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Consumatori e crisi: confrontiamoci! 7 anni fa - venerdì 10 dicembre 2010
Quali impatti ha avuto la crisi sui consumatori? Come si sono modificate le scelte di investimento? Quali risposte hanno fornito le autorità di vigilanza? Per parlare di questi e molti altri temi, Altroconsumo organizza un convegno al quale siete tutti invitati.

Qui sotto puoi rileggere la nostra diretta live del convegno su consumatori e crisi di venerdì 17 dicembre 2010

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17/12/10: Live da Milano! Segui la diretta per aggiornamenti sul convegno

ore 13.20
Il convegno è finito. Grazie a chi è venuto a Milano e a chi ha seguito questa diretta live

ore 13.10: Ultime battute da Paolo Martinello

Parla dei rapporti con le autorità.
Cordiali, ma ognuno sulle sue con Consob.
Al di là delle attese con il Garante della concorrenza.

Occorrono nuove buone regole e il timore di Martinello è che in tempo di crisi i diritti siano accantonati, che se ne parli meno

ore13.03: Ecco diverse osservazioni fatte dal nostro presidente Paolo Martinello

Crisi finanziaria frutto di grande incapacità del sistema di autocontrollarsi.

Non c'erano sistemi di controllo adeguati ai mercati.

Esistono in Europa circa 85 enti di vigilanza sui servizi finanziari. Non è una colpa, ma un problema...

All'ultimo G20 consumers international siamo riusciti quasi miracolosamente a fare pressione sugli interlocutori internazionali per fare inserire un comma di sei righe che dice che il g20 si impegna a istituire un comitato dei consumatori!

Non si può pensare e non ci si può illudere che una informazione di qualità ai risparmiatori e ai consumatori di servizi finanziari debba essere nelle mani dei venditori. Questo è il limite vero della Mifid.

Robert Shiller ha scritto che è stata frutto della mancanza di regole per la tutela del consumatore. Ma anche che di fronte ai servizi finanziari più impegnativi dal punto di vista finanziario (mutuo, prestito, investimento) il consumatore dovrebbe avere un consulente indipendente.

Vogliamo solo affidarci ai divieti? Può essere solo questo il meccanismo che tutela? O ci vuole anche una crescita degli strumenti di informazione ai consumatori che siano efficienti.

ore 12.50: Nella parte finale del dibattito ci si concentra sulla crisi nel mondo anglosassone, ma poi si torna a parlare di crisi in Europa.
Insomma, nessun modello è certo.

C'è una certa retorica del negazionismo: in Italia c'è dibattito a volte si evita di dire che ci sia la crisi.
Evidenziare i punti di forza, non deve essere un chiudere gli occhi alle debolezze.

Si attendono domande dal pubblico e Martinello sta per tirare le sue conclusioni.

Che però annuncia che le sue non saranno conclusioni, ma premessa di discussioni future.

ore 12.35: Dopo De Novellis, che ci ha spiegato se reggerà il risparmio delle famiglie, siamo passati al dibattito e si è discusso sulla domanda se le istituzioni siano fallite o meno in caso di crisi.
La riflessione si è portata sui motivi storici che hanno portato alla deregulation negli anni Ottanta in USA e GB, ma non in Europa.
I paradigmi di pensiero economico sono variabili e le loro conseguenze sul quadro normativo sono altrettanto variabili.
Quindi sì le istituzioni non hanno sempre retto bene il colpo, ma questo è anche un portato dell'evoluzione del pensiero.
Chissà se tra dieci anni sarà ancora a prevalere il modello regolamentato europeo o quello meno regolamentato Usa e Gran Bretagna.
Comunque in questo contesto dalle istituzioni l'accento passa anche sui risparmiatori.
Per cui si riaffronta il problema dell'educazione e, in particolare, nell'educazione al rischio.

ore 12.05: Domanda a Barucci (altro relatore) da parte della moderatrice: non esiste un deficit di formazione?
 
Risposta: sicuramente c'è.
 
E Barucci continua

La crisi finanziaria ha posto in rilevanza che il binomio TRASPARENZA-RESPONSABILITA' abbia mostrato la corda.
Trent'anni fa era tutto più facile. O titoli di Stato, certi o altri investimenti rischiosi.
Oggi rischi composti, articolati e difficili da catturare.
 
