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Altroconsumo e Consob: lavori in corso

8 anni fa - lunedì 7 marzo 2011
Abbiamo “approfittato” del cambio alla guida della Consob, l’autorità di controllo della Borsa, per incontrare i nuovi vertici e presentargli una serie di richieste a vostra tutela. Il 10 marzo incontreremo di nuovo l’autorità di controllo: ecco i temi principali sui quali proseguiremo la discussione.
Abbiamo “approfittato” del cambio alla guida della Consob, l’autorità di controllo della Borsa, per incontrare i nuovi vertici e presentargli una serie di richieste a vostra tutela. Il 10 marzo incontreremo di nuovo l’autorità di controllo: ecco i temi principali sui quali proseguiremo la discussione.
Conflitto di interesse tra banca e cliente
· Per la vostra banca, il modo in cui investite i risparmi non è indifferente: alcuni prodotti, specie quelli “della casa”, sono più remunerativi di altri. È quindi diventata una prassi consolidata che il budget (una sorta di bilancio previsionale dell’attività) contenga obiettivi differenziati in base alla categoria di prodotto. Il che, spesso, si traduce in “incentivi” al personale per “spingere” i prodotti più redditizi.
· In questa situazione, il rischio è quello di ricevere consigli basati non sulle vostre esigenze, ma su quelle della banca. E per tutelarvi non basta che le contabili di acquisto riportino l’indicazione del conflitto di interessi: solo una firma in più, a cui spesso non viene nemmeno data importanza, in una “montagna” di carta. Chiediamo perciò che gli intermediari finanziari siano obbligati a rendere pubbliche le modalità di formazione del budget e gli schemi di incentivazione al personale: questo non impedirà che il bancario insista per farvi sottoscrivere certi prodotti, ma sapendo perché lo fa avrete un’arma in più per capire e difendervi.
Pubblicità più trasparenti
· Quante volte, dalle pagine di Soldi Sette, abbiamo dovuto mettervi in guardia da prodotti finanziari all’apparenza interessanti, ma in realtà poco redditizi o troppo rischiosi? Le pubblicità, è vero, per definizione devono essere allettanti, ma il rischio è che siano anche fuorvianti.
· Noi continueremo a monitorare il mercato per mettervi al riparo dalle “sirene” della pubblicità, ma anche la Consob deve fare la sua parte. Per questo, già un mese fa abbiamo inviato all’autorità dei suggerimenti per delle regole in questo ambito. In sintesi, chiediamo che le pubblicità siano chiare, complete di tutte le informazioni necessarie per valutare l’investimento, prive di espressioni fuorvianti. Nel nuovo incontro con la Consob ribadiremo queste richieste.
 
Remunerazioni: anche qui serve chiarezza
In tema di trasparenza sui compensi dei manager, qualche passo avanti è già stato fatto: la Consob ha varato un regolamento che chiede di pubblicare non solo gli stipendi dei manager, ma anche le indennità in caso di dimissioni o licenziamento. Aspetti che spesso destano polemiche: basti pensare al “clamoroso” addio dell’amministratore delegato di Unicredit qualche mese fa. Peccato che il regolamento resterà in vigore solo per i bilanci 2011, pubblicati nel 2012. Nel frattempo la Consob sta preparando un regolamento attuativo di un decreto legislativo del dicembre 2010, che si occupa di questo argomento: abbiamo chiesto, e lo faremo ancora, che anche il nuovo regolamento contenga regole chiare a tutela di chi investe in queste società.
 
Matricole di Borsa: prezzi troppo vaghi
· Quando una società si quota in Borsa, l’offerta pubblica di vendita o di sottoscrizione non prevede quasi mai un prezzo puntuale, ma un intervallo indicativo di prezzo. Il prezzo effettivo da sborsare viene reso noto solo dopo che l’offerta è conclusa, cioè troppo tardi per tirarvi indietro (l’adesione a queste offerte pubbliche è irrevocabile).
· Un meccanismo che va a vantaggio soprattutto della società e delle banche che ne seguono la quotazione: in questo modo, possono “adattare” il prezzo finale in base all’andamento dei mercati e a quanto sono disposti a pagare gli investitori istituzionali. Ad essere penalizzato è invece il piccolo azionista, che deve “subire” il prezzo deciso da altri.
· Ad aggravare la situazione c’è il fatto che l’intervallo di prezzo è quasi sempre molto ampio: considerando le ultime 10 matricole approdate a Piazza Affari, il prezzo massimo ha superato in media di oltre il 25% il prezzo minimo, con “picchi” superiori addirittura al 40% (vedi tabella).
· Una bella differenza, che spesso fa sì che l’offerta sia interessante ai prezzi minimi, ma non ai massimi, mettendo il potenziale investitore davanti a un bivio: rinunciare, col rischio di perdere un’occasione, o aderire, rischiando di pagare troppo care le azioni? Per questo, chiediamo alla Consob che imponga alle società un limite massimo all’ampiezza degli intervalli di prezzo; o in alternativa, gli investitori dovrebbero avere la possibilità di recedere.
 
