanno ai creditori con "precedenza", restano circa 400 milioni di euro per soddisfare gli 1,6 miliardi di euro dei chirografari: un incasso del 25%. In linea con quanto si recupera dai maggiori fallimenti (vedi Parmalat) e poco meno del 30% circa promesso ai piccoli creditori dalla legge recentemente varata (vedi qui ).

· Certo a questi conti già ottimistici si possono aggiungere sorprese positive a cui si rinuncia se si accetta il rimborso del governo (in tal caso sarà il Tesoro a incassare quanto resta dalla liquidazione), ma pochi maledetti e subito sono in questo caso un buon affare. Tuttavia, visto che c'è tempo fino a 90 giorni dall'entrata in vigore della legge che lo ha previsto (12 aprile, quindi si va all'11 luglio) è meglio non precipitarsi subito a chiedere il rimborso. Il motivo?

Ci sono (forse) cause in arrivo

· Alcuni obbligazionisti (capitanati dal gestore di fondi Anima) hanno fatto sapere che a breve chiederanno al Commissario straordinario di far causa al Tesoro per le sue scelte nella gestione delle vicende Alitalia e il Commissario straordinario non ha escluso a priori questa possibilità.

· L'idea in sé non è peregrina: la gestione di Alitalia non è avvenuta in maniera troppo favorevole ai piccoli investitori e col senno di poi la proposta di Air France (saltata per un ingorgo di istanze politico-elettorali e sindacali) avrebbe garantito un rimborso pari a due volte e mezzo quello proposto oggi dal governo.

· Visto che accettare subito la proposta del governo comporta la rinuncia a qualsiasi vantaggio derivante da eventuali cause, può essere interessante vedere quali sviluppi avrà la vicenda e attendere ancora qualche settimana prima di dire di sì al rimborso offerto dallo Stato italiano.

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