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Barclays, c’è da fidarsi?

4 anni fa - lunedì 23 giugno 2014
Sta per terminare la promozione con cui Barclays ha offerto ai nuovi clienti il rimborso del bollo. Nel frattempo, però, si parla di ristrutturazioni e chiusure in Italia. Chi è diventato cliente della banca può dormire sonni tranquilli? Tutto sommato sì… ma con un occhio d’attenzione.
DA UN LATO TI ATTIRA… E POI FUGGE?
È ormai agli sgoccioli la promozione di Barclays di cui ti abbiamo parlato già diverso tempo fa (vedi Altroconsumo Finanza n° 1065): chi diventa cliente entro il 30 giugno si vedrà rimborsata l’imposta di bollo sul conto titoli. Ad alcune condizioni, però: ad esempio fare investimenti per una somma ingente (almeno 100.000 euro) o accreditare mensilmente uno stipendio o pensione di almeno 5.000 euro. Condizioni impegnative, quindi, e che devono essere ancora rispettate a fine anno per ottenere il rimborso del bollo per il 2014. Se poi vuoi ottenere il rimborso per l’anno successivo, devi rispettare queste condizioni anche al 31 dicembre 2015.
Insomma, con il “regalo” del bollo Barclays cerca di legare a sé i clienti italiani il più a lungo possibile. Eppure, allo stesso tempo, si parla di chiusure degli sportelli in Italia, di licenziamenti di migliaia di dipendenti… com’è possibile? Cerca nuovi clienti, e intanto fugge dall’Italia? In realtà, le due cose non sono necessariamente in contraddizione. Se è vero che Barclays vuole ridimensionarsi nel nostro Paese, il fatto di avere più clienti e una struttura del personale più efficiente può aiutarla a spuntare un prezzo migliore per la vendita delle attività italiane. Può trattarsi, insomma, di una mera scelta strategica. Resta, però, il fatto che ristrutturazioni come quella annunciata da Barclays sono un campanello d’allarme da non trascurare. Per questo, abbiamo scavato nei conti del gruppo per vedere quanto sia affidabile.
 
CONTI BARCLAYS SOTTO LA LENTE
A fine 2013, il tier 1 (il rapporto tra patrimonio e rischi assunti dalla banca, uno dei principali indicatori della solidità delle banche) si fermava al 9,3%: superiore al 6% minimo oggi richiesto dalle autorità europee e all’8,5% che verrà richiesto nei prossimi anni, ma comunque non esaltante. Intesa Sanpaolo e Unicredit, ad esempio, hanno chiuso il 2013 rispettivamente con il 12,8% e l’11,1%.
Tra i punti a favore di Barclays ci sono invece il fatto di aver riequilibrato il rapporto tra capitali raccolti e prestiti concessi (prima prestava più di quanto raccoglieva dalla clientela) e lo scarso peso nei suoi conti dell’avviamento (il costo pagato per le passate acquisizioni, una voce che può portare a svalutazioni). Resta, però, il problema, comune a molte altre banche, dei crediti difficili da recuperare: nel 2013 le difficoltà nel riottenere i soldi prestati hanno già portato a svalutazioni per 3 miliardi di sterline, decurtando l’utile a circa 1,3 miliardi. Nel primo trimestre di quest’anno il gruppo ha svalutato crediti per altri 500 milioni di sterline, e il fatto che stia pensando alla creazione di una bad bank (una società a parte in cui far confluire le attività “problematiche”) ci porta a pensare che non sia finita qui. D’altronde, te lo diciamo già da tempo nelle analisi sulle azioni Barclays: il successo delle misure di ristrutturazione non è scontato e la vendita delle attività può rivelarsi lunga e difficile. A nostro avviso, non è il caso di “fuggire” dai prodotti del gruppo, ma certo puoi trovare di meglio (oggi il conto Barclays, nelle nostre analisi, non è mai tra i migliori) evitando, tra l’altro, le eventuali scocciature nel caso in cui Barclays cedesse la tua filiale. Puoi trovare il conto migliore per te al link www.altroconsumo.it/finanza/conticorrenti/. In ogni caso, se cerchi la sicurezza a ogni costo, vai altrove.
 

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