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La crisi dei subprime 11 anni fa - martedì 21 agosto 2007
I timori legati alla crisi dei mutui negli USA hanno obbligato le banche centrali ad immettere liquidità nei mercati. Questi interventi, destinati a rassicurare gli investitori, hanno finito per scuotere le Borse.

La crisi dei «subprimes» (21 agosto 2007)

I timori legati alla crisi dei mutui negli USA hanno obbligato le banche centrali ad immettere liquidità nei mercati. Questi interventi, destinati a rassicurare gli investitori, hanno finito per scuotere le Borse. Come reazione, la Fed ha compiuto un passo supplementare, abbassando dello 0,5% il tasso di sconto, portandolo così al 5,75%, gesto che ha ridato colore ai mercati.

Subprimes
I subprimes sono crediti immobiliari concessi, negli USA, soggetti che faticano ad avere accesso al credito tradizionale (persone malate, dallo stipendio irregolare, …).
La maggior parte di questi prestiti a rischio beneficiano, nei primi due anni di tassi di interesse molto attraenti che sono poi rivisti al rialzo. Quindi, poiché il grosso dei prestiti è stata erogata fra la fine del 2005 e l’inizio del 2006, ora buona parte delle famiglie americane si trova a dover fronteggiare un aumento di questi tassi, amplificato dall’aumento generalizzato dei tassi di mercato. La loro impossibilità di rimborsare le rate ha già costretto molti specialisti di questi crediti a portare i libri in tribunale. Non sappiamo ancora quali saranno le perdite legate direttamente ai subprime, ma già si parla di circa 30 miliardi di dollari. Alcuni si spingono ad ipotizzare un costo superiore ai 150 miliardi di dollari per l’intero settore finanziario. Cifre di assoluto livello ma inferiori agli oltre 300 miliardi di dollari iniettati sui mercati dalla BCE e dalla Fed a partire dal 9 agosto. I subprime non sono quindi il solo motivo delle perdite subite in Borsa dalle banche europee, né l’urgenza è il vigore con cui sono intervenute le banche centrali e nemmeno certe reazioni delle Borse.  

Reazione a catena
Oggi il subprime incute molti timori perché, grazie ad ardite ingegnerie finanziarie, è stato smontato e inserito dentro vari prodotti finanziari (obbligazioni, derivati …). Questi prodotti, di cui solo ora abbiamo capito che ne era stato sottovalutato il rischio, sono poi stati venduti a banche o hedge funds, che hanno visto l’occasione per ottenere rendimenti interessanti. Al punto che oggi è molto difficile capire chi è effettivamente esposto su mercato. IKB come BNP Paribas (-8 %, acquistare) sono stati costretti ad ammettere le perdite, quando solo pochi giorni fa avevano annunciato di essere marginalmente esposti alla crisi dei subprime. I mercati hanno concluso che nessuno conosce perfettamente l’ammontare preciso dei danni e quali saranno le banche più coinvolte, anche perché si sono moltiplicati gli annunci perdite dovuti ai subprime. I mercati hanno reagito rapidamente. Le banche hanno fermato all’improvviso le loro attività di finanziamento, causando una riduzione della liquidità. Quindi, il 9 agosto la BCE ha desco di immettere 94,8 miliardi euro sul mercato, allo scopo di permettere agli istituti europei di fronteggiare i loro obblighi di credito. La BCE non ha esitato a ripetere l’operazione anche nei giorni successivi, iniettando complessivamente 211 miliardi di euro nel sistema.

