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Riflettori puntati su Banca Etruria 4 anni fa - venerdì 20 dicembre 2013
Dopo i rilievi di Banca d’Italia, Banca Etruria cerca un “cavaliere bianco” disposto ad acquistarla. Ci riuscirà? In attesa di scoprirlo, ecco che fare con i prodotti del gruppo.
Azioni: nonostante il crollo, sono care
I rilievi mossi da Banca d’Italia a Banca Etruria (te ne abbiamo parlato la scorsa settimana) hanno riportato alla ribalta il problema dei suoi crediti “a rischio”, pari a circa un terzo del totale dei crediti concessi alla clientela.
Il management ha cercato di minimizzare la questione, dichiarando che l’ammontare dei crediti “problematici” era già stato reso noto nei conti del terzo trimestre 2013. Non per questo, però, la situazione è da sottovalutare, tanto che la banca stessa ha dovuto correre ai ripari avviando la ricerca di un’altra banca disposta ad acquistarla – e in fretta, per giunta. Non solo: Banca d’Italia ha chiesto di svalutare i crediti per altri 80 milioni di euro, nonostante gli accantonamenti di 150 milioni di euro già effettuati nei primi nove mesi dell’anno. Contando che i primi nove mesi 2013 si sono chiusi con un utile di soli 3,6 milioni di euro, non è una richiesta da poco. D’altronde, è una situazione che si sta via via presentando per un numero sempre maggiore di banche: il perdurare della crisi economica fa sì che sempre più famiglie e imprese fatichino a ripagare i crediti, e questo pesa sui conti delle banche che hanno concesso prestiti.
In totale, i crediti a rischio ammontano a oltre 2,1 miliardi di euro. Il gruppo ha già accantonato oltre 700 milioni di euro per far fronte alle perdite, ma restano circa 1,4 miliardi di euro di crediti a rischio non “coperti” da accantonamenti: più o meno il doppio del patrimonio del gruppo. Per questo, riteniamo comunque troppo cara l’azione Banca Etruria (0,51 euro): è vero che il rapporto tra prezzo e valore contabile è solo di 0,16, contro una media delle banche italiane che va da 0,3 a 0,6, ma basta che il gruppo non recuperi il 20% dei crediti “a rischio” per dimezzare il capitale e riportare il rapporto prezzo/valore contabile in linea con i concorrenti.
Non ti consigliamo nemmeno di speculare sulla possibilità di un accordo in tempi brevi con un’altra banca. Prima di tutto perché non è un’ipotesi così facile da realizzare: Ubi Banca, che il mercato dava come principale “candidata”, ha già smentito di aver avviato trattative con Banca Etruria. In secondo luogo, perché anche in caso di accordo non c’è da sperare in un’offerta pubblica di acquisto a prezzi generosi: poiché Banca Etruria è in difficoltà, il potenziale acquirente otterrebbe, con tutta probabilità, l’esenzione dall’obbligo di lanciare un’Opa sull’intero capitale.
 
Obbligazioni: vendi (se puoi)
A Piazza Affari sono quotate 3 obbligazioni di Banca Etruria: una con cedola del 6,40% annuo e scadenza 03/01/2015 (Isin IT0004787336), una con cedola del 4,60% e scadenza 20/06/2015 (Isin IT0004825649) e infine una con cedola del 6,90% e scadenza 03/01/2017 (Isin IT0004787344).
Se le hai in portafoglio, la cosa migliore da fare è liberartene: in vista della nuova normativa europea, che coinvolge anche gli obbligazionisti in caso di default di una banca, le obbligazioni bancarie in generale sono diventate troppo rischiose. E a maggior ragione lo sono quelle di un gruppo un po’ in difficoltà, come nel caso di Banca Etruria: tanto più che, considerato il taglio minimo di 50.000 euro di tutte e tre le obbligazioni, mantenerle in portafoglio significa lasciare investito in questo gruppo una quota non indifferente dei propri risparmi.
Il problema è che potrebbe non essere un’uscita indolore: formalmente il prezzo ufficiale di Borsa è 100 per tutte e tre le obbligazioni, ma gli scambi sono praticamente assenti: potresti quindi ritrovarti a dover accettare un prezzo più basso per trovare un acquirente.
 
Conti deposito: c’è di meglio
Se in passato Conto fico offriva condizioni decisamente interessanti – anche noi te lo abbiamo consigliato a lungo – oggi sul mercato ci sono molte alternative più redditizie: vedi la sezione Conti deposito. Inutile quindi correre dei rischi: chiudi Conto fico e “parcheggia” i tuoi capitali altrove.
E se hai attivato un deposito vincolato? In questo caso, uscire vorrebbe dire perdere una buona parte degli interessi maturati fino a oggi. Se ti mancano pochi mesi alla scadenza del vincolo, puoi valutare la possibilità di mantenerlo, ma solo a determinate condizioni. Primo, accertati di non superare la soglia garantita dal fondo interbancario di tutela dei depositi (100.000 euro). Secondo, valuta se puoi permetterti di riavere i tuoi soldi “in ritardo” rispetto alla scadenza prevista. In caso di intervento del fondo, qualche lungaggine è da mettere in conto: se hai già in programma spese importanti, potresti non riavere i tuoi soldi in tempo.

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