Questa idea che parte dalla centraltà dell'individuo nelle scelte non è in banca l'equivalente del supermercato.
In banca non succede così sia perché il prodotto è complesso, sia perché è difficile da catturare in modo sintetico ed è percepita dalle persone in modo diverse.
 
Il prodotto non è standardizzabile e il tentativo mifid è stato un tentativo di modernità, ma si scontra con la incapacità delle persone di valutare il rischio.

Le banche stanno diminuendo i servizi di consulenza, alzando il tetto minimo da mezzo milione di euro a un milione di euro
 
Secondo Barucci certi prodotti si dovrebbero vendere solo a certe persone e ad altre no.
Ad esempio ti do il derivato solo se hai una attività finanziaria, altrimenti no.

ore 11.58 Continua l'intervento in risposta al video di Altroconsumo.

"Non valuterei una attività di vigilanza sulla base delle sanzioni irrogate.
Giornalisticamente parlando è efficace.
Ma lo scopo di Consob è sradicare i comportamenti sbagliati.
...Non fare il vigile urbano locale.
Va cambiato il modello di business.

La Consob non deve puntare al prodotto giusto, ma che l'offerta sia coerente rispetto al bisogno.

Gli intermediari non hanno ancora classificato a sufficienza la clientela sulla base dei bisogni.

La logica non è prodotto per prodotto, ma composizione del portafoglio secondo le esigenze.

Manca l'offerta variegata per bisogni.

ES. le banche non sono in grado di proporre fondi pensione aperti. Prodotto che non riguarda la Consob, che in chiave di vigilanza rileva, come sia scoperto."

ore 11.50 Che fa la Consob?
Questa la domanda posta dalla nostra collega Anna Vizzari alla fine del videoclip di Altroconsumo sui test fatti in banca per verificare le proposte d'investimento.

Ora l'ospite della Consob risponde.

...Che si stupisce che la banca non abbia proposto la profilatura del rischio.
E ammette che c'è ancora spesso nelle teste il vecchio modello: vendo a prescindere.
Modello che non regge.

L'autorità di vigilanza deve chiedere che lo spirito della norma sia incorporato nelle organizzazioni bancarie.
Non deve occuparsi del singolo sportellista, ma delle strutture.

E Consob ha imposto alle banche che nel sistema delle banche sia definito l'holding periodo come variabile sbarramento. Questo per lottare contro prodotti illiquidi.
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ore 11.39: Ancora Ferrero
Le scelte di investimento si sono rientate verso soluzioni più liquide e meno rischiose.
Sono proliferati i conti di deposito.

L'antitrust ha dedicato energie ai settori più sensibili per i consumatori colpiti dalla crisi.
...Istruttorie nei settori di trasporto marittimi (Napoli), pasta, servizi bancari, gas, telecom, diritti calcio.

L'antitrust si è rivolta più alla tutela del consumatore diretta attraverso strumento di impegni migliorativi, anziché la parte sanzionatoria.

2009

2600 segnalazioni
231 accertamenti
comunicazioni e credito/ finanza, settori con sanzioni più elevate

Sono stati tentati interventi nel settore servizi investimento post lLhman, e ha chiesto parere a consiglio di Stato se poteva applicare codice al consumo su pratiche industria servizi finanziari pur sapendo che esisteva il tuf.

Il consiglio di Stato ha confermato che il tuf è una normativa speciale rispetto al codice al consumo...
quindi antitrust codice al consumo, consob tuf, è solo la consob che può intervenire su pratiche inermediari.

Da quasi tre anni esiste anche per i consumatori la possibilità di telefonare all'antitrust (19.500 contatti nel 2009).

Questa struttura di call center è una struttura di riferimento sia per il pubblico, sia per le conoscenze interne dell'antitrust.

Il consumatore è il target dell'attività antitrust.
Solo i consumatori/cittadini possono giustificare esistenza antitrust

Fine intervento
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ore 11.28 Massimo Ferrero: La reazione alla crisi il punto dell'antitrust
Come si è adeguato l'antitrust?

Calo potere acquisto famiglie, ma calo meno marcato della propensione al risparmio.

...2009 annus horribilis per credito al consumo, e pure il 2010 non è eccezionale.