Crisi di fiducia in Borsa
· Tra il 23 luglio e il 17 agosto, gli indici DJ Stoxx 50 e S&P 500 hanno perso rispettivamente 7,5 e 6,2%. Senza sorpresa, al di là del settore industriale (-19 %) e delle costruzioni (-13,2 %), sono stati i valori finanziari ad essere i maggiormente colpiti, perdendo il 7,7%. L’indice mondiale delle banche ha perso il 7,8 % (in euro). Più l’esposizione alla crisi è stata la mancanza di comunicazione al riguardo ad essere indicato come prima causa della caduta dei prezzi. L’effetto si è visto soprattutto negli Stati Uniti, culla della crisi. Fortemente legato all’andamento dei valori finanziari Nel complesso in Europa, le banche sono meno esposte alla crisi immobiliare americana. Escludendo HSBC Holdings (-6,2%; acquistare), sono state soprattutto le banche tedesche (che hanno investito massicciamente nel settore immobiliare negli Stati Uniti) a suscitare i timori maggiori. Commerzbank (-11%; mantenere) risulta esposta per circa 160 milioni di euro, di 80 ammortizzati nel semestre precedente. Anche HSBC dovrebbe far ricorso a nuovi ammortamenti, dopo i 4 del semestre precedente. Infine, BNP Paribas e Axa (-8%; acquistare) sono esposti fra i 400 e i 500 milioni di euro.
· Numerose banche del Vecchio Continente potrebbero essere colpite attraverso le loro attività di gestione patrimoniale (al pari degli assicuratori) e di consulenza alle imprese. Sarà questo effetto indiretto della crisi a pesare sui risultati del semestre in corso, come reso noto da UBS (-9,7%; acquistare) che ha già messo in guardia sui risultati del secondo semestre. Il timore è che una riduzione del credito, unita ad una maggiore volatilità dei mercati e una diminuzione dell’interesse verso il rischio, possa ridurre l’attività delle banche d’affari (introduzioni in Borsa, consigli in caso di fusioni, …) che hanno fatto la loro fortuna negli anni precedenti. È il caso di Crédit Suisse (-6,2%; acquistare) HSBC, di Deutsche Bank (-9,9%; acquistare), di BNP Paribas e di Société Générale (-12,9%; acquistare). Bank of America (+7,5%; acquistare) è poco esposta ai subprimes e dispone di una base di attività più diversificata rispetto alla concorrenza, ma i suoi risultati saranno colpiti dalla volatilità delle Borse e dal fallimento di alcuni gruppi di credito immobiliare. Per fortuna, quasi tutte le banche europee possono contare su una sviluppata attività di banca commerciale, in grado di ammortizzare la crisi degli utili. Inoltre, vista la minor propensione degli investitori verso operazioni sostenute dall’indebitamento, sembra che Fortis /Santander (+12,4%; acquistare) /Royal Bank of Scotland (-6,5%) dovrebbero incontrare qualche difficoltà nel finanziare l’acquisto di ABN Amro (-6 %; mantenere). Secondo noi l’operazione andrà ugualmente in porto. Nel complesso, secondo noi, il settore finanziario rimane interessante, nonostante la revisione al ribasso delle nostre previsioni sugli utili, le correzioni maggiori le abbiamo portate alle banche molto attive nel settore banca d’affari. Non ci facciamo prendere dal panico, ma sappiamo che la volatilità sarà molto presente nelle prossime settimane. Escludendo Société Générale, che ora merita l’acquisto, non abbiamo modificato nessuno dei nostri consigli nel settore.
· Fra le conseguenze, la crisi dei subprimes fa intravedere l’inizio di una crisi economica più generalizzata, considerando che la crescita economica di alcune zone (Europa, Giappone, …) aveva già iniziato a rallentare nettamente nel secondo trimestre. Da allora i settori sensibili all’evoluzione dell’economia hanno peso valore, come l’acciaio (-17,6%) o i settori legati alle materie prime (-19%). Il barile di petrolio è sceso sotto i 70 dollari, facendo perdere al settore l’11,1%. Segnaliamo, che nello stesso periodo, i risultati dei petrolieri sono stati poco brillanti e che tutti hanno confermato un calo della produzione. Total, Exxon Mobil e Royal Dutch hanno perso rispettivamente il 12,6%, 10% e 10,4%. Manteneteli tutti e tre.

