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Atene alle urne

3 anni fa - lunedì 31 agosto 2015
Tsipras si è dimesso: i Greci tra poco votano. Se tutto va come previsto dal premier, Atene dovrebbe accelerare sulla strada verso l’Europa.
Tra le tante tegole cadute su questo mese di agosto non sono mancate le notizie delle dimissioni del governo greco. Proprio ora che Atene si era accordata con l’Europa e che la crisi ellenica sembrava alle spalle. La domanda è legittima: dobbiamo aver paura che si torni a una situazione di incertezza come quella di giugno?
Se Tsipras ha fatto bene i suoi conti non devi avere paura. Infatti il motivo per cui si va a elezioni è proprio il fatto che conta di poterne uscire con un Parlamento più docile nei suoi confronti. Per qualche tempo, infatti, ha dovuto governare con l’aiuto delle opposizioni europeiste, perché un grosso pezzo del suo partito ha smesso di sostenerlo in Parlamento, accusandolo di aver tradito le promesse elettorali. Non che non avesse ragione: il fatto di per sé è vero, ma irrilevante sia agli occhi della realpolitik di Tsipras sia (è quel che più conta) agli occhi dell’elettorato greco che, stando alle previsioni, dovrebbe premiare Tsipras nelle urne. A quel punto, scelti lui i candidati del suo partito e fatti fuori i dissidenti interni, grazie al premio di maggioranza previsto dalla legge greca avrebbe un parlamento docile ai suoi ordini e potrebbe viaggiare più speditamente nelle riforme richieste dall’Europa. Tanto più che anche se il principale partito di opposizione (Nea Demokratia) smetterà di essere determinante con i suoi voti, non smetterà di essere filoeuropeista. A questo punto per Mario Draghi potrebbe poi diventare sempre più facile dare una mano al Paese ellenico con la manina santa della Bce, anche se la situazione resterà comunque critica (vedi riquadro). Appuntamento, quindi, al 20 settembre.

 

Ad Atene basterà fare i compiti? No!
In cambio di 86 miliardi di aiuti in tre anni Atene deve riformare le pensioni, ottenere un surplus di bilancio, ricapitalizzare il settore bancario e privatizzare per 50 miliardi di euro, eliminare i vantaggi fiscali per gli agricoltori e rendere più efficiente il prelievo fiscale. Per noi, però, le basi dell’accordo sono troppo ottimiste: l’economia greca chiuderà il 2015 con un calo del 4,5% mentre l’accordo per gli aiuti tiene conto di un calo del 2,3%. Ma non solo, anche sperare in 50 miliardi di euro dalle privatizzazioni sembra eccessivo viste sia le esperienze passate, sia la svalutazione attuale degli attivi greci. Per questi motivi riteniamo che la situazione greca resti a rischio anche con aiuti europei in arrivo. Investi altrove.

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