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Atene prova a fare la furba?

8 anni fa - lunedì 12 aprile 2010
Nel fine settimana è stato sciolto il “nodo” dei tassi sugli aiuti alla Grecia. Ma ciò nonostante ci sono ancora molti aspetti poco chiari.

Nel fine settimana è stato sciolto il “nodo” dei tassi sugli aiuti alla Grecia. Ma ciò nonostante ci sono ancora molti aspetti poco chiari.

· Dopo il vertice di due settimane fa, quando i Paesi europei hanno sostanzialmente raggiunto un accordo sul sostegno alla Grecia, restava ancora da chiarire il tasso da far pagare alla Grecia per questi aiuti. Tra la posizione tedesca che premeva per applicare tassi di mercato (quindi intorno al 7% contro il 4-4,5% pagato da altri grandi “malati” come Portogallo e Irlanda) e la posizione più “morbida” di altri Paesi europei, alla fine ci si è accordati per un 5%. Tutto bene quindi? Non del tutto.

· L’Europa sta facendo la sua parte per contribuire al salvataggio della Grecia, ma resta il fatto che questi aiuti partiranno solo quando la Grecia stessa li chiederà. E su questo fronte Atene sta tenendo un atteggiamento perlomeno ambiguo, tanto che durante tutta la scorsa settimana si sono rincorse voci allarmanti sul perché la Grecia sta facendo di tutto per evitare di chiedere gli aiuti.

· Forse la Grecia stava solo cercando di “negoziare” condizioni più favorevoli (e in parte ci è riuscita). Ma dietro questo atteggiamento potrebbe esserci anche altro: può trattarsi di un segnale che i conti greci sono più in affanno di quanto appaia, e che la Grecia non è più in grado di sostenere un costo così alto come quello attualmente richiesto dal mercato.

· Resta poi l’incognita Fmi: Atene non sembra infatti gradire che con l’Europa entri in campo anche il Fondo monetario internazionale. Non è una questione di costo, anzi i finanziamenti del Fondo avverrebbero a tassi inferiori al 5% europeo. Far intervenire il Fondo significa però aprirgli i propri bilanci, e far saltar fuori gli eventuali scheletri nell’armadio. E qualche avvisaglia su possibili sorprese negative già c’è: l’Eurostat (l’istituto di statistica europeo) sta valutando i conti pubblici greci, e secondo alcuni voci il deficit potrebbe attestarsi al 14% del Pil (la ricchezza prodotta) e non al 12,7% dichiarato da Atene.

· A conferma del fatto che Atene cerca di finanziarsi su altri fronti, è arrivata anche la notizia secondo cui starebbe per emettere un bond negli Usa, sperando così di superare la sempre minor affezione degli investitori europei (l’ultima asta ha visto un netto calo del rapporto domanda/offerta).

· In questo scenario incerto il differenziale di rendimento tra i bond greci e il bund tedesco era schizzato oltre il 4%, un record mai toccato da quando esiste l’euro. Il prezzo del bond con scadenza 2017 è passato in un solo giorno da 88,22 a 85,03 (-3,6%), quello con scadenza 2018 da 88,95 a 85,8 (-3,5%), quello con scadenza 2019 da 97,1 a 92,9 (-4,3%). Il credit default swap, una sorta di assicurazione sul rischio fallimento della Grecia, in una giornata è passato da circa 320 a 374, il livello più alto dallo scorso febbraio.

· L’allarme è in parte “rientrato” dopo l’accordo europeo, ma la situazione resta poco chiara. Certo può darsi che Atene abbia solo cercato di mostrare i muscoli, così come può darsi che si tratti solo di un ultimo attacco speculativo prima di un periodo di calma relativa (passato lo “scoglio” dei rimborsi da qui a maggio, Atene non avrà altri debiti da rifinanziare prima del 2011). Ma potrebbe anche esserci qualcosa di peggio: anche dopo l’accordo europeo confermiamo quindi la decisione, presa alcuni giorni fa, di abbassare il nostro giudizio sull’affidabilità della Grecia da discreta al livello minimo, cioè sufficiente (ve ne abbiamo parlato su questo sito). E nel fine settimana anche Fitch si è mossa nella stessa direzione, abbassando il suo giudizio da BBB+ a BBB-: un’ulteriore conferma che non tutto è risolto.

· Chi vuole investire in bond greci può ancora farlo (tanto più che il calo dei prezzi ha reso i rendimenti ancora più interessanti) ma solo se conscio di tutti i rischi della situazione attuale. E in ogni caso, vi ribadiamo il consiglio di non superare il 20% del vostro portafoglio complessivo.

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