Crollato numero delle concentrazioni industriali dal punto di vista antitrust. 480 nel 2009, erano 817 nel 2008. Il 2010 sembra in linea col 2009.

Unico settore in cui i consumatori non hanno stretto il cordone della borsa è televisione e telecomunicazioni

Il settore bancario è il secondo in classifica. Risulta molta sfiducia nei confronti degli operatori bancari e finanziari.
Il settore è considerato tra i principali responsabili della crisi, mentre le banche bene o male se la sono cavata.

I consumatori sono molto attenti a qualsiasi angheria..
Nella maggior parte dei casi le condotte degli operatori si sono dimostrate corrette, ma il numero di denunce è inficativo del clima che si respira.
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ore 11.16: Nell'intervento di De Bonis ci sono le spiegazioni del basso debito degli italiani: fattori culturali, rispamrio elevato, prudenza delle bacnhe, alti tassi interesse anni '70 e 80.

La ricchezza finanziaria netta delle famiglie (ricchezza men...o debiti), l'Italia è a livelli USA e Regno Unito, solo il Giappone fa meglio (ma qui i depositi bancari sono ancora enormi), mentre Germania e Francia sono indietro. La Spagna è in fondo.

A questo punto si parla anche di realtà reali, case rispetto al reddito.

La meglio messa è la spagna (9 volte il reddito grazie al boom immobiliare)

In Italia è 5.000 miliardi di euro e il rapporto è circa 5 come in Francia e Regno Unito
Giappone e Germania sono indietro

Negli USA la terra non vale invece nulla e quindi il valore delle case è molto basso.
La ricchezza delle famiglie italiane è elevata nel confronto internazionale, ma nulla ci assicura che la situazione resti immutata.
Consumaree la ricchezza accumulata riduce il benessere delle generazioni future
Rimane fondamentale per l'Italia tornare a far crescere il reddito.

Fine intervento. Ora arriva Massimo Ferrero, antitrust
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ore: 11.10 Altri spunti di riflessione da De Bonis

Negli ultimi 15 anni scomparsa certificati di deposito, solo per motivi fiscali: cambiamento di tassazione nel 1996
In questi 15 anni le famiglie italiane hanno deciso di aumentare la loro quote di bond bancari.
Dal 2% dei ris...parmi al 10%.
Il motivo è che le banche hanno aumentato la quantità di mutui erogati e i bond a lunga semplificano il matching tra crediti e debiti a lunga, rispetto ad altri prodotti più brevi.
Nei portafogli delle famiglie in 15 anni c'è stata una caduta dei titoli piubblici e le quote dei fondi comuni arrivate al 15% dei risparmi nel 2000 sono ccrollate al 5,4% oggi.

Veniamo ora ai debiti delle famiglie.
In Italia il llivello è il più basso dei Paesi presi in considerazione (Usa Giappone, Spagna, Regno Unito, Germania e Francia)
Anche se il dato è il doppio del 1995.

Da noi è il 60% del reddito disponibile. Circa, 80% in Francia e molto più in altri Paesi

La Spagna da paese a basso debito è l'unico che si è trasformato in alto debito.

Una volta la scarsa propensione a indebitarsi era considerata una cosa che non andava per i consumi bassi che portava.
Oggi invece è considerato una virtù
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ore 11: De Bonis

La ricchezza finanziaria (liquidità, fondi, ma non immobili) è maggiore negli Usa, nel Regno Unito e in Giappone, più bassa in Germania, Spagna e Francia, Italia in posizione intermedia.

Il motivo sta nella maggiore maturità... dei mercati anglosassoni, ma anche nell'esistenza di pensioni private.

In Italia 900 mliardi reddito, ricchezza circa 3.500 miliardi

In Italia la ricchezza è soprattutto in liquidità (40% nel 1995, 30% oggi)

ore: 10.49 Conclusioni: Consob è consapevole dei propri limiti e una ha visione sostanziale e non formale della norma. La Mifid funziona.
La partita non è finita, ma continua.

...Entra Riccardo De Bonis di Banca d'Italia.


La ricchezza delle famiglie italiane nel confronto internazionale

Relazione con taglio economico e statistico.

