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Mifid: istruzioni per l'uso 10 anni fa - lunedì 10 dicembre 2007
La banca mi ha contattato dicendo che devo firmare alcuni documenti relativi alla Mifid. Di che si tratta?

Non avendo sottomano i documenti, non possiamo dare una risposta precisa a questa domanda. Tuttavia, possiamo fare delle ipotesi sulla base di quanto previsto dalla nuova normativa europea sugli investimenti: la direttiva Mifid, appunto, entrata in vigore il primo novembre.

Miglior esecuzione... per chi?

· Innanzitutto, la nuova normativa prevede per gli intermediari l’obbligo di garantire la best execution, cioè la miglior esecuzione possibile per gli ordini impartiti dagli investitori. Ma cosa significa esattamente?

· Il concetto di best execution è più ampio e, quindi, più vago, di quello di miglior prezzo. Non è infatti detto che per un cliente il prezzo sia la variabile più importante: potrebbe per esempio dare più importanza alla velocità di esecuzione.

· Per questo motivo, le banche sono tenute a informare i clienti sulla propria “politica”, cioè su quali elementi intendono privilegiare. Ed è questo il primo documento che potreste trovarvi a dover leggere e approvare.

· In generale, il nostro consiglio è di verificare che la banca abbia dato la priorità al prezzo di acquisto/vendita e al costo dell’operazione. A nostro avviso, infatti, elementi come la velocità di esecuzione o la probabilità di eseguire l’ordine per intero dovrebbero passare in secondo piano, a meno che non operiate con capitali estremamente elevati. In ogni caso, se il documento che vi propone la banca non va nella direzione da voi desiderata, negoziate per ottenere un cambiamento nell’ordine delle “priorità”.

· Lo stesso documento dovrebbe poi indicare anche i “canali” che la banca intende utilizzare per eseguire gli ordini: la Mifid abolisce infatti l’obbligo di concentrazione degli scambi (vedi riquadro). Il nostro consiglio è di verificare che vengano privilegiati i mercati regolamentati: gli altri sistemi di scambi non sono ancora così sviluppati da garantirne la liquidità, e la scelta della banca come controparte “diretta” è secondo noi ancora più rischiosa.

Identikit: volate basso...

· L’altro genere di documentazione che potreste ritrovarvi a firmare è quella che serve a definire il vostro “profilo” di investitore (ad esempio attraverso la compilazione di un questionario). Non si tratta di una novità, visto che questa documentazione era prevista anche in precedenza; molte banche stanno però approfittando della Mifid per aggiornare la situazione e magari sanare qualche magagna.

· La Mifid suddivide gli investitori in tre categorie: clienti al dettaglio, clienti professionali e controparti qualificate. I primi sono quelli che non hanno specifiche competenze in materia di investimenti, i clienti professionali sono quelli che hanno esperienza in materia, le controparti qualificate sono i soggetti istituzionali (enti creditizi, fondi pensione, Governi...) e le grandi imprese che ne fanno richiesta.

· In base alle informazioni che fornirete, ma anche in base alle operazioni fatte in passato, la banca vi classificherà in una di queste categorie. Il nostro consiglio è di puntare in basso, richiedete cioè di essere considerati “clienti al dettaglio”. Questo vi permette di ottenere il maggior grado di “protezione” giuridica.

· Il rovescio della medaglia è il fatto che, appellandosi alla vostra “limitata” cultura finanziaria, la banca potrà rifiutarsi di eseguire alcune operazioni. In tal caso, potrete comunque procedere alla compravendita chiedendo alla banca di procedere in modalità execution only: la banca si limita cioè a fare da “esecutore materiale” e non si assume nessuna responsabilità (attenzione quindi a valutare bene i rischi prima di richiedere questa procedura). Tenete presente che la modalità di execution only può essere richiesta solo per strumenti non complessi (azioni quotate in mercati regolamentati, strumenti del mercato monetario, fondi comuni, obbligazioni che non incorporano strumenti derivati) e soprattutto ricordatevi che può essere fatta valere solo se l’ordine è di vostra iniziativa. Attenzione perciò ai titoli suggeriti “informalmente”, cioè a voce, dal bancario allo sportello: se al momento di concretizzare l’operazione “su carta” vi propone l’execution only non firmate, perché in caso di problemi non potrete rivalervi sulla banca.

Mifid: le nostre perplessità

Già in passato (vedi l’editoriale di Soldi Sette n° 752) avevamo espresso alcune critiche alla nuova normativa sugli investimenti. In particolare, la direttiva abolisce il criterio di “concentrazione degli scambi”: nel caso delle azioni, ad esempio, l’ordine non dovrà più necessariamente essere eseguito a Piazza Affari, ma potrà essere eseguito anche su altri “sistemi di scambi organizzati” gestiti da banche o sim, oppure la banca stessa potrà fare da controparte attingendo al proprio portafoglio. Questo significa che per il cliente sarà più difficile verificare se l’ordine è stato eseguito nel migliore dei modi: insomma, non basterà più informarsi sui prezzi a Piazza Affari, bisognerà verificare anche tutti gli altri “canali di vendita”. Certo la normativa impone dei requisiti di trasparenza sia prima della negoziazione (pubblicazione di proposte di acquisto/vendita con i relativi prezzi) sia dopo la negoziazione (informativa sulle condizioni a cui è stato eseguito l’ordine), ma per il piccolo investitore il lavoro di verifica rischia di essere troppo gravoso. Inoltre l’applicazione di questi requisiti di trasparenza (peraltro limitati alle azioni e non agli altri strumenti finanziari) subisce importanti deroghe, per esempio in caso di ordini di importo particolarmente elevato.

 

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