Risultati e prospettive
La crisi attuale sta facendo dimenticare che i risultati trimestrali delle aziende da una parte e dall’altra dell’Atlantico sono complessivamente buoni, anche se notiamo una diminuzione nel ritmo di crescita dei profitti. Un elemento del quale le nostre previsioni tenevano già conto. Qualche risultato ha generato sorpresa come Cisco (-0,9%; vendete), Volkswagen (+12,3%; vendete) o Nokia (+3%; vendere). Arcelor Mittal, ha perso il 17,6% (vendere). Per il semestre in corso, i timori che la crisi si allarghi al resto dell’economia statunitense sta allarmando gli investitori. Le società americane Wal-Mart (distribuzione) e Home Depot (bricolage) hanno già annunciato di aver subito il contraccolpo di questa crisi, cosa che non ha mancato di colpire gli altri distributori come Delhaize (-12,1%) e Ahold (-10,2%). Manteneteli entrambi. Anche se I risultati dei prossimi mesi potrebbero essere colpiti dalla crisi odierna, riteniamo che i profitti di medio lungo periodo non dovrebbero subire contraccolpi. Le nostre ipotesi di crescita economica restando quindi invariate.

I mercati e i vostri investimenti
Non crediamo ad uno scenario catastrofico in cui la crisi immobiliare statunitense porti ad una crisi economica mondiale. Le famiglie americane dovrebbero continuare a trarre beneficio dalla tenuta del mercato del lavoro e poiché la domanda mondiale rimane elevata, le società dovrebbero continuare ad investire. Anche se nelle scorse settimane la scarsa fiducia ha limitato molto la circolazione della liquidità, quest’ultima rimane elevata. Dopo trimestri consecutivi di grossa crescita, le aziende dispongono di riserve considerevoli. Molte banche centrali (soprattutto asiatiche) hanno visto le loro riserve crescere sostanziosamente, grazie ai tassi di cambio favorevoli e quindi possono intervenire sui mercati, se lo desiderano. Quindi, lasciamo inalterate le nostre previsioni di crescita economica, già più prudenti di quelle di molti organismi finanziari internazionali. Detto questo, la diminuzione dei mercati finanziari ci ha spinto a rivedere qualche consiglio, anche perché una riduzione generalizzata dei mercati a creato alcune opportunità interessanti.
Sul mercato dei cambi, il dollaro americano e lo yen giapponese sono stati i grandi vincitori delle ultime settimane. Oggi l’euro si negozia a 1,35 dollari, contro gli 1,38 del mese scorso. Quanto allo yen il suo rimbalzo è stato spettacolare.
Il cambio è passato in un mese da 168 yen per un euro a 155 yen per un euro, una crescita di circa l’8%. Queste due monte hanno approfittato del flight to quality, cioè lo spostamento dei capitali verso investimenti ritenuti più sicuri, a danno di quelli più rischiosi. Segnaliamo anche che se stata la BCE ad immettere maggiori capitali sui mercati, le banche europee si sono dovute esporre maggiormente negli Stati Uniti. Quindi, molti degli euro prestati dalla BCE sono diventati dollari, facendo salire ulteriormente il biglietto verde. Continuate ad investire in obbligazioni in dollari, ma anche in fondi obbligazionari in dollari e yen.  

LE DATE DELLA CRISI DI LIQUIDITÀ

 29 luglio
il governo tedesco immette sul mercato 8 miliardi di euro per evitare il fallimento della banca IKB.
 9 agosto
BNP Paribas annuncia lo stop di tre suoi fondi. Il tasso interbancario vola sino al 4,6%, spingendo BCE e Fed a iniettare liquidità sui mercati. 
10 agosto
la BCE inietta 64 miliardi di euro, dopo averne già immessi 94 il giorno prima. I mercati borsistici conoscono il secondo giorno consecutivo di perdita.
 14 agosto
la BCE interviene per l’ultima volta sui mercati. In 4 giorni ha immesso 211 miliardi di euro di liquidità.
17 agosto
la Fed abbassa il tasso di sconto dello 0,5%, al 5,75%. Le Borse riprendono fiato.

   

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