MATRICOLE TROPPO “IMPRECISE”
Società
Data di quotazione
Pr. minimo
Pr. massimo
Ampiezza dell’intervallo (1)
Piquadro
25/10/2007
2,1
2,3
9,5%
Damiani
08/11/2007
3,8
5,2
36,8%
Maire Tecnim.
26/11/2007
3,5
4,75
35,7%
Sole 24 Ore
06/12/2007
5,75
7
21,7%
MolMed
05/03/2008
2,15
2,75
27,9%
Rosss
09/04/2008
2,3
2,8
21,7%
Best Union
20/05/2008
3,4
4
17,6%
Yoox
03/12/2009
3,6
4,5
25,0%
Tesmec
01/07/2010
0,7
1
42,9%
Enel Green P.
04/11/2010
1,8
2,1
16,7%
(1) Indica in che percentuale il prezzo massimo supera quello minimo.
 
Più rapidità nelle decisioni
· Per evitare di incappare in sanzioni successive, le società spesso consultano la Consob prima di intraprendere determinate operazioni. Uno dei casi più frequenti riguarda l’obbligo di lanciare un’offerta pubblica di acquisto: prima di acquisire un significativo pacchetto azionario, la società acquirente vuole avere la certezza di non vedersi obbligata a una costosa Opa sull’intera società “preda”.
· In attesa della risposta della Consob, il titolo della società “preda” rischia però di essere in balia delle voci sull’esito dell’operazione: ne è un esempio Fondiaria-Sai. A inizio gennaio, Groupama ha inviato una richiesta alla Consob per accertarsi dell’obbligo di Opa in caso di acquisto di una quota della controllante Premafin: nonostante siano passati due mesi, la Consob si è pronunciata solo ora su questo punto, e nel frattempo Fon-Sai è stata molto più “ballerina” del settore (vedi grafico). Situazione che si sarebbe evitata se la Consob avesse fatto chiarezza in tempi più brevi.
 
FONDIARIA SAI IN BALIA DELLE VOCI DI MERCATO
 
In attesa di sapere se l’ingresso di Groupama in Premafin obblighi i francesi a un’Opa, il titolo Fondiaria-Sai (grassetto) alterna bruschi scivoloni e nette riprese sulla scia delle voci di mercato sull’esito della vicenda.
 
Diritti degli azionisti in assemblea
Nonostante una direttiva europea, recepita in Italia nel 2010, imponga il rispetto del diritto degli azionisti a partecipare all’assemblea, molte società continuano a porre ostacoli: limiti al numero di deleghe, impossibilità di votare per posta o via internet, coincidenza delle date delle assemblee... Chiediamo perciò che la Consob vigili maggiormente su questi aspetti per darvi la possibilità di esercitare concretamente il diritto di voto.
 
Prospetto di base: questo controllo non basta
· Specialmente nel caso di obbligazioni, il prospetto informativo è spesso diviso in due parti: un prospetto di base, valido per diverse emissioni, e le condizioni definitive con le caratteristiche più specifiche della singola emissione.
· Se il bond è emesso in un altro Stato europeo, e il prospetto di base è stato approvato dalla relativa autorità di vigilanza, alla Consob viene comunque notificato questo documento. La stessa cosa non avviene però con le condizioni definitive: manca così il controllo, da parte della nostra autorità di vigilanza, degli elementi più strettamente identificativi del prodotto che sta per essere diffuso in Italia.
· Sarebbe invece importante che la Consob vigilasse anche sulle condizioni definitive: è vero che c’è il controllo delle autorità estere, ma non tutte adottano standard omogenei.

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