Parlerà di ricchezza delle famiglie.

ore 10.37: D'agostino parla di crisi e contesto macro.
La crisi è permanente.
Cita declassamento Irlanda di Moody's di oggi

Bisogna ripartire da canalizzazione del risparmio nell'economia e ciò vuol dire che ci deve essere modello di servizio al cliente ...più sofisticato.
Vi è necessità da parte degli intermediari di offrire servizi di livello.

Ora passa al contesto micro.

problema intermediari: soddisfa bisogno di protezione del cliente con prodotti illiquidi
problema rispamatori: sottostimano il rischio dei prodotti

ore 10.20: La crisi colpisce in modo diverso le aree geografiche del mondo..
Lo sviluppo che abbiamo vissuto è sostenibile?
Silva parla non in senso ecologico, ma in termini di squilibri finanziari e debiti.
Squilibrio Cina e Usa fattore determinante tra... le cause di questa crisi.
Problema di istituzioni che non funzionano, riferimento al sistema finanziario. Insuccesso istituzionale.
Problema della distribuzione del reddito e della sua crescita diseguale nel corso del decennio.

E ora Silva ci parla della saturazione dei consumi. Altro dato strutturale su cui non si soffermerà, ma che introduce le tematiche del convegno.

Caso italiano. Fino al 2009 l'effetto sul lato consumatori è stato meno forte di quanto ci si sarebbe potuti aspettare grazie a ammortizzatori sociali e ricchezza delle famiglie che ha fatto da ammortizzatore patrimoniale.
Il problema 2010 è il problema del futuro che resta aperto.

Per la prima volta le associazioni dei consumatori, rileva Silva, si occupa di risparmio.

Alle 10.19 lascia la parola agli altri.
Inizierà D'agostino, responsabile sezione intermediari Consob

ore 10: La sala 60 dei sotterranei della Borsa è piccola, ma gremita. Stiamo iniziando con l'intervento di Francesco Silva (Direttore consumatori, diritti e mercati) che dovrebbe durare 15 minuti.

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· La crisi ha avuto ripercussioni su tutti gli investitori, ma in maniera diversa a seconda delle “abitudini storiche” di investimento: nei Paesi anglosassoni, ad esempio, il rapporto tra attività finanziarie e reddito è più alto rispetto ad altri Paesi, mentre da noi è inferiore perché una quota consistente della ricchezza viene destinata al “mattone”. Non a caso, se si considera la ricchezza complessiva delle famiglie, l’Italia supera di gran lunga gli Usa. Da questo scaturiscono reazioni diverse alla crisi: chi ha “sofferto” di più? Come si è evoluta la ricchezza nei diversi Paesi?

· Ma concentriamoci in maniera più specifica sull’Italia: la crisi ha colpito pesantemente le famiglie, ma (per quanto possa sembrare difficile da credere) lo ha fatto in misura inferiore a quanto sarebbe stato possibile in base alla caduta del Pil. Se ad esempio si guarda all’evoluzione del clima di fiducia dei consumatori, e di conseguenza alle abitudini di consumo, la flessione degli ultimi anni è ben inferiore alla caduta registrata durante la recessione dei primi anni ‘90. Un andamento paradossale o giustificato dalle differenze di contesto tra ieri e oggi? Che cosa ha determinato questa differenza: politiche di bilancio pubbliche, tassi di cambio, struttura del mercato del lavoro?
· E in questo scenario, come hanno reagito le autorità di vigilanza e le istituzioni? Hanno tutelato a sufficienza gli interessi dei risparmiatori? Hanno saputo affrontare in maniera adeguata i nuovi problemi mai incontrati in passato, ad esempio la crescente internazionalizzazione e interdipendenza delle diverse economie mondiali?
· Questi sono solo alcuni esempi dei temi che ci piacerebbe affrontare in un confronto aperto e costruttivo con voi. Per questo, Altroconsumo ha organizzato un convegno a cui parteciperanno anche dei rappresentanti delle principali autorità di vigilanza (Consob, Banca d’Italia, Autorità garante della concorrenza e del mercato) nonché autorevoli esperti provenienti da istituti di ricerca e università italiane.
· Il convegno si terrà venerdì 17 dicembre, dalle 9.30 alle 13.00, presso la sala convegni di Palazzo Mezzanotte a Milano (Piazza degli Affari, 6). Se volete saperne di più, potete contattarci via mail (pr@altroconsumo.it) o via telefono (02/66890324). Vi aspettiamo!

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