News
Il salvataggio delle banche, a che prezzo? 9 anni fa - lunedì 27 ottobre 2008
Dopo aver stabilito un piano d’intervento per salvare il settore bancario, i Paesi dell’Unione europea sono passati all’azione. Royal Bank of Scotland, Lloyds TSB e HBOS in Gran Bretagna, Banques popolaires, BNP Paribas, Caisses d’epargne, Crédit Agricole, Crédit Mutuel e Société Générale in France o ancora ING in Olanda, gli interventi pubblici a vantaggio delle banche si sono moltiplicati nell’Ue, ma anche nove grosse banche americane hanno beneficiato di aiuti di Stato, come anche UBS in Svizzera.

Lo stesso modus operandi

· Sia in Europa sia negli Usa, i piani di salvataggio del sistema bancario hanno una triplice finalità: rassicurare i risparmiatori, riportare la liquidità sui mercati interbancari e assicurare la solvibilità delle banche.

· Per centrare questi tre obiettivi sono state adottate misure molto simili sulle due sponde dell’Atlantico. Per rassicurare le famiglie sono stati rialzati i massimi garantiti sui depositi bancari. Per rilanciare il mercato interbancario, praticamente fermo (le banche, non fidandosi l’una delle altre, esitano a prestarsi denaro tra di loro), oltre alle iniezioni massicce di liquidità da parte delle Banche centrali e all’allentamento delle regole sui rifinanziamenti, è stata assicurata una garanzia di Stato sui prestiti interbancari. Infine, per garantire la solvibilità delle banche l’unica soluzione è stata la loro ricapitalizzazione con fondi pubblici

Azioni preferenziali, obbligazioni convertibili…

· Anche se le linee d’azione sono molto simili, la forma e soprattutto le implicazioni per le banche che richiedono aiuti pubblici variano sensibilmente da un Paese all’altro.

· Aumentare il capitale emettendo delle nuove azioni è la soluzione adottata in generale dalle banche quando vogliono rafforzare le loro finanze. E questa è la strada che è stata percorsa dalle banche britanniche in difficoltà. Royal Bank of Scotland emetterà, ad esempio, delle nuove azioni per un totale di 15 miliardi di sterline, e il Governo britannico si impegnerà a sottoscrivere tutte quelle nuove azioni che non avranno trovato acquirenti tra gli azionisti esistenti o altri eventuali investitori. Tuttavia lo Stato britannico, esigendo giustamente di venir remunerato, prima di acquistare le azioni rimaste invendute ha ricapitalizzato la banca acquistando azioni preferenziali (senza cioè diritto di voto), che offrono un dividendo fisso di ben il 12% annuo. Un meccanismo, quello britannico, che non scarica sul contribuente gli errori di gestione delle banche.

· Negli Usa, le Autorità pubbliche hanno acquistato esclusivamente delle azioni preferenziali per ricapitalizzare le proprie banche. In Francia, l’acquisto di obbligazioni subordinate segue lo stesso principio. Come le azioni preferenziali, queste specie di obbligazioni a durata indeterminata danno infatti diritto a un rendimento annuo fisso, ma non fanno aumentare il numero di azioni in circolazione. Questo sistema è quindi più vantaggioso per gli azionisti che non subiscono una riduzione automatica dell’utile per azione.

· In Svizzera per UBS è stato adottato un meccanismo ibrido. Lo Stato ha acquistato obbligazioni della banca che verranno automaticamente convertite in azioni ordinarie in 30 mesi al più tardi. Viene così garantita una giusta remunerazione per il denaro pubblico prima di ottenere un’effettiva partecipazione dello Stato nella banca.

· In Olanda ING è stata ricapitalizzata dallo Stato, che ha acquistato delle obbligazioni che possono essere rimborsate o che, se il gruppo si trovasse nell’impossibilità di rimborsarle, potranno essere eventualmente convertite in azioni a una data prefissata.

L’impatto per l’azionista

· La ricapitalizzazione di una banca può avere delle conseguenze nefaste per gli azionisti. L’acquisto massiccio di azioni ordinarie da parte dello Stato, facendo aumentare il numero di titoli in circolazione, rischia infatti di diluire fortemente la loro partecipazione agli utili. Questo è quello che si verificherebbe, ad esempio, nel caso di Royal Bank of Scotland se i privati non dovessero sottoscrivere l’aumento di capitale. La banca verrebbe di fatto nazionalizzata, con lo Stato britannico che ne possederebbe il 60% del capitale.

· Anche procedere a colpi di azioni preferenziali o obbligazioni subordinate non salvaguarda però veramente l’azionista. Tutto dipende dalle condizioni legate a questi interventi statali e in particolare dalla portata del dividendo delle azioni preferenziali o dai tassi d’interesse imposti sui prestiti. Ed è proprio qui che si distingue di più un Paese dall’altro. In Gran Bretagna le condizioni per le banche che richiedono aiuti statali sono severe, con un interesse annuo del 12% per le azioni preferenziali e l’interdizione di versare un dividendo alle azioni ordinarie finché non saranno stati rimborsati i titoli preferenziali. Esigendo un interesse del 12,5%, le autorità svizzere intendono ugualmente sanzionare la cattiva gestione delle banche che domandano aiuti statali. La Francia, da parte sua, si accontenta di una remunerazione di circa l’8%, mentre le Autorità americane esigono solo un dividendo del 5%.

· In linea di massima, mentre le Autorità europee intendono salvaguardare gli interessi dei contribuenti e sanzionare le banche che non hanno saputo gestire bene i loro averi, quelle americane non esitano a sostenere il settore finanziario non solo rifornendolo di capitali a basso costo, ma anche facendogli un enorme regalo fiscale, che le banche hanno subito sfruttato.

Sconti fiscali e distorsione della concorrenza

· Il 29 settembre Citigroup aveva proposto di acquistare Wachovia, la quarta banca degli Stati Uniti indebolita dalla crisi del credito, al prezzo di 2,2 miliardi di dollari con l’aiuto però delle Autorità pubbliche. Quattro giorni dopo, questa banca veniva invece acquistata da Wells Fargo al prezzo di ben 15,1 miliardi di dollari e senza nessun sostegno pubblico. Come è possibile che il valore di una banca con i conti in rosso, a causa di una montagna di attivi a rischio, si sia moltiplicato per ben sette volte in quattro giorni?

· La spiegazione è una sola: grazie a un cambiamento piuttosto discreto nelle norme fiscali americane, d’ora in poi negli Usa le banche possono dedurre dai loro ricavi totali le perdite subite dal portafoglio di titoli di una banca da loro acquisita. In pratica, Wells Fargo, acquisendo Wachovia con la sua montagna di attivi a rischio, ha comprato 74 miliardi di deprezzamenti di attivi che potrà dedurre dai propri ricavi futuri e risparmiare così 25 miliardi di dollari di imposte.

· Questa modifica fiscale, che può globalmente far risparmiare alle banche americane ben 140 milioni di dollari di imposte, aggiunta ai capitali messi generosamente a disposizione del settore finanziario statunitense dalle Autorità pubbliche, porta però a una seria distorsione della concorrenza a vantaggio delle banche americane, che non devono passare sotto le forche caudine delle Autorità pubbliche come quelle del Vecchio Continente.

Un settore sempre più rischioso

La crisi finanziaria avrà quindi conseguenze diverse per una banca britannica, che deve far fronte ai gravosi impegni imposti dal Governo Brown, e una banca statunitense, che beneficia della benevolenza del Tesoro americano. Mentre la prima (e quindi i suoi azionisti) pagherà a caro prezzo i propri errori, l’altra (e quindi i suoi azionisti) se la caverà più facilmente. Questa disparità di trattamento da un Paese all’altro rischia quindi di creare una distorsione della concorrenza nel sistema bancario mondiale. In un momento in cui è già estremamente difficile stabilire la salute finanziaria delle banche, questo riduce ulteriormente la visibilità sul settore. Preferiamo quindi consigliarvi di non aumentare la vostra esposizione al settore bancario: mantenete le azioni che già avete, ma non compratene altre.

condividi